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Pubblicato da in Articoli di Guido Landolina ·
Tags: sogno





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DI GUIDO LANDOLINA
 
E QUI PER APRIRE "QUESTA NOTTE HO FATTO UN SOGNO"
 

12.2.2017

 
 
090. Cari amici, questa notte ho fatto un sogno…
 
 
Cari amici,
 
questa notte ho fatto un sogno, ed ora ve lo racconto.

 
 
   
 

 
Vedevo una giovane donna, più che ‘donna’ era una ragazza, fresca, dal volto pulito: voleva parlare di Gesù ma persone crudeli volevano impedirglielo e allora la mettevano in una sorta di tino da uva, anzi come un torchio.
 
Le pareti del torchio venivano strette con una manovella, gradualmente, intorno a lei come in una morsa.
 
Dapprima la stretta le limitava la libertà di muoversi, poi, poco alla volta, le restringeva la possibilità di respirare, quindi di parlare.
 
Se la morsa avesse continuato, la giovane inerme donna avrebbe finito per soffocare, lentamente, fino a morire del tutto, poco alla volta, fra l’indifferenza generale di chi stava a guardare.
 
Ma in realtà questa giovane donna coraggiosa non piangeva, anzi, più veniva stretta nella morsa  e più lei cominciava a parlare, a parlare e dare testimonianza di Gesù. La giovane testimoniava la sua fede, le sue parole uscivano dalle fessure verticali del torchio come succede al torchio quando il vino sanguigno misto ai raspi vi viene torchiato e come se – più lei veniva stretta ed impedita – più le parole che parlavano di Gesù uscissero abbondanti.
 
La ‘morsa’ del torchio – come dotata di una sua ‘volontà’ - rimaneva interdetta, il meccanismo di stritolamento rallentava, sembrava voler fermare il suo cigolìo per ascoltare meglio, senza sovrastare quelle parole che stillavano prima come sudore e poi come sangue di testimonianza.
 
Alla fine il meccanismo azionato dalla mano del carnefice interdetto si fermava.

 
 
   
 

 
Le parole della giovane continuavano ad uscire dal torchio sempre più numerose ed impetuose. Il torchio,  ‘fessurato’, non riusciva più a contenerle ed allora, quasi per un meccanismo inverso, esso tornava a dilatarsi ma non reggeva più la forza di contenere quelle parole di testimonianza, finché il torchio - non resistendo più alla pressione delle parole che venivano dall’anima della giovane vittima torturata – si disarticolava, si apriva e quelle parole si riversavano fuori dal torchio come le acque che, dopo aver fatto breccia e rotto una diga, invadono, ma senza violenza, una campagna circostante assolata e arida che era ormai ridotta allo stato di deserto.
 
 
Ecco, cari amici, il sogno, il sogno che mi ha svegliato.



 
 
   
 
 
Chi era quella giovane donna, quella giovane donna indifesa che voleva parlare di Gesù e non poteva, ma che alla fine – anziché rimanere stritolata – mandava in frantumi gli strumenti della sua tortura?
 
 
Sono rimasto a lungo a riflettere, in dormiveglia. E sono arrivato alla conclusione che quella ‘giovane donna’ siamo noi, la giovane Chiesa di un mondo che il vecchio mondo cerca di stritolare ma che – avendo in sé la forza della fede – ne diffonde il senso fino a disarticolare la morsa che non riesce più a contenerla.
 
Mi sono allora detto che il sogno ben figurava la situazione attuale della nostra giovane Chiesa perseguitata non solo dai nemici ma anche dagli ‘amici’ che le mostrano insofferenza, anzi – peggio ancora – indifferenza.
 
Ecco, il sogno era l’immagine del nostro tempo e di quello futuro.
 
Narra l’Apocalisse che l’Umanità si confronterà con il tempo dell’Anticristo non alla fine della storia ma nel corso della stessa.
 
Questo tempo è arrivato.

 
 
   
 
 

Libro dell’Apocalisse - 13
 
         
1E vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. 2La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e il suo grande potere. 3Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita.
 
Allora la terra intera, presa d’ammirazione, andò dietro alla bestia 4e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia, e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?».
 
5Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio e bestemmie, con il potere di agire per quarantadue mesi. 6Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo. 7Le fu concesso di fare guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni tribù, popolo, lingua e nazione. 8La adoreranno tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita dell’Agnello, immolato fin dalla fondazione del mondo.

 
 
L’Anticristo non è un personaggio immaginario: quello dell’Apocalisse è un uomo che ha un nome d’uomo. Ma è anche uno ‘spirito’ che diffonde intorno a sé i suoi miasmi soffocanti come la morsa di quel torchio che stringeva sempre più la giovane donna per cercare di soffocarla. La giovane donna non poteva più muoversi ma poteva – seppure a fatica – parlare, e poco alla volta le sue parole rallentavano, bloccavano e disarticolavano le pareti del torchio, che prima sembravano indistruttibili, ridandole la libertà.
 
Il sogno rappresentava la persecuzione e la tortura, il martirio della nostra Chiesa in tutto il mondo.
 
 
In tutto il mondo, il cerchio del torchio si stringe. Scoppiano persecuzioni, guerre contro i cristiani. Apparentemente i motivi sembrano umani, politici, economici, ma queste sono in realtà solo le cause apparenti perché le vere cause sono spirituali.
 
All’uomo materiale bisogna, infatti, offrire pretesti materiali, ma in realtà è una battaglia di spiriti.
 
E se nel resto del mondo la morsa persecutoria s’inzuppa di sangue, nel mondo già cristiano l’azione è meno violenta ma più subdola, più sottile.
 
Ci sono tanti modi di ‘torturare’, di perseguitare. Nel mondo cristiano la ‘tortura’ - che dura ormai da decenni e si fa sempre più stringente ma non per questo meno tossica e soffocante – è culturale, fatta di tossine che uccidono, lentamente ma uccidono.
 
Si è cominciato, dicendo che bisogna utilizzare la Ragione, con il voler ridurre a mito la Genesi biblica con il suo concetto di Creazione dell’Universo e dell’uomo. Si è così negato l’intervento creativo di Dio preferendo sostituirgli il concetto di un universo, del mondo e dell’uomo nati da sé e dal nulla.
 
Si è negato quindi il Peccato originale e, conseguentemente, la logica di un Salvatore, Dio-Verbo, che si sarebbe incarnato in un uomo per risvegliare e portare alla riscossa l’uomo peccatore.

 

 
   
 
 
Si è diffusa questa cultura nelle scuole, facendo il lavaggio del cervello ai bimbi che – crescendo - ora che sono uomini si meravigliano che qualcuno possa parlare di ‘cose’ che sono ‘Dio’, che sono ‘anima’, che sono principi di comportamento che si chiamano ‘legge naturale’ o ‘dieci comandamenti’.
 
Nel mondo cristiano, per ora, non siamo ancora immersi in una morsa di sangue perché il Nemico è forte ma non ancora abbastanza da poter agire spregiudicatamente.
 
Deve salvare le apparenze. Fare sembrare la nostra morte come un’eutanasia, anche se da noi non voluta ma iniettata dall’esterno.
 
‘Satana non esiste’…,‘è anch’esso un mito di una cultura medioevale’…, viene insegnato, anzi è stato insegnato a noi come ancor più ora viene insegnato ai nostri figli.
 
E quindi non c’è alcun bisogno di difendersi da un Nemico ‘che non c’è’, che è ‘solo frutto di una fantasia malsana e bigotta’.
 
Ecco, cari amici, Satana è uno spirito invisibile che sta cercando di soffocarci con la morsa del torchio, togliendoci il respiro, l’aria che respiriamo, fino a farci morire quasi di morte indolore in quanto non testimoniata dal sangue.
 
 
Ma anche quella intellettuale e culturale è una tortura, perché più insidiosa, sottile, fatta con strumenti a volte sornioni, accattivanti.
 
E’ venuto allora il momento di reagire, di combattere con la ‘Parola’, parlare, parlare, parlare e denunciare, denunciare l’oppressione, la mancanza di libertà: rivogliamo il nostro Crocifisso, cioè l’Uomo sul Crocifisso, lo rivogliamo nelle scuole, nelle aule dei Tribunali, negli Ospedali, anche nelle chiese in molte delle quali l’Uomo è stata bandito per rimanere rappresentato solo dal simbolo della croce, lo strumento di morte ma non la Vittima.

 
 
 
 
 
 

Che fare allora? Bisogna pregare? Certo. Pregare è il minimo se si vuole ottenere l’aiuto di Dio, ma bisogna anche cominciare ad agire, cominciare a parlare come la giovane donna del torchio.
 
Bisogna denunciare l’assedio della cultura, proclamare la nostra Verità, uscire dal guscio e testimoniare la Fede.
 
Ma come si fa a testimoniare la Fede se non parlando della Parola, cioè del Vangelo?
 
Dobbiamo dunque riscoprire, rileggere, meditare i Vangeli e predicarli agli altri.
 
Dobbiamo trasformarci in nuovi ‘apostoli’ per una ‘nuova evangelizzazione’.
 
Dobbiamo trasfondere le nostre energie giovani della Fede a quella parte della Chiesa divenuta esangue e asfittica.
 
Dobbiamo far sì che l’aria salutare torni a infondersi nei polmoni di tanti uomini di chiesa, a far sì che l’ossigeno vitale passi nel loro sangue, si diffonda nelle loro membra, ridia vita al loro cervello e soprattutto vita alla loro anima divenuta inerte.

 
 
Cari amici, è venuto il momento della nuova evangelizzazione, nuova non nei contenuti evangelici che rimangono immutabili perché di Fonte Eterna, ma nei metodi.

 
Ci sarà dunque chi continuerà a pregare e chi – sostenuto anche dalle sue preghiere - comincerà a evangelizzare.
 
Difficile evangelizzare? No, basta conoscere Gesù e parlare di lui, senza vergognarsi.
 
Dapprima i nostri ascoltatori rimarranno stupiti, dapprima ci scherniranno, poi le nostre parole cominceranno a penetrare nelle loro coscienze, cioè in quell’anima che essi credono di non avere, e l’anima interiore saprà spiritualmente riconoscere la Parola che viene da Dio.
 
Alla fine la barriera del loro ‘torchio’ non potrà più contenere il fiume delle nostre parole che dilagheranno, senza rompere, nel terreno arido per ridargli una nuova vita.
 
Lo ‘spirito’ dell’Anticristo che intossica la nostra società cristiana, ma non solo questa, verrà disintegrato.
 
Al mondo, uscito finalmente da una tortura che altrove è di sangue e qui è per ora di sentimenti e di pensieri, si aprirà finalmente un’era gloriosa, quella del Regno dello Spirito.
 
Sogno anche questo?
 
Ma quanti sogni non diventano realtà quando da sogni si vogliono tradurre in fatti? Ora è il momento di combattere: Rosario ed Evangelizzazione.
 
                                        
 
 
 
 
 
Ognuno di noi con le sue ‘armi’, secondo le sue capacità e attitudini, meglio se con entrambe.
 
Chi avesse la prima arma e non la seconda sarà aiutato da quelli che hanno la seconda. Chi avesse solo la seconda sarà sostenuto da coloro che hanno la prima. Chi le avesse entrambe? Beh, sarà un uomo fortunato perché certo ‘di lui sarà il Regno dei Cieli…’!
 
 
È arrivato il momento di uscire dal guscio, di liberarsi dal torchio…, grazie alla… Parola:
 
                                                                            
 
   
 
 
 
P.S.
 
Cari amici,
 
questo non è un sogno di oggi, ma della notte dell'11 gennaio 2011, trascritto appena svegliatomi, verso le sei del mattino.
 




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