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Biblioteca Neval 3
Pubblicato da in Dedicato a Maria Valtorta ·
Tags: Mistica Maria Valtortapromesseanima vittima

A nessuno come a Maria Valtorta, Mistica e Anima Vittima, il Signore Gesù ha chiesto di soffrire tanto per l'Umanità. Allo stesso tempo nessuna Anima Vittima ha avuto in cambio quanto ha avuto lei. Le pagine successive ce ne fanno rendere conto. Ecco cosa fa Gesù per lei :



Maria Valtorta, I Quaderni del 45-50, 16-3-47., ed. CEV.



Dolcezze e promesse di Gesù benedetto.

Segno oggi ciò che è la mia gioia da ormai tre giorni.

La notte fra il l2 e il l3, mentre spasimavo tanto per la polineurite che mi si turbava anche il cuore, mi si presentò Gesù col suo Ss. Cuore, scoperto in mezzo al petto e tutto circondato da vibranti fiamme più luminose dell’oro. Mi dice: “Vieni e bevi” e avvicinandosi al letto, di modo che io potessi porre la testa sul suo petto, mi attirò a Sé premendomi la bocca sulla ferita del suo Cuore e premendo con la sua mano il Cuore perché scaturisse copioso il Sangue. E io, la bocca premuta contro i margini della ferita divina, ho bevuto. Mi sembrava di essere un poppante attaccato alla materna mammella.

Mentre stavo per succhiare pensavo che avrei sentito il sapore del Sangue come quella volta che Gesù mi fece bere ad un calice colmo del suo Sangue. l Ricordo ancora quel sapore, quel liquido un poco spesso e glutinoso, quell’odore caratteristico del sangue vivo. Ma invece, sin dal primo sorso che mi scese in gola, sentii una dolcezza, una fragranza quale nessun miele, o zucchero, o altra cosa che dolce sia e aromatizzata può avere. Dolce, fragrante, più dolce di un latte materno, più inebriante di un vino, fragrante più di un balsamo. Non trovo parole per dire ciò che mi era quel Sangue!
E le fiamme? Nell’accostarmi avevo un poco paura di quel fuoco. Sentivo in distanza il calore vivo di quelle fiamme vibranti, e più Gesù a Sé mi attirava e più mi pareva di andare presso una fornace ardente, ed io del fuoco ho paura. Non sopporto nessun più lieve calore. Ma quando fui col capo contro il Cuore divino, e perciò avvolta fra le cantanti fiamme - perché esse vibrando mandavano come delle note melodiosissime, per nulla simili al borbottare e fischiare delle legna sui focolari o al rugghio degli incendi divampanti - sentii le lingue di fiamma carezzarmi le guance e i capelli, insinuarsi in esse, dolci e fresche come vento d’aprile, come raggio di sole in un rugiadoso mattino d’aprile. Sì, proprio così. E mentre gustavo queste sensazioni soavi pensavo - perché questo ha di bello la mia estasi, che mi permette di riflettere, di analizzare, di pensare a ciò che provo, e di ricordare poi; non so se ad altri estatici avvenga così - mentre gustavo così, avvolta fra le fiamme del Cuore divino, pensavo che così dovevano essere le fiamme in mezzo alle quali passeggiavano cantando i tre fanciulli dei quali parla Daniele: “Egli rese il centro della fornace come un luogo dove soffiasse un vento pieno di rugiada”2. Sì, proprio così! il vento fragrante del mattino, nella luce soave del primo sole!

E Gesù, dopo avermi tenuta a lungo sul Cuore, contro il Cuore perché bevessi, mi staccò di là tenendomi il capo fra le mani, altolevato verso di Lui curvo su me, onde, se io non bevevo più al suo Cuore e se non ero più avvolta nelle fiamme vive, bevevo il suo alito e le sue parole ed ero avvolta nel fuoco del suo sguardo; mi disse:

«Ecco, in questo differisce ogni fuoco, anche quello purgativo, dal mio fuoco. Perché questo mio è di carità perfettissima e non fa male neppure per fare del bene.
E questo è il fuoco che Io serbo per te. Questo solo. Ecco ciò che è per te il mio amore. Fuoco che conforta e non brucia, luce, armonia, carezza soave. Ed ecco ciò che per te è il mio Sangue: dolcezza e forza. Ed ecco ciò che Io faccio per te, a compensarti degli uomini.
Ti spremo il mio Sangue come una madre fa col latte al suo nato, tu, figlia mia! Così io ti amo!»

Da allora queste parole e questa visione si ripete giornalmente, ed ora Gesù vi aggiunge sempre queste parole:

«E così ci ameremo in avvenire. Questo è ciò che ti darò in premio del tuo fedele servizio.
Questo il tuo futuro sinché vivi in terra. Dopo sarà l’unione perfetta.»

Questa mattina se ne accorse anche P. Mariano, venuto a portare la S. Comunione, che ero lontana dalla terra più che dalla stessa non lo sia il sole. Ero in Gesù, a bere il suo Sangue e ad allietarmi nel fuoco del suo amore!...

Anche giorni fa, e precisamente il l4 marzo, mio 50° compleanno, mentre io mi dicevo - dopo aver avuto una visione nella quale Gesù, diretto a Gerusalemme, andava cantando i salmi, così come fanno i pellegrini d’Israele - “Come mi mancheranno questi canti, dopo, quando sarà finito il Vangelo! Che nostalgia del canto perfetto di Gesù! E dei suoi sguardi quando parla alle turbe o ai suoi amici!”, Egli mi apparì dicendomi:

«Perché dici questo? Puoi pensare che Io te ne privi perché tu hai ultimato il lavoro? io sempre verrò. E per te sola. E sarà ancora più dolce perché sarò tutto per te. Mio piccolo Giovanni, fedele portavoce, non ti leverò nulla di ciò che tu hai meritato: vedermi e sentirmi. Ma anzi ti porterò più su, nelle pure sfere della pura contemplazione, avvolta nei veli mistici che faranno tenda ai nostri amori. Sarai unicamente Maria. Ora dovevi essere anche Marta perché dovevi lavorare attivamente per essere il portavoce. D’ora in poi contemplerai soltanto. E sarà tutto bello. Sii felice. Tanto. Io ti amo tanto. E tu mi ami tanto. I nostri due amori!... Il Cielo che già ti accoglie! Viene la bella stagione, o mia tortorella nascosta. Ed io verrò a te fra il vivo profumo delle vigne e dei pometi e ti smemorerò del mondo nel mio amore...»3
Oh! non si può dire ciò che è questo!

1 il 29-30 marzo 1945, pag. 28.
2 Daniele 3, 50.
3 Queste espressioni, impreziosite da immagini bibliche (Cantico dei Cantici 2, l0-17) ed evidenziate da sottolineature nel testo autografo (i nostri corsivi), diventano impressionanti se si ricorda che Maria Valtorta visse gli ultimi anni della sua esistenza terrena in un progressivo stato di dolce apatia e di misterioso isolamento psichico. Allusioni analoghe si incontrano ne I quaderni del 1944, alle pagine 174, 316, 369 e soprattutto 453. Un brano del presente testo si troverà ripetuto a pag. 303 del presente volume.

“(Cantico dei Cantici 2, l0-17)” :

[10] Ora parla il mio diletto e mi dice:
"Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!

[11] Perché, ecco, l'inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n'è andata;

[12] i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.

[13] Il fico ha messo fuori i primi frutti
e le viti fiorite spandono fragranza.
Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!

[14] O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro".

[15] Prendeteci le volpi,
le volpi piccoline
che guastano le vigne,
perché le nostre vigne sono in fiore.

[16] Il mio diletto è per me e io per lui.
Egli pascola il gregge fra i figli.

[17] Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
ritorna, o mio diletto,
somigliante alla gazzella
o al cerbiatto,
sopra i monti degli aromi.

Per meglio capire ancora leggiamo anche lo scritto successivo:


Colloquio di Maria Valtorta con Maria SS a 30 cm dal letto

I Quaderni del 45-50,  28-12-47.

Maria Ss., che ha colmato di Sé questo mese di dicembre, sempre presente - Lei sola dall’8 in poi, Tutta Bella, Giglio di Paradiso, nella sua forma di immacolata, Luce indescrivibile che è carne e ha la immateriale... no, non immateriale perché è vero corpo... dirò che ha la bellezza ideale, trasfigurata, dei corpi glorificati - Maria Ss. scende oggi, giorno dei S. Innocenti, dalla sua nicchia di luce (la luce che emana dal suo corpo beato) e diviene Maria di Nazaret, la pura, bella, soave, materna, umile Maria che visse in Palestina 20 secoli or sono.
Viene a fianco del mio letto, biancovestita, un lieve velo di lino, tessuto rado, sui capelli biondi, divisi al sommo del capo, così come la vidi molte e molte volte nelle visioni... È dolce, ma lievemente mesta. Però mi dice, posando le mani bellissime sulla sponda del mio lettino:
«Sto qui. Perché tu mi possa contemplare, studiare nei tratti, ben da vicino, ancora una volta, e perché tu possa capire in che è la differenza fra quella che ero sulla terra, e quella che sono ora in Cielo.
A Lourdes, a Fatima, nelle apparizioni in genere, appaio come sono ora in Cielo, e il mio aspetto ha già l’indescrivibile bellezza luminosa dei corpi glorificati. Quella bellezza che i veggenti di quelle apparizioni non afferrano mai tutta, in tutti i particolari. Nota che sanno dire l’abito che porto, la corona che sgrano, la rupe o l’albero su cui mi poso, i gesti che faccio, l’espressione del volto, ma sono sempre indecisi, e involontariamente non sono mai veritieri, nel saper dire il mio volto, il colore degli occhi e capelli, né della pelle. Si sforzano di farlo. Ma non riescono, non possono farlo.
Nessuna delle anime veggenti mi ha vista tanto come tu mi hai vista, nella veste di Fanciulla, Sposa, Madre sulla terra, nella veste di Regina del Cielo. E tu ogni volta ti dici: “È sempre Lei. Ma come è diversa quando è la gloriosa Regina del Cielo, assunta in corpo ed anima fra gli angeli, da quella che è quando è l’umile Maria di Nazaret”. Guardami bene, figlia, e placa il tuo dolore. Guardami. Son Maria di Nazaret?»

La osservo attentamente, così vicina come è al mio volto. Ne studio l’epidermide di un caldo pallore di magnolia soffuso di un tenue rosa sulle guance, le labbra giustamente tumide e porporine, il naso sottile, diritto, gli occhi perfetti di taglio e così limpidi nel colore di cielo sotto la fronte alta e liscia, l’ovale perfetto, di fanciulla... Non so perché il suo volto mi fa sempre pensare ad una candida fiamma o al boccio di un giglio prossimo ad aprirsi, tanto le curve sono dolci nel loro ovale... Guardo i bei capelli di un biondo mite, fini, soffici, lievemente ondulati. Penso che se invece di essere stretti in trecce pesanti, che li stirano sul capo, fossero sciolti, le onde sarebbero più profonde... E soprattutto mi perdo a sentire il tenue calore del suo corpo che mi respira vicino, e il suo profumo... Il suo caratteristico profumo, l’odore di Maria... l’odore della Vergine...

Maria legge il mio desiderio di abbandonarmi sul suo omero materno per aver sollievo in tante pene di ogni specie, e mi attira. Sto così... non so quanto. Poi mi lascia, dice: “Scrivi che ti ho presa sul cuore”.
Scrivo queste ultime 5 righe.
Ora dice: “E guardami ora”. Si trasfigura, alzandosi dal suolo, scostandosi dal letto, poggiata su  una nuvola d’argento, circonfusa della sua luce candidissima. Il corpo splende, splende la veste che da bianca si fa “luce bianca”, splende il volto, si affina come se la luce lo spiritualizzasse, splende lo sguardo rapito. La luce è così viva che il cilestrino delle pupille si fa “raggio”, e l’oro delle chiome quasi più non si distingue per tale, sembra scuro rispetto alla luce che emana il Corpo della Madre di Dio glorificato.
Abbassa gli occhi su me, mi sorride.
Chiede: “Sono io?”.
“Si”.
“Ma sono uguale alla donna che fu Madre di Gesù?”.
Si... e no” rispondo coraggiosamente. Perché ci vuol coraggio a fare certi confronti e certe confessioni.
“Eppure sono io. Lo vedi. Così sono in Cielo. Così apparii a Lourdes e Fatima. Là dove meglio i veggenti mi hanno vista, essendo ‘degli innocenti’ come te, figlia mia. Più innocente è la creatura e più mi vede qual sono, ed esattamente mi descrive per quanto può come creatura, e mi fa scolpire somigliante per quanto può esserlo un simulacro”.

Torna da me, umana... Mi chiede: "Si placa il tuo tormento?"
Piango. Mi carezza... Io piango perché da quando ho letto che Cornacchiola Bruno1 (ora ne so il nome) apparve scura di capelli e di tipo orientale, credo di essere nell'inganno nel dire che è bionda Maria. Eppure lo è. Di un biondo pallido anche, quasi paglia, quasi oro zecchino. Lo vedo bene. E' qui, la sua testa a meno di 30 centimetri dai miei occhi!
Mi carezza per consolarmi e dice: «O Maria, non temere. L'ombra della grotta e del manto ha molto contribuito all'errore. E non era necessario che a un peccatore mi svelassi perfettamente così come agli innocenti Bernarda, Lucia Giacinta, Francesco, e al piccolo Giovanni del mio Gesù.
Ma, ascolta bene, ma a te che sei Serva di Maria2, dico che l’artefice che mi ha scolpita in modo che io non mi riconosco, bene avrebbe fatto a ricordare le statue di Lourdes e di Fatima, là dove io sono resa così come può l’uomo rendere l’effigie della Madre di Dio... E soprattutto avrebbedovuto ispirarsi al volto con cui sono ritratta nell’Annunciata di Firenze3, quel volto dal quale, se l’uomo e il tempo non ne avessero alterato l’effigie, ogni uomo potrebbe conoscere come ero quando lo Spirito dello Spirito di Dio, di Dio mi fece incinta. Il fumo dei ceri e il tempo hanno offuscato i colori, e l’uomo ha sciupato... Ma ancor si vede come era la Fanciulla di Dio, la Fidanzata a Giuseppe in quella mia primavera d’anni, in quella fiorita primavera nazzarena.



Guardami e dimentica il dolore, la paura, tutto. Ricordati: “Vidi l’Agnello che stava sul monte Sion e con Lui 144.000 persone che avevano sulla fronte scritto il suo Nome e quello del Padre... e cantavano un nuovo cantico che nessuno poteva imparare se non quei 144.000 riscattati dalla terra... primizie a Dio e all’Agnello, né fu trovata menzogna sulla loro bocca” 4. Ti sembra non poter appartenere a questa schiera perché non sei un’innocente? È detto ancora che l’angelo del Signore segna del segno di Dio 144.000 servi del Signore che vengono in bianche vesti all’eterno osanna dopo essere passati dalla grande tribolazione 5. Quale tu l’hai. Ma ecco, io ti imprimo quel segno sulla fronte, io, Regina degli Angeli e Madre di Dio, con un bacio.
Sta’ in pace. Il Signore Uno e Trino ed io asciughiamo, dalla terra, ogni tuo pianto.»

Mi abbandono di nuovo al materno abbraccio.


1 È il veggente delle “Tre Fontane”. Dopo l’accenno incontrato a pag. 242 (nota l) se ne tratterà più diffusamente a pag. 246.
2 Cioè terziaria dell’Ordine dei Servi di Maria.
3 il celebre affresco, ritenuto di mano angelica, che si trova nella basilica della Ss. Annunziata di Firenze. Nel chiostro annesso riposano, dal 1973, i resti mortali della scrittrice.
4 Apocalisse 14, l-5.
5 Apocalisse 7, 9-17.

E ancora Maria SS.

I Quaderni del 45-50, 28 aprile 1948 (l° anniversario della fine dell’Opera), ore 9,50.

 
Fra ondate di profumi intensissimi, che da ieri sera e per tutta la notte sino ad ora si susseguono, dice Maria: «Figlia mia, le stesse rose dell’Amore eterno furono, dall’Annunciazione all’Assunzione, roveto di spine per me. Per questo, nel tuo roveto di spine, sta’ contenta pensando che sei come la Madre tua e la tua Regina. Soltanto dopo aver finito il tempo cogliamo dal roveto, tramutato in roseto, rose eterne che dànno soltanto ineffabile, inesprimibile, perenne gaudio.
 
Prega molto. Perché la mia Epifania possa splendere ovunque, attraendo spiriti innumeri alla Stella di Dio, e la mia Pentecoste si compia e si rinnovino i cuori degli uomini, dando pace alla Chiesa, al mondo, salvezza agli uomini in questa e nell’altra vita, e gloria a Dio. Non ti stupire di nulla di quanto ti può accadere, nel maggio, di straordinario. Voglio compensarti, spiritualmente, di tanto. Ma cerca solitudine, perché il velo steso sui misteri dell’Amore non può essere alzato alla presenza di tutti, ma solo davanti alla presenza di quelli che l’Amore infinito permette che vedano, gustino, conoscano...
 
Sta’ in attesa ardente nel tuo minimo cenacolo come Io nel nostro. Ama e prega.»

 
((M Infatti quanto Maria SS le ha dato nel mese di Maggio a noi è stato celato.))


Questi profumi di Paradiso sono dati solo ad Anime predilette come Maria Valtorta e S. Pio da Pietrelcina.

Maria Valtorta, I Quaderni del 45-50, 1 maggio 1948, ed. CEV.
 
1 maggio 1948
 
 
Il mio Angelo Custode mi spiega la differenza che è fra separazione dell’anima dal corpo per la morte, e momentanea separazione dello spirito dal corpo ed anima per l’estasi o il rapimento. Mi dice che, mentre il distacco dell’anima dal corpo provoca morte, la contemplazione estatica, ossia la temporanea orazione dello spirito fuor dalle barriere dei sensi e della materia, non provoca morte. E questo perché l’anima non si stacca, ma con la sua parte migliore si immerge nei fuochi della contemplazione.
 
Per farmi capire meglio questa cosa, mi fa meditare che tutti gli uomini, finché sono in vita, hanno in sé l’anima (morta o viva che sia per peccato o per giustizia), ma solo i grandi amanti di Dio raggiungono la contemplazione vera. Questo sta a dimostrare che l’anima conservante l’esistenza sinché è unita al corpo - e in questa particolarità in tutti gli uomini uguale - ha in sé una parte eletta: l’anima dell’anima, dirò così, che col disamore a Dio e alla sua Legge, e anche con la tiepidezza e i peccati veniali, perde la grazia di poter contemplare e conoscere, quanto lo può creatura e a seconda della perfezione raggiunta, Dio e gli eterni veri.
 
Questa spiegazione angelica l’ho avuta perché, dicendo il S. Rosario, meditavo sul 4° mistero glorioso, e perciò sulle parole di Maria Ss. del 12 aprile e a quelle dello Spirito Santo del 2 febbraio.



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