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> 1011. IL PRIMO DISCORSO DELLA MONTAGNA: 'VOI SIETE IL SALE DELLA TERRA E LA LUCE DEL MONDO…'. IL RUOLO - NELLA CHIESA E NELLA STORIA - DEI FUTURI VESCOVI E SACERDOTI.

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Pubblicato da in Articoli di Guido Landolina ·
Tags: Pensieri a voce bassa
Pensieri a voce bassa
di Guido Landolina
15.1.2018
Il testo integrale del 'Pensiero' è leggibile e scaricabile in pdf. dal mio sito internet cliccando su:
oppure da Gloria.tv:
15.1.2018
1011. IL PRIMO DISCORSO DELLA MONTAGNA: 'VOI SIETE IL SALE DELLA TERRA E LA LUCE DEL MONDO…'. IL RUOLO - NELLA CHIESA E NELLA STORIA - DEI FUTURI VESCOVI E SACERDOTI.
Care amiche ed amici,

con il mio precedente 'Pensiero a voce bassa' n.1010 vi avevo inviato il Sommario, la Presentazione e l'Introduzione relative al mio commento sul 'Discorso della Montagna… in sette giorni'.
Sette giorni perché - quelli che sembravano una serie di sintetici concetti enunciati da Gesù così come riportati nel Vangelo di Matteo (nei Capp. 5, 6, 7) - nelle visioni (ne 'L'Evangelo come mi è stato rivelato') dell'Opera della grande mistica ed anima-vittima Maria Valtorta (QUI) corrispondono invece a sette discorsi molto articolati, pronunciati da Gesù - come voi stessi potrete di seguito giudicare - con splendida oratoria, semplicità e sapienza appunto in sette giorni consecutivi secondo il seguente contenuto ed ordine temporale:
1.    La missione degli apostoli e dei discepoli.
2.    Il dono della grazia e le beatitudini.
3.    I consigli evangelici che perfezionano la Legge.
4.    Il giuramento, la preghiera, il digiuno.
5.    L’uso delle ricchezze, l’elemosina, la fiducia in Dio.
6.    La scelta fra Bene e Male, l’adulterio, il divorzio.
    7.  Amare la volontà di Dio
Entreremo dunque oggi nel primo Discorso sopra enunciato in apertura.
Non so se a voi sia mai capitato, come talvolta mi è successo, di sentire commentare questo 'discorso' da alcuni  sacerdoti in chiesa.
Essi si rivolgevano ai fedeli, quasi guardandoli dritto negli occhi, invitandoli appunto - una volta usciti di chiesa - a voler essere 'sale della terra e luce del mondo' per dare il buon esempio agli altri e dimostrare così di essere dei 'veri' cristiani.
In effetti è vero, tutti noi dovremmo almeno in teoria essere 'sale' e 'luce' per il 'gusto' e la 'vista' degli altri, ma non vi dico la mia sorpresa quando - nel leggere questo specifico brano valtortiano - mi accorsi che quando il Gesù delle visioni della mistica ne aveva parlato, Egli - prima ancora che rivolgersi alle folle in attesa (come avrebbe iniziato a fare il giorno dopo parlando del 'dono della grazia e delle beatitudini') - aveva riunito in seduta segreta solo gli apostoli (come a dire i vescovi attuali') ed i 72 discepoli, cioè i sacerdoti attuali.
Popolo, discepoli ed apostoli erano stati tutti convocati su quel 'monte' con largo anticipo ma, mentre il popolo accorso molto numeroso 'campeggiava' in attesa di ascoltarlo più a valle, Gesù aveva chiamato la notte prima in disparte - in un anfiteatro naturale più in alto sul monte - quelli che considerava i suoi 'continuatori' e diretti collaboratori, tenendo loro - alla luce di un grande fuoco suggestivo all'aperto che disegnava luci e ombre sui volti dei presenti - quello che, più che un discorso di amorevole esortazione ad essere 'sale' e 'luce', vedrete trattarsi di unaseverissima ammonizione, valida per loro e per i 'futuri', cioè i 'ministri' della Chiesa.
Non vi voglio togliere il piacere della sorpresa né toglierlo a quei vescovi e sacerdoti che dovessero accidentalmente leggere qui il testo integrale che troverete e potrete scaricare in versione pdf. come indicato sopra all'inizio.
Una cosa che però mi preme sottolineare è che Gesù - parlando ai là presenti apostoli e discepoli, ma in realtà alludendo espressamente anche a quelli che sarebbero stati dei futuri vescovi e sacerdoti infedeli - così conclude, alzando la voce come un tuono che rimbomba nell'anfiteatro (sottolineature e grassetti sono miei):[1]
^^^^
« … Ma se lo stolto servo del Signore, perdendo il controllo di sé e la vista della sua missione,tutta e unicamente soprannaturale, si lascia incidere falsi ornamenti, sgraffi e non incisioni, misteriose e sataniche cifre fatte dall'artiglio di fuoco di Satana, allora no, che la lampada mirabile non splende più bella e sempre integra, ma si crepa e rovina soffocando sotto i detriti del cristallo scheggiato la fiamma, o se non si crepa fa un groviglio di segni di inequivocabile natura nei quali si deposita la fuligine e si insinua e corrompe.
Guai, tre volte guai ai pastori che perdono la carità, che si rifiutano di ascendere giorno per giorno per portare in alto il gregge che attende la loro ascesi per ascendere. Io li percuoterò abbattendoli dal loro posto e spegnendo del tutto il loro fumo.
Guai, tre volte guai ai maestri che ripudiano la Sapienza, per saturarsi di scienza sovente contraria sempre superba, talora satanica, perché li fa uomini mentre - udite e ritenete - mentre se ogni uomo ha destino di divenire simile a Dio, con la santificazione che fa dell'uomo un figlio di Dio, il maestro, il sacerdote ne dovrebbe avere già l'aspetto dalla terra, e questo solo, di figlio di Dio. Di creatura tutt'anima e perfezione dovrebbe avere aspetto. Dovrebbe avere, per aspirare a Dio i suoi discepoli. Anatema ai maestri di soprannaturale dottrina che divengono idoli di umano sapere.
Guai, sette volte guai ai morti allo spirito fra i miei sacerdoti, a quelli che col loro insapore, col loro tepore di carne mal viva, col loro sonno pieno di allucinate apparizioni di tutto ciò che è fuorché Dio uno e trino, pieno di calcoli di tutto ciò che è fuorché soprumano desiderio di aumentare le ricchezze dei cuori e di Dio, vivono umani, meschini, torpidi, trascinando nelle loro acque morte quelli che li seguono credendoli "vita".
Maledizione di Dio sui corruttori del mio piccolo, amato gregge. Non a coloro che periscono per ignavia vostra, o inadempienti servi del Signore, ma a voi, di ogni ora e di ogni tempo, e per ogni contingenza e per ogni conseguenza, Io chiederò ragione e vorrò punizione.
Ricordatevi queste parole.
Ed ora andate. Io salgo sulla cima. Voi dormite pure.
Domani, per il gregge, il Pastore aprirà i pascoli della Verità».
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Ammonizione questa di estrema importanza se nell'Opera Valtortiana Gesù ebbe a ripeterlain seguito su un altro monte vicino a Nazareth[2] in un discorso agli apostoli e discepoli poco tempo prima dell'Ascensione al Cielo quando (tenendo una Lezione sui sette Sacramenti con predizioni sulla Chiesa) l'aveva ad un certo punto ribadita in forma ancora più solenne ed accentuata.
Egli spingendo lo sguardo nel futuro dei tempi fino a quelli nostri dell'Anticristo e dell'Apostasia, con un riferimento analogico alle colpe del Tempio di allora ed alla conseguentefutura distruzione di Gerusalemme ad opera dei romani (nel 70 d.C.) aveva detto fin da allora (sottolineature e grassetti miei):[3]
^^^^
« … Ma il bene e il male futuro ha radice nel presente. Le valanghe hanno inizio da un fiocco di neve. Un sacerdote indegno, impuro, eretico, infedele, incredulo, tiepido o freddo, spento, insipido, lussurioso, fa un male decuplo di quello di un fedele colpevole degli stessi peccati e trascina molti altri al peccato.
La rilassatezza nel Sacerdozio, l'accoglimento di impure dottrine, l'egoismo, l'avidità, la concupiscenza nel Sacerdozio, voi sapete dove sfocia: nel deicidio.
Ora, nei secoli futuri, non potrà più essere ucciso il Figlio di Dio, ma la fede in Dio, l'idea di Dio, sì. Perciò sarà compiuto un deicidio ancor più irreparabile, perché senza risurrezione.
Oh! si potrà compiere, sì. Io vedo...
Si potrà compire per i troppi Giuda di Keriot dei secoli futuri. Orrore! ...
La mia Chiesa scardinata dai suoi stessi ministri! E Io che la sorreggo con l'aiuto delle vittime. Ed essi, i Sacerdoti, che avranno unicamente la veste e non l'anima del Sacerdote, che aiutano il ribollire delle onde agitate dal Serpente infernale contro la tua barca, o Pietro.
In piedi! Sorgi! Trasmetti quest'ordine ai tuoi successori: "Mano al timone, sferza sui naufraghi che hanno voluto naufragare e tentano di far naufragare la barca di Dio".
Colpisci, ma salva e procedi. Sii severo, perché sui predoni giusto è il castigo.
Difendi il tesoro della fede. Tieni alto il lume come un faro sopra le onde sconvolte, perché quelli che seguono la tua barca vedano e non periscano.
Pastore e nauta per i tempi tremendi, raccogli, guida, solleva il mio Vangelo, perché in questo e non in altra scienza è la salute.
Verranno i tempi nei quali, così come avvenne a noi d'Israele e ancor più profondamente, il Sacerdozio crederà d'essere classe eletta, perché sa il superfluo e non conosce più l'indispensabile, o lo conosce nella morta forma con cui ora conoscono i sacerdoti la Legge: nella veste di essa, esageratamente aggravata di frange, ma non nel suo spirito.
Verranno i tempi nei quali tutti i libri si sostituiranno al Libro, e questo sarà solo usato così come uno che deve forzatamente usare un oggetto lo maneggia meccanicamente, così come un contadino ara, semina, raccoglie senza meditare sulla meravigliosa provvidenza che è quel moltiplicarsi di semi che ogni anno si rinnovella: un seme gettato in terra smossa che diviene stelo, spiga, poi farina e poi pane per paterno amore di Dio. Chi, mettendosi in bocca un boccone di pane, alza lo spirito a Colui che ha creato il primo seme e da secoli lo fa rinascere e crescere, dosando le piogge e il calore perché sì schiuda e si alzi e maturi senza marcire o senza bruciarsi?
Così verrà il tempo che sarà insegnato il Vangelo scientificamente bene, spiritualmente male.
Or, che è la scienza se manca sapienza? Paglia è.
Paglia che gonfia e non nutre. E in verità vi dico che un tempo verrà nel quale troppi fra i Sacerdoti saranno simili a gonfi pagliai, superbi pagliai, che staranno impettiti nel loro orgoglio d'esser tanto gonfi, come se da loro si fossero dati tutte quelle spighe che coronarono le paglie, come se ancor le spighe fossero in vetta alle paglie, e crederanno d'esser tutto perché, invece del pugnello di grani, il vero nutrimento che è lo spirito del Vangelo, avranno tutta quella paglia: un mucchio! Un mucchio!
Ma può bastare la paglia? Neppure per il ventre del giumento essa basta e, se il padrone dello stesso non corrobora l'animale con biade ed erbe fresche, il giumento nutrito di sola paglia deperisce e anche muore.
Eppure lo vi dico che un tempo verrà nel quale i Sacerdoti, immemori che con poche spighe Io ho istruito gli spiriti alla Verità, e immemori anche di ciò che è costato al loro Signore quel vero pane dello spirito, tratto tutto e solo dalla Sapienza divina, detto dalla divina Parola, dignitoso nella forma dottrinale, instancabile nel ripetersi perché non si smarrissero le verità dette, umile nella forma, senza orpelli di scienze umane, senza completamenti storici e geografici,non si cureranno dell'anima di esso, ma della veste da gettargli sopra per mostrare alle folle quante cose essi sanno, e lo spirito del Vangelo si smarrirà in loro sotto valanghe di scienza umana. E se non lo possiedono, come possono trasmetterlo? Che daranno ai fedeli questi pagliai gonfi? Paglia. Che nutrimento ne avranno gli spiriti dei fedeli? Tanto da trascinare una languente vita. Che frutto matureranno da questo insegnamento e da questa conoscenza imperfetta del Vangelo? Un raffreddarsi dei cuori, un sostituirsi di dottrine eretiche, di dottrine e idee ancor più che eretiche, all'unica, vera Dottrina, un prepararsi il terreno alla Bestia[4] per il suo fugace regno di gelo, di tenebre e orrore.
In verità vi dico che, come il Padre e Creatore moltiplica le stelle perché non si spopoli il cielo per quelle che, finita la loro vita, periscono, così ugualmente Io dovrò evangelizzare cento e mille volte dei discepoli che spargerò fra gli uomini e fra i secoli.
E anche in verità vi dico che la sorte di questi sarà simile alla mia: la sinagoga e i superbi li perseguiteranno come mi hanno perseguitato. Ma tanto Io che essi abbiamo la nostra ricompensa, quella di fare la volontà di Dio e di servirlo sino alla morte di croce, perché la sua gloria risplenda e la sua conoscenza non perisca…».
^^^^
Ebbene, cosa dite? Varrà davvero anche per i tempi di ora?


[1] Maria Valtorta: 'L'Evangelo come mi è stato rivelato' - Vol. III, Cap. 169.8/9 - Centro Editoriale Valtortiano
[2] Mt 28, 16-17: Ma gli undici discepoli andarono in Galilea al monte designato loro da Gesù. E, vedutolo, lo adorarono: alcuni però dubitarono
[3] Maria Valtorta: ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’ – Vol. X, Cap. 635.11/16 – Centro Editoriale Valtortiano
[4] N.d.A.: La Bestia, potente demone dell’Apocalisse, sinonimo dell’Anticristo che tuttavia verrà sconfitto dopo un suo regno d’orrore sulla terra le cui conseguenze verranno pagate dall’Umanità



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