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> 087. Papa Francesco all'infermiera… 'Non ho una risposta sul perché i bambini muoiono…'.

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Pubblicato da in Articoli di Guido Landolina ·
Tags: sofferenza dei bambiniMaria Valtorta
 



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DI GUIDO LANDOLINA

 
31.12.2016
 
 
Il 15 dicembre scorso Papa Francesco ha ricevuto in udienza in Aula Paolo VI in Vaticano la comunità dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù, Ospedale della Santa Sede.
 
Presenti circa ventimila persone fra medici, ricercatori, infermieri, ausiliari, e molti fedeli ancora.
 
Quasi ovvio, trattandosi appunto di un Ospedale pediatrico, che non potesse mancare nell'occasione una domanda sul perché i bambini soffrono e purtroppo muoiono.
 
Peraltro è anche una domanda abituale che talvolta viene posta maliziosamente da atei ed agnostici per sottintendere che Dio non è buono, è ingiusto e che, se esistesse, non permetterebbe questa sofferenza.
 
In questo caso non può esservi stata né malizia né voglia di mettere in imbarazzo il Santo Padre con una domanda 'difficile', anche se molti hanno rilevato che la sua risposta - dal punto di vista teologico - è stata oltremodo 'imbarazzante' per un Papa perché la Dottrina cristiana sul tema delle origini e delle ragioni del Male e del Dolore ha invece risposte molto precise.
 
Cito comunque di seguito l'estratto di un articolo (vedi QUI) pubblicato on-line da 'AVVENIRE' nel medesimo giorno dell'udienza (i grassetti sono miei):
 
 
Udienza comunità Bambino Gesù. Il Papa: non c'è una risposta alla morte dei bambini

 
“…Io non ho una risposta, credo sia bene che questa domanda rimanga aperta” ha detto il Papa, rispondendo alla domanda di Valentina, infermiera al Bambin Gesù, che gli ha chiesto “perché i bambini muoiono”.
 
“Nemmeno Gesù ha dato una risposta a parole”, ha ricordato Francesco, parlando a braccio, come ha fatto per quasi tutto il botta e risposta con i rappresentanti dei circa 6mila infermieri presenti oggi in Aula Paolo VI:
 
“Di fronte ad alcuni casi, capitati allora, di innocenti che avevano sofferto in circostanze tragiche, Gesù non fece una predica, un discorso teorico. Si può certamente fare, ma Lui non lo ha fatto. Vivendo in mezzo a noi, non ci ha spiegato perché si soffre. Gesù, invece, ci ha mostrato la via per dare senso anche a questa esperienza umana: non ha spiegato perché si soffre, ma sopportando con amore la sofferenza ci ha mostrato per chi si offre. Non perché, ma per chi”. “Anche questo è teorico”, ha commentato. “Perché i bambini soffrono? Non c’è risposta a questo”, ha ripetuto: “Soltanto guardare il Crocifisso, lasciare che sia lui a dare la risposta. ‘Ma padre, Lei non ha studiato teologia, non ha letto libri?’ Sì, ma guarda il Crocifisso: soffre, piange, questa è la nostra vita. Non voglio vendere ricette che non servono, questa è la realtà”. “Accompagnare un bambino che soffre è tanto difficile: soltanto carezze, vicinanza, il pianto, piangere con lui, con lei, soltanto questo”, la risposta del Papa ad “una delle domande aperte della nostra esistenza”. “Dio è ingiusto? Sì, è stato ingiusto con suo figlio, l’ha mandato in croce. Ma è la nostra esistenza umana, la nostra carne che soffre in quel bambino, e quando si soffre non si parla: si piange e si prega in silenzio”….
 
 
^^^^
 
 
Per inciso, la suddetta affermazione del Papa: 'Dio è ingiusto, sì, è stato ingiusto con suo figlio, l'ha mandato in croce', potrebbe sembrare temeraria in bocca ad un Papa e forse non è esteticamente e teologicamente felice.
 
Non si può peraltro escludere che, mentre parlava a braccio, abbia avuto sul volto un sorriso garbatamente ironico - come talvolta fa lui parlando appunto De visu - come per significare invece (con le dovute 'virgolette'): 'Sì, Dio è 'ingiusto' con i bambini che muoiono, però né più né meno di come sia stato 'ingiusto' con suo Figlio 'mandato a morire in Croce'.
 
Chiunque abbia un minimo di cultura religiosa cattolica sa peraltro benissimo che il Padre non ha… 'mandato il Figlio a morire in Croce', ma è stato il Figlio, che è Amore, ad 'offrirsi' in certo qual modo 'volontario' nella sua Unità con Il Padre e lo Spirito Santo per la Redenzione e salvezza dell'Umanità corrotta dal Peccato originale e dalle sue conseguenze.
 
Venendo tuttavia alla domanda se non ci sia una risposta alla morte dei bambini, se la vita non è un 'fine' ma strumento per guadagnare il Paradiso attraverso dolori, sacrifici, lotta con il proprio 'Io' e contro il 'Male' e le sue tentazioni, se con la vita l'uomo - a causa del suo libero arbitrio e delle tentazioni al Male - rischia facilmente di perdersi, allora l'Anima di un bimbo innocente (anima che è 'completa', anche se nel corpo di un bimbo, e che quindi colloquia con Dio ancora meglio perché pura e non ancora contaminata dal Mondo) o di una persona buona che muoiono anzitempo sono anime fortunate perché vanno in Paradiso e si salvano quindi con certezza.
 
Quella che, giudicata con occhio umano (che vede la vita come un fine e non come un 'mezzo' per arrivare alla salvezza) è una assurda ingiustizia di un 'Dio ingiusto'- e che diventa 'alibi' a sostenere che Dio non esiste, o se esiste se ne 'frega' perché altrimenti non permetterebbe - spiritualmente parlando è in realtà una grande fortuna.
 
La morte prematura non è voluta da Dio - che lascia libertà alle circostanze, di norma senza forzarle (anche qui per 'giustizia') - ma, quando avviene,  si risolve in bene per l'anima e sofferenza per i parenti: e sofferenza ed espiazione sono miglioramento di se stessi.
 
La terra è infatti - sempre spiritualmente parlando - un 'Tempio di espiazione'.
 
Cosa dire però se a parlare del dolore e della morte dei bimbi innocenti, come pure dei giusti - anziché Papa Francesco - fosse quel Gesù che si mostrava in visioni in tempo reale, come da telecamera nascosta, alla mistica Maria Valtorta (QUI) così come era nelle sua vita evangelica di duemila anni fa?
 
Si tratta di un paio di episodi che avvengono dopo il terzo anno di evangelizzazione di Gesù, più precisamente negli ultimi mesi della sua vita terrena agli inizi del quarto anno, poco dopo quel miracolo strepitoso della resurrezione di Lazzaro e prima dell'ultima Pasqua di Passione.
 
Questa resurrezione aveva provocato un enorme scalpore a Gerusalemme, in tutta la Giudea e nelle altre regioni anche più lontane, fra politici, notabili e sacerdoti del Tempio i quali ultimi schiumavano letteralmente di rabbia.
 
Erano rimaste allibite le stesse Autorità romane le quali - a cominciare da Ponzio Pilato, Governatore della Giudea e della Samaria - sapevano bene dei miracoli di Gesù ed erano informate sulla sua predicazione spirituale e politicamente pacifica per cui lo vedevano di buon occhio sapendolo sapiente e non sedizioso.
 
Quella di Israele era sostanzialmente una teocrazia e la casta sacerdotale in particolare (memore delle roventi invettive di Gesù contro farisei, sadducei e contro gli stessi sacerdoti del Tempio, definiti non pastori ma 'lupi' rapaci e briganti di 'pecore') pensava che un Gesù capace di fare un miracolo del genere (per di più con un cadavere morto da vari giorni, fatto che aveva risvegliato enorme stupore ed entusiasmo nel popolo che lo avrebbe seguito anche politicamente) avrebbe potuto davvero mettere in discussione il suo potere non solo religioso ma anche politico.
 
Viene dunque riunito in fretta e in furia il Sinedrio e senza altro indugio viene decisa inappellabilmente la condanna a morte.[1]
 
Gli apostoli vengono però informati della decisione del Sinedrio[2] ed il gruppo lascia allora la Giudea e si trasferisce in Samaria, regione nemica della Giudea e quindi 'sicura', e più precisamente nella città chiamata Efraim.[3]
 
E' un sabato, gli apostoli dopo un 'giro' di predicazione nei dintorni rientrano nella casa che li ospita e stanno chiedendo alla padrona dove sia Gesù, quando Gesù arriva proprio in quel momento…
 
E' un Gesù dal volto felice il quale - agli apostoli che vedendolo così lo interrogano curiosi - risponde di essere contento perché è riuscito a farsi consegnare da dei 'ladroni' tre bambini che essi avevano rapito insieme al loro fratello maggiore, dopo avere fatto un furto di pecore presso la loro casa, nella quale avevano tuttavia trovato il padre, morto nella notte per cause naturali. Il grandicello che avrebbe potuto essere un pericoloso testimone è rimasto nelle mani dei ladroni ma Gesù è sicuro che essi - con i quali ha parlato - non gli faranno più alcun male.
 
Racconta dunque Gesù (i grassetti sono miei):[4]
 
 
… Questi bambini erano dunque là, insieme ad un pastorello di poco più grande di loro e spaurito come loro. Il padre dei fanciulli, non so per qual ragione, era morto nella notte. Forse era stato morso da qualche animale, o gli aveva fallito il cuore... Era freddo sulla paglia presso le pecore. Se ne accorse il figlio più grande che gli dormiva a lato. Cosicché i ladroni, in luogo di fare un eccidio, trovarono un morto e quattro fanciulli piangenti. Lasciarono il morto e spinsero avanti le pecore e il pastorello e, poiché anche nei più biechi vi può essere una pietà tenace a morire, raccolsero anche i bambini... Io li trovai che si consultavano sul da farsi. I più feroci volevano uccidere il decenne pastorello, pericoloso testimone del loro furto e del loro rifugio; i meno duri volevano rimandarlo con minacce, trattenendo il gregge. Tutti volevano, poi, tenersi i fanciullini».
 
«Per farne che? Ma non hanno famiglia?».
 
«La madre è morta. Per questo il padre se li era portati seco ai pascoli invernali, e ora risaliva, attraversando questi monti, alla sua casa deserta. Potevo lasciare i piccoli ai ladroni perché li facessero simili a loro? Ho parlato... In verità vi dico che mi hanno compreso più di molti altri. Compreso tanto che mi hanno rilasciato i fanciulli e domani accompagneranno il pastorello sulla via di Sichem. Perché in quelle campagne stanno i fratelli della madre di costoro. Intanto Io ho raccolto i fanciulli. Li terrò con noi sino all'arrivo dei parenti».
 
«E Tu ti illudi che i ladroni...», dice l'Iscariota e ride...
 
«Io sono certo che essi non torceranno un capello al piccolo pastore. Sono dei disgraziati. Non dobbiamo giudicare il perché lo sono. Ma dobbiamo cercare di salvarli. Un atto buono può essere il principio della loro salvezza...».
 
Gesù china il capo, assorto in chissà che pensiero.
 
Gli apostoli e la vecchietta parlano e compassionano fra di loro e si danno da fare per confortare i fanciullini spauriti...
 
Gesù alza il capo al pianto del più piccolo, un brunettino di sì e no tre anni, e dice a Giacomo che si affanna inutilmente a volergli dare del latte: «Da' a Me il fanciullo e va' a prendere la mia sacca...», e sorride perché il bambino si quieta sulle sue ginocchia e beve il suo latte avidamente per quanto prima lo respingeva. Gli altri, più grandicelli, mangiano la zuppa che è loro posta davanti, ma lacrime scendono dai loro occhi.
 
«Mah! Quante miserie! Ecco! Che noi si soffra è giusto, ma gli innocenti... », dice Pietro che non può vedere soffrire i bambini.
 
«Sei un peccatore, Simone. Tu fai rimproveri a Dio», osserva l'Iscariota.
 
«Sarò un peccatore. Ma non faccio rimprovero a Dio. Dico soltanto... Maestro, perché devono soffrire i bambini? Essi non hanno dei peccati».
 
«Tutti ne hanno dei peccati, almeno quello originale», dice l'Iscariota.
 
Pietro non gli risponde. Aspetta la risposta di Gesù. E Gesù, che ninna il bambino ormai sazio e assonnato, risponde: «Simone, il dolore è la conseguenza della colpa».
 
«Va bene. Allora... dopo che Tu avrai levato la colpa, i fanciulli non soffriranno più».
 
«Soffriranno ancora. Non te ne fare scandalo, Simone. Il dolore e la morte saranno sempre sulla Terra. Anche i più puri soffrono e soffriranno. Anzi, saranno quelli che soffriranno per tutti. Le ostie propizievoli al Signore».
 
«Ma perché? Non lo capisco...».
 
«Molte sono le cose che non sono capite sulla Terra. Sappiate credere almeno che sono cose volute dall'Amore perfetto. E quando la Grazia restituita agli uomini farà, dei più santi fra gli uomini, i conoscitori delle verità nascoste, allora si vedrà che proprio i più santi vorranno essere vittime, perché avranno compreso la potenza del dolore... Il fanciullino dorme. Maria, lo porti con te?».
 
«Certamente, Maestro. Fanciullo spaurito, sonno breve e molto pianto, e a uccello senza nido è necessaria ala materna, noi si dice. É grande il mio letto, ora che è occupato da me sola. Io vi porterò i fanciulli e veglierò su loro. Anche questi stanno per dimenticare nel sonno il loro dolore. Venite, ché li portiamo al riposo».
 
Raccoglie il piccolino dal grembo di Gesù e, seguita da Pietro e Filippo, se ne va, mentre torna Giacomo di Zebedeo con la borsa di Gesù.
 
Gesù l'apre e vi fruga dentro. Estrae una veste pesante, la spiega, ne considera l'ampiezza.
 
Non è soddisfatto. Cerca il mantello scuro come la veste. Li ripone da parte e chiude la borsa rendendola a Giacomo.
 
Torna Pietro con Filippo. La vecchierella è rimasta coi tre bambini, e Pietro vede subito le vesti spiegate da una parte. Dice: «Vuoi cambiarti la veste, Maestro? Stanco come sei, un bagno caldo ti dovrebbe ristorare. Vi è acqua e ti scalderemo le vesti, e poi ceneremo e andremo al riposo. Questa storia dei poveri bambini mi ha tutto commosso...».
 
Gesù sorride ma non risponde a tono. Dice soltanto: «Lodiamo il Signore che mi ha condotto in tempo per salvare gli innocenti». Poi tace, stanco...
 
Rientra la vecchietta con le vesticciuole dei bambini.
 
«Andrebbero cambiate... Sono rotte e fangose... Ma non ho più le vesti dei miei figli per sostituirle. Le laverò domani...».
 
«No, madre. Finito il sabato, tu cucirai tre piccole vesti in queste mie...».
 
«Ma Signore, sai che hai ormai solo tre vesti? Se ne dài via una, con che resti? Non c'è qui Lazzaro, come quella volta del mantello alla lebbrosa!», dice Pietro.
 
«Lascia fare. Due ne restano, e sono già troppe per il Figlio dell'uomo. Prendi, Maria. Domani al tramonto comincerai il tuo lavoro, e il Perseguitato avrà la gioia di soccorrere il povero di cui comprende gli affanni».
 
 
^^^^
 
 
Passa la giornata del sabato festivo nel corso della quale Gesù, gli apostoli ed i tre bambini vanno a svagarsi presso un vicino torrente nelle cui adiacenze Gesù fa ai tre bimbi una piccola catechesi sul Peccato originale.
 
Successivamente, una sera, Pietro bussa alla porta di Gesù per sapere cosa rispondere a delle domande che gli vengono poste durante i suoi giri di apostolato, domande alle quali non sa come esattamente rispondere. Pietro - che è molto umile - si sente infatti inadeguato a questo  compito e anziché andare in giro come gli altri apostoli preferirebbe starsene con Gesù.
 
Pietro gli confida che non sa fra l'altro come comportarsi con coloro che gli fanno delle confidenze non sapendo come consigliarli spiritualmente.
 
Gesù gli dice che invece è proprio quel che apostoli e discepoli dovranno fare in futuro: essi dovranno ascoltare, decidere e consigliare dopo che lo Spirito di Dio (N.d.A.: cioè dopo la Pentecoste) si sarà librato su di loro penetrandoli delle sue luci, per cui il loro giudizio avrebbe avuto valore come se Dio stesso lo avesse pronunciato.  Essi dovranno allora 'giudicare' tenendo ben presenti sette condizioni per una buona confessione ed assoluzione.
 
Per inciso - dopo aver letto queste sette condizioni poste direttamente da Gesù e che spero possano diventare oggetto di una mia successiva riflessione perché riguardano le modalità di una corretta Confessione sia dal punto di vista del sacerdote che del … penitente -  mi viene da vergognarmi di certe confessioni che ho fatto in passato e di certe assoluzioni che forse per troppa bontà del sacerdote ho ricevuto, consolandomi solo del fatto che Gesù ha comunque detto che il giudizio e l'assoluzione in confessione dato dai sacerdoti avrebbe comunque avuto valore come se direttamente Dio l'avesse data.
 
Scusandomi per la digressione 'confessionale', ritorno al punto di questa mia riflessione che riguarda il perché del mistero del dolore e della morte prematura dei bimbi innocenti, come pure - estensivamente - dei 'giusti'.
 
Pietro nel corso del colloquio e forse per l'ora tarda fa mostra di andarsene… (i grassetti sono miei):[5]
 
 
«È tardi, Maestro. Tu devi dormire».
 
«Tu più di Me, Simone, che all'alba devi metterti in cammino».
 
«Oh! per me! Stare qui con Te è più riposo che stare sul letto».
 
«Parla, dunque. Tu lo sai che poco Io dormo...».
 
«Ecco! Io sono uno zuccone, lo so e lo dico senza vergogna. E se fosse per me non mi importerebbe molto di sapere, perché penso che la sapienza più grande sia amarti e seguirti e servirti con tutto il cuore. Ma Tu mi mandi qua e là. E la gente mi interroga e io devo rispondere. Penso che quello che io chiedo a Te, altri possono chiederlo a me. Perché gli uomini hanno gli stessi pensieri. Tu dicevi ieri che sempre gli innocenti e i santi soffriranno, anzi saranno quelli che soffrono per tutti. Questo è duro per il mio intelletto, anche che Tu dica che essi stessi lo desidereranno. E penso che, come è duro per me, possa esserlo per altri. Se me ne chiedono, che cosa devo rispondere?
 
In questo primo viaggio una madre mi disse: "Non era giusto che la mia bambina morisse con tanto dolore, perché era buona e innocente".
 
E io, non sapendo che dire, le ho detto le parole dì Giobbe: "Il Signore ha dato. Il Signore ha tolto. Sia benedetto il Nome del Signore". Ma non sono rimasto persuaso neppure io. E non ho persuaso lei. Vorrei un'altra volta sapere che dire...».
 
«È giusto. Ascolta. Pare un'ingiustizia, ed è una grande giustizia, che i migliori soffrano per tutti. Ma dimmi un poco, Simone. Cosa è la Terra? Tutta la Terra».
 
«La Terra? Uno spazio grande, grandissimo, fatto di polvere e acque, di rocce, con piante, animali e creature umane».
 
«E poi?».
 
«E poi basta... A meno che Tu non voglia che io dica che è il luogo di castigo dell'uomo e di esilio».
 
«La Terra è un altare, Simone. Un enorme altare. Doveva essere altare di lode perpetua al suo Creatore. Ma la Terra è piena di peccato. Perciò deve essere altare di perpetua espiazione, di sacrificio, su cui ardono le ostie. La Terra dovrebbe, come gli altri mondi sparsi nel Creato, cantare i salmi a Dio che l'ha fatta. Guarda!».
 
Gesù apre le imposte di legno, e dalla finestra spalancata entra il fresco della notte, il rumore del torrente, il raggio di luna, e si vede il cielo trapunto di stelle.
 
«Guarda quegli astri! Essi cantano con la voce loro, che è di luce e di moto negli spazi infiniti del firmamento, le lodi di Dio. Da millenni dura il loro canto, che sale dagli azzurri campi del cielo al Cielo di Dio. Possiamo pensare astri e pianeti, stelle e comete come creature siderali che, come siderali sacerdoti, leviti, vergini e fedeli, devono cantare in un tempio sconfinato le laudi del Creatore. Ascolta, Simone. Senti il fruscio delle brezze fra le fronde e il rumore delle acque nella notte. Anche la Terra canta, come il cielo, coi venti, con le acque, con la voce degli uccelli e degli animali. Ma, se per il firmamento basta la luminosa lode degli astri che lo popolano, non basta il canto dei venti, acque e animali per il tempio che è la Terra. Perché in essa non sono solo venti, acque e animali, cantanti incoscientemente le lodi di Dio, ma in essa è anche l'uomo: la creatura perfetta sopra tutto ciò che è vivente nel tempo e nel mondo, dotata di materia come gli animali, i minerali e le piante, e di spirito come gli angeli del Cielo, e come essi destinata, se fedele nella prova, a conoscere e possedere Dio, con la grazia prima, col Paradiso poi. L'uomo, sintesi che abbraccia tutti gli stati, ha una missione che gli altri creati non hanno e che per lui dovrebbe essere, oltre che dovere, una gioia: amare Dio. Dare intelligentemente e volontariamente culto d'amore a Dio. Ripagare Dio dell'amore che Egli ha dato all'uomo dandogli la vita e dandogli il Cielo oltre la vita.
 
Dare culto intelligente.
 
Considera, Simone. Che bene ritrae Dio dalla Creazione? Che utile? Alcuno. La Creazione non aumenta Dio, non lo santifica, non lo arricchisce. Egli è infinito. Tale sarebbe stato anche se la Creazione non fosse stata. Ma Dio-Amore voleva avere dell'amore. Ed ha creato per avere amore. Unicamente amore può trarre dal Creato Iddio, e questo amore, che è intelligente e libero unicamente negli angeli e negli uomini, è la gloria di Dio, la gioia degli angeli, la religione per gli uomini. Quel giorno che il grande altare della Terra tacesse di lodi e di suppliche d'amore, la Terra cesserebbe di essere. Perché, spento l'amore, sarebbe spenta la riparazione, e l'ira di Dio annullerebbe l'inferno terrestre che sarebbe divenuta la Terra. La Terra, dunque, per esistere deve amare. E ancora: la Terra deve essere il Tempio che ama e prega con l'intelligenza degli uomini. Ma nel Tempio, in ogni tempio, quali vittime si offrono? Le vittime pure, senza macchia né tara. Solo queste sono gradite al Signore. Esse e le primizie. Perché al padre della famiglia vanno date le cose migliori, e a Dio Padre dell'umana Famiglia va data la primizia di ogni cosa, e le cose elette.
 
Ma ho detto che la Terra ha un duplice dovere di sacrificio: quello di lode e quello di espiazione. Perché l'Umanità che la copre ha peccato nei primi uomini e pecca continuamente, aggiungendo al peccato di disamore a Dio quegli altri mille delle sue aderenze alle voci del mondo, della carne e di Satana. Colpevole, colpevole Umanità che, avendo somiglianza con Dio, avendo intelligenza propria e aiuti divini, è peccatrice sempre, e sempre più. Gli astri ubbidiscono, le piante ubbidiscono, gli elementi ubbidiscono, gli animali ubbidiscono e, così come sanno, lodano il Signore. Gli uomini non ubbidiscono e non lodano a sufficienza il Signore. Ecco allora la necessità di anime ostie che amino ed espiino per tutti. Sono i fanciulli che pagano, innocenti e ignari, l'amaro castigo del dolore per coloro che non sanno che peccare. Sono i santi che, volonterosi, si sacrificano per tutti.
 
Fra poco - un anno o un secolo è sempre "poco" rispetto all'eternità - non si celebreranno più altri olocausti sull'altare del gran Tempio della Terra fuor di questi delle vittime-uomo, consumate con il perpetuo sacrificio: ostie con l'Ostia perfetta. Non ti scuotere, Simone. Non dico già che Io metterò un culto simile a quello di Moloc e di Baal e di Astarte. Gli uomini stessi ci immoleranno. Intendi? Ci immoleranno. E noi andremo lieti alla morte per espiare e amare per tutti. E poi verranno i tempi in cui gli uomini non immoleranno più gli uomini. Ma sempre vi saranno le vittime pure, che l'amore consuma insieme alla gran Vittima nel Sacrificio perpetuo. Dico l'amore di Dio e l'amore per Dio. Invero esse saranno le ostie del tempo e del Tempio futuro. Non agnelli e capri, vitelli e colombi, ma il sacrificio del cuore è ciò che Dio gradisce. Davide lo ha intuito. E nel tempo nuovo, tempo dello spirito e dell'amore, solo questo sacrificio sarà gradito.
 
Considera, Simone, che se un Dio ha dovuto incarnarsi per placare la Giustizia divina per il gran Peccato, per i molti peccati degli uomini, nel tempo della verità solo i sacrifici degli spiriti degli uomini possono placare il Signore. Tu pensi: "Ma perché allora Egli, l'Altissimo, dette ordine di immolargli i figli degli animali e i frutti delle piante"? Io te lo dico: perché, prima della mia venuta, l'uomo era un olocausto macchiato, e perché non era conosciuto l'Amore. Ora conosciuto sarà. E l'uomo, che conoscerà l'Amore, perché Io renderò la Grazia per la quale l'uomo conosce l'Amore, uscirà dal letargo, ricorderà, comprenderà, vivrà, si sostituirà ai capri e agli agnelli, ostia di amore e di espiazione, ad imitazione dell'Agnello di Dio, suo Maestro e Redentore. Il dolore, sin qui castigo, si muterà in amore perfetto, e beati quelli che lo abbracceranno per amore perfetto».
 
«Ma i bambini...».
 
«Vuoi dire coloro che ancor non sanno offrirsi... E sai tu quando Dio parli in essi? Il linguaggio di Dio è linguaggio spirituale. L'anima lo intende e l'anima non ha età. Anzi ti dico che l'anima fanciulla, perché senza malizia, è, per capacità di intendere Dio, più adulta di quella di un vegliardo peccatore. Io ti dico, Simone, che tu vivrai tanto da vedere molti pargoli insegnare agli adulti, e anche a te stesso, la sapienza dell'amore eroico. Ma in quei piccoli che muoiono per ragioni naturali è Dio che opera direttamente, per ragioni di un così alto amore che non posso spiegarti, rientrando esse nelle sapienze che sono scritte nei libri della Vita e che solo nel Cielo saranno letti dai beati. Letti, ho detto. Ma, in verità, basterà guardare Iddio per conoscere non solo Dio, ma anche la sua infinita sapienza... Abbiamo fatto venire il tramonto della luna, Simone... Presto è l'alba e tu non hai dormito...».
 
«Non importa, Maestro. Ho perduto poche ore di sonno e acquistato tanta sapienza. E sono stato con Te. Ma se Tu lo permetti, ora vado. Non a dormire. Ma a ripensare alle tue parole».
 
È già sulla porta e sta per uscire quando si ferma pensieroso e poi dice: «Ancora una cosa, Maestro. È giusto che io dica, a qualcuno che soffre, che il dolore non è un castigo ma è una... grazia, una cosa come... come la nostra chiamata, bella anche se faticosa, bella anche se, a chi non sa, può parere brutta e triste cosa?».
 
«Lo puoi dire, Simone. È la verità. Il dolore non è un castigo, quando lo si sa accogliere e usare con giustizia. Il dolore è come un sacerdozio, Simone. Un sacerdozio aperto a tutti. Un sacerdozio che dà un gran potere sul cuore di Dio. E un grande merito. Nato col peccato, sa placare la Giustizia. Perché Dio sa usare al Bene anche quanto l'Odio ha creato per dare del dolore. Io non ho voluto altro mezzo per annullare la Colpa. Perché non vi è mezzo più grande di questo».
 
 
^^^^
 
 
 
Che dire dunque per concludere?
 
 
Papa Francesco - alla domanda di Valentina, infermiera del Bambin Gesù, che gli aveva chiesto 'perché i bambini muoiono…' - aveva replicato:“…Io non ho una risposta, credo sia bene che questa domanda rimanga aperta”.
 
Ora però io dico che se Papa Francesco avesse conosciuto le suddette rivelazioni dell'Opera di Maria Maltorta, come aveva mostrato di conoscerle Papa Pio XII (QUI) in una udienza privata del 26 febbraio 1948, avrebbe oggi saputo come 'chiudere' quella domanda.
 

 
   
 
[1] Gv 11. 47-53
 
 
 
[2] Gv 11,54
 
 
 
[3] Efraim, presso l'odierna  Taiyiba, villaggio oggi quasi interamente cristiano
 
 
 
[4] Maria Valtorta: 'L'Evangelo come mi è stato rivelato' - Vol. VIII - Cap. 553.6 - Centro Editoriale Valtortiano
 
 
 
[5] Maria Valtorta: 'L'Evangelo come mi è stato rivelato' - Vol. IX - Cap. 555.5/8 - Centro Editoriale Valtortiano
 
 



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