Morte - Blog - Biblioteca Neval 3

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> 085. Papa Bergoglio e l'Inferno. Non solo 'consapevolezza di essere lontani da Dio'…, ma molto peggio…

Biblioteca Neval 3
 
4.12.2016
 
 
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Quella de 'I Quattro Novissimi' è una espressione che sta ad indicare le 'cose ultime', vale a dire quelle con le quali ci dovremo confrontare, volenti o nolenti, al termine della nostra vita.
 
In altre parole la Morte, il conseguente Giudizio particolare immediato (che sarà poi seguito alla fine della Storia dalla resurrezione dei morti e dal Giudizio universale), quindi il Paradiso ed infine l'Inferno.
 
Sono argomenti dei quali si sente parlare poco, nemmeno nelle chiese, forse perché si pensa che la gente provi fastidio o paura a sentire affrontare queste tematiche 'gravi' che invece dovrebbero interessarci moltissimo, perché l'ignoranza su questi temi potrebbe risultare - alla fine - del tutto esiziale.
 
Sui 'Novissimi' ho scritto un libro[1], in particolare su Morte e Giudizio particolare, (con un ampliamento alle tematiche del Limbo e del Purgatorio), e vi assicuro che nessuno dei suoi lettori si è spaventato, anzi.
 
Avevo però tralasciato Paradiso ed Inferno perché erano stati contemporaneamente già splendidamente trattati in un altro libro[2] da una mia amica scrittrice, Giovanna Busolini.
 
Ora, però, quella che mi interessa mettere sia pur succintamente a fuoco è la natura dell'Inferno, se non altro perché da molti viene sottovalutato o negato, oppure ammesso ma con la convinzione che grazie alla 'Misericordia di Dio', specialmente oggi venduta ad un tanto al chilo, debba essere vuoto o - se pieno - sia destinato a svuotarsi alla fine del mondo.
 
Sovente l'idea del diavolo viene derisa…


 

oppure il diavolo viene presentato come uno spauracchio per bambini: 'Comportati bene, altrimenti chiamo il lupo…'.

 
 
 
 
 
 

Eppure, a parte Gesù…

 
 

c'è qualcuno che oggi crede nel 'lupo'…, ed è Papa Bergoglio che parlando a braccio in una omelia a Santa Marta del 25.11.2016 - come titolano vari siti Web ha detto: «…'L'inferno non è una sala di tortura, ma consapevolezza di essere lontani da Dio…».
 
 
In effetti il Diavolo esiste davvero tra noi. Non è il 'Male' in senso astratto ma - non lo si ripeterà mai abbastanza - è la rappresentazione di una persona invisibile ma reale, anzi di una personalità angelica di enorme potenza, quella di Lucifero, ribellatosi a Dio nei primordi del tempo e relegato all'Inferno, divenendo 'Satana', quello che Gesù ha definito 'il principe' di questo mondo.
 
Il suo proposito è quello di 'rubare' a Dio ed al suo Paradiso quanti più uomini possibile, in odio a Dio e per odio invidioso agli uomini che lui non accetta possano un giorno godere di quel Paradiso da cui un tempo l'Arcangelo Michele lo cacciò.
 
Quale 'vendetta' più dolce, gustata fredda, se non quella - dopo la creazione dell'uomo - di privare Dio dei suoi figli prediletti e renderli 'orfani' di Dio?
 
Se dunque Satana è il Male, pensando a Lucifero - che pur era il più 'bello' degli Angeli - ci si può chiedere come nacque il Male.
 
In due parole, il Male nacque perché Lucifero, ancorché angelo perfetto - ma pur sempre 'creatura' e non Creatore - 'non era tutto Amore'
 
Può sembrare strana una affermazione del genere?
 
E' la spiegazione che si trova nell'Opera della mistica Maria Valtorta quando il suo Angelo custode, Azaria, le parla e dice (i grassetti sono miei):[3]
 
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20.1.46
 
 
S. Azaria mi dice:
 
 
In origine nel creato non era che Ordine. Ma l’Ordine non esclude la libertà.
 
Anzi nell’Ordine è perfetta libertà.
 
Nell’ordine non è neppure, ad essere costrittrice, la paura di un’invasione, di un’intrusione, di un’anarchia di altre volontà che possano produrre collusioni e rovine penetrando nell’orbita e nella traiettoria di altri esseri o cose create.
 
Così era l’Universo tutto, prima che Lucifero abusasse della sua libertà e con volontà propria mettesse in sé disordine di passioni per creare disordine nell’Ordine perfetto.
 
Se fosse stato tutto amore, non avrebbe avuto posto in sé per altro che non fosse amore. Invece ebbe posto per la superbia che potrebbe dirsi: il disordine dell’intelletto.
 
Dio avrebbe potuto impedire questo fatto? Si. Ma perché violentare la volontà libera del bellissimo, intelligentissimo arcangelo? Non avrebbe allora Lui stesso, il Giustissimo, messo disordine nell’ordinato suo Pensiero, non più volendo ciò che prima aveva voluto, ossia la libertà dell’arcangelo?
 
Dio non oppresse lo spirito turbato per metterlo con violenza nella impossibilità di peccare. Il suo non peccare non avrebbe avuto allora nessun merito. Anche per noi fu necessario il “saper volere il Bene” per continuare a meritare di godere la vista di Dio, Beatitudine infinita!
 
Dio, come aveva voluto al suo fianco nelle prime operazioni creative l’arcangelo sublime, e lo volle cognito del futuro della creazione d’amore, così lo volle cognito dell’adorabile e dolorosa necessità che il suo peccato avrebbe imposto a Dio: l’incarnazione e Morte di un Dio per controbilanciare la rovina del Peccato che si sarebbe creato se Lucifero non avesse vinto la superbia in se stesso.
 
L’Amore non poteva che parlare questo linguaggio. Il primo annichilimento di Dio è in questo atto di voler piegare dolcemente il superbo, supplicandolo quasi, con la visione di ciò che la sua superbia avrebbe imposto a Dio, a non peccare, per portare altri a peccare.
 
Era atto di amore. Lucifero, già insatanassato, lo prese per paura, debolezza e affronto, per dichiarazione di guerra; e guerra mosse contro il Perfettissimo dicendo: “Tu sei? io pure sono. Ciò che Tu hai fatto, per me l’hai fatto. Non c’è Dio. E se un Dio c’è, io sono. Io mi adoro. Io ti abborro. Io mi rifiuto di riconoscere chi non mi sa vincere per mio Signore. Non mi dovevi creare così perfetto se non volevi rivali. Ora io sono e ti sono contro. Vincimi, se puoi. Ma non ti temo. Io pure creerò; e per me tremerà il tuo Creato perché io lo scrollerò come brandello di nuvola presa dai venti, perché ti odio e voglio distruggere ciò che è tuo per creare sulle rovine ciò che sarà mio. Non conosco e non riconosco nessun’altra potenza all’infuori di me. E non adoro più, non adoro più, non adoro più altro che me stesso”.
 
Veramente allora nel Creato, in tutto il Creato, dall’imo al profondo, fu una convulsione orrenda per l’orrore delle sacrileghe parole. Una convulsione quale non sarà alla fine del Creato. E nacque da essa l’inferno, il regno dell’Odio.
 
Anima mia, comprendi come nacque il Male?
 
Dalla volontà libera, e rispettata tale da Dio, di uno che non era “tutto amore”. E credi che, su ogni colpa che d’allora è commessa, è questo giudizio: “Qui non è tutto amore”.
 
L’amore completo interdice il peccare. E senza sforzo. Non fatica, chi ama, a raggiungere la  giustizia! L’amore lo porta alto sopra tutti i fanghi e i pericoli, e lo purifica d’attimo in attimo delle imperfezioni appena apparenti che ancora ci sono nell’ultimo grado della santità consumata, in quello stato in cui lo spirito è così progredito da essere veramente re, già unito con spirituale connubio al suo Signore, godendo di un sol grado meno ciò che è la vita dei beati in Cielo, tanto Dio si dona e si svela al suo figlio benedetto.
 
Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo.»
 
 
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Anche l'uomo, in quanto uomo, fu creato all'inizio perfetto, ma - come Lucifero ai primordi - egli in quanto 'creatura' non poteva essere del tutto perfetto come Dio, ed era anche libero di sbagliare perché la libertà, come nel caso dell'arcangelo Lucifero, avrebbe dovuto essere fonte di merito.
 
Dio creò dunque l'uomo 'umanamente perfetto': destinato al Paradiso perpetuo.
 
Satana, invidioso dell'uomo perché rabbioso di essere stato cacciato dal Paradiso, volle - anche in 'odio' a Dio - rovinare, con la sua 'tentazione' ed il conseguente Peccato originale, l'opera di Dio!
 
L'uomo perse la Grazia, divenne imperfetto e perse il Paradiso. Ma proprio lo stato di colpa - che rende imperfetti e soggetti alle malattie fisiche e spirituali, e quindi al peccato - permette agli uomini meritevoli di 'guadagnarsi' il Paradiso. Ciò per merito della 'buona volontà' e di quel Libero Arbitrio che Dio aveva loro donato.
 
Quindi Satana, il Male, si è fatto inconsapevolmente strumento del Bene, perché per l'uomo è maggior merito il 'conquistarsi' il Paradiso che riceverlo in dono senza alcuno sforzo.
 
Dio, Dio ha fatto gli uomini a sua immagine e somiglianza!
 
Dio è Amore, e ama gli uomini come figli, di un amore intensissimo, infinito.
 
L'uomo, a causa del libero arbitrio, e quindi della sua 'volontà', si è dato al Male perdendo la Grazia e ottenendo morte e dolore.
 
Satana imperversa fra gli uomini. Dio, immenso nella sua bontà, ha voluto - per amore - riscattare l'uomo ed i suoi peccati offrendo in sacrificio Se stesso. Dio si è fatto uomo, ha sofferto, si è immolato dopo aver evangelizzato ed insegnato all'uomo la Dottrina dell'Amore che è necessaria alla sua salvezza.
 
Così come l'uomo con il suo libero arbitrio si è perduto, così ora l'uomo - grazie all'insegnamento della Dottrina dell'Amore consacrata nella Passione - con lo stesso libero arbitrio potrà imparare ad amare e riconquistare lo stato di 'grazia' perduto.
 
Dio ha fatto dunque sacrificio di Sé stesso per salvare gli uomini suoi figli.
 
E' come se un padre o una madre offrissero la propria vita per la salvezza di quella dei figli.
 
A maggior chiarimento vi darò qui sotto una 'scaletta di sintesi' che ho elaborato dopo aver meditato su una Lezione che lo Spirito Santo - anch'Egli solito parlare alla mistica Valtorta - le aveva dato:[4]
 
L'uomo è debole per il Peccato d'origine, ma Dio sa e vede e, poiché è Amore e Giustizia, sa compatire e premiare, ma vuole la 'buona volontà'.
 
Dalle forze che si combattono dentro di noi: una volta verso il bene, l'altra verso il male, e dal contrasto fra queste due forze: una mossa dall'Amore di Dio e l'altra dall'Odio, il Signore trae i meriti - sol che contrastiamo il Male con la nostra buona volontà - per darci l'accesso al Regno dei Cieli.
 
Ma mentre Dio ha per fine della creazione il premio da dare agli uomini, e cioè il riunirli - dopo la morte - a Sé dando loro la sua conoscenza e visione e il giubilo di essere il Popolo di Dio, Satana ha invece per proprio scopo quello di privare il Creatore di quante più creature sue dilette può e di privare le stesse creature del Godimento del loro Creatore.
 
Da quando Lucifero - folgorato dopo il suo atto di superbia per il quale si antepose a Dio desiderando di essere, lui creato, come Dio Creatore - precipitò nell'inferno, da quel momento, Satana, l'eterno scimmiottatore, volle il ‘suo’ popolo da contrapporre al Popolo di Dio ed usa a questo scopo la sua intelligenza ed il suo potere spiando ogni azione dell'uomo, ascoltando tutto quello che dice per seminare zizzania e provocare dolore.
 
 
Ora è ben noto che i giornali tendono a vivacizzare e semplificare - purtroppo spesso  maliziosamente - puntando su titoli ad effetto od utilizzando frasi estrapolate dal contesto.
 
Si sa anche che i titoli sono quelli che più colpiscono l'immaginario collettivo delle masse che vorrebbero sempre - nel caso specialmente dell'Inferno - essere 'perdonate dalla Misericordia di Dio dimenticando l'altro suo Perfettissimo Attributo della Giustizia.
 
E' per questo che molti teologi odierni - e non solo 'modernisti' - si sono fatti un Inferno su misura.
 
Hanno immaginato un Giuda Omicida dell'Uomo-Dio che all'Inferno non ci è nemmeno andato per via della Misericordia o che si sarebbe addirittura meritoriamente salvato perché senza di lui non ci sarebbe stata Redenzione per l'Umanità.
 
Oppure hanno pensato - pio desiderio che vorrebbe si realizzassero le cose che uno vorrebbe - ad un Inferno vuoto di anime o quantomeno a scarsa densità… 'abitativa' o - ancora - che non è eterno perché sarà 'chiuso' alla fine dopo il Giudizio universale come nel gioco a 'nascondino' della nostra infanzia con quel finale e liberatorio 'tana liberi tutti'… in Paradiso.
 
L'affermazione di Papa Bergoglio secondo la quale 'l'Inferno (o la dannazione) non è camera tortura ma lontananza da Dio' - presa a se stante al di fuori del contesto della omelia non potrebbe essere dunque più fuorviante e pericolosa.
 
Non è certo possibile che Papa Bergoglio abbia voluto edulcorare l'idea dell'Inferno dal quale - a parte il rilievo dato dalla Stampa a questa affermazione - nel resto dell'omelia egli ci mette invece bene in guardia.
 
Ben altre cose a proposito della 'Gehenna' e dello 'stridor di denti' fanno infatti sapere la Madonna e lo stesso Gesù i quali (in non poche apparizioni a Beati, Santi, mistici veggenti e persino a bambini, anche se per questi ultimi probabilmente visioni 'attenuate') mostrano invece proprio le tremende torture dell'inferno per far capire a noi tutti in quale spaventoso baratro potremmo precipitare sottovalutandone il rischio.
 
Quel che è peggio è che, contrariamente a quel che si potrebbe pensare, le visioni di cui si legge non sono meramente 'antropomorfe', cioè tanto per renderci più comprensibile una brutta realtà spirituale che altrimenti per noi umani non sarebbe facile da comprendere, ma si tratta non di rado di visioni che riflettono situazioni reali di 'uomini e donne' dannati in carne ed ossa, posto anche il fatto che - dopo il Giudizio universale, alla resurrezione dei morti - le anime dei dannati staranno definitivamente all'Inferno rivestite di carne, e soffriranno non solo spiritualmente nell'anima ma anche nel corpo.
 
Se dunque è vero che la lontananza da Dio è quella che conduce all'Inferno - come dice giustamente nella sua omelia Papa Bergoglio - all'Inferno si sperimenta non più la 'lontananza' ma la 'mancanza di Dio', cosa tremenda e del tutto per noi umanamente inconcepibile e quindi impossibile da raccontare.
 
 
Hanno avuto ad esempio visioni terrificanti dell'Inferno la Beata Katherina Emmerich, Santa Hildegarda di Bingen, Santa Teresa d'Avila, Santa Faustina Kowalska e Suor Lucia di Fatima la quale nelle sua 'memorie' - a proposito della visione dell'Inferno datale dalla Madonna - dice:
 
 
"Essa ancora una volta aprì le Sue mani, come aveva fatto i due mesi precedenti. I raggi [di luce] apparvero per penetrare la terra e noi vedemmo come un vasto mare di fuoco e vedemmo i dèmoni e le anime [dei dannati] immersi in esso. Vi erano poi come tizzoni ardenti trasparenti, tutti anneriti e bruciati, con forma umana. Essi fluttuavano in questa grande conflagrazione, ora lanciati in aria dalle fiamme e poi risucchiati di nuovo, insieme a grandi nuvole di fumo. Talvolta ricadevano su ogni lato come scintille su fuochi enormi, senza peso o equilibrio, fra grida e lamenti di dolore e disperazione, che ci terrorizzavano e ci facevano tremare di paura (deve essere stata questa visione a farmi piangere, come dice la gente che mi udì). I demoni si distinguevano [dalle anime dei dannati] per il loro aspetto terrificante e repellente simile a quello di animali orrendi e sconosciuti, neri e trasparenti come tizzoni ardenti. Questa visione è durata solamente un attimo, grazie alla nostra buona Madre Celeste, che nella sua prima apparizione aveva promesso di portarci in Paradiso. Senza questa promessa, credo che saremmo morti di terrore e spavento".
 
Ma anche dal Diario di Santa Faustina Kowalska si apprende (i grassetti sono miei):[5]
 
 
«Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell'inferno. E' un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste: la prima pena, quella che costituisce l'inferno, è la perdita di Dio; la seconda, i continui rimorsi di coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l'anima, ma non l'annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale acceso dall'ira di Dio; la quinta pena è l'oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio; la sesta pena è la compagnia continua di satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l'odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda e indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall'altro. Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l'onnipotenza di Dio. Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l'eternità.
 
Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun'anima si giustifichi dicendo che l'inferno non c'è, oppure che nessuno c’è mai stato e nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell'inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l'inferno c'è. Ora non posso parlare di questo. Ho l'ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. I demoni hanno dimostrato un grande odio contro di me, ma per ordine di Dio hanno dovuto ubbidirmi. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l'inferno. Quando ritornai in me, non riuscivo a riprendermi per lo spavento, al pensiero che delle anime là soffrono così tremendamente, per questo prego con maggior fervore per la conversione dei peccatori, ed invoco incessantemente la Misericordia di Dio per loro. O mio Gesù, preferisco agonizzare fino alla fine del mondo nelle più grandi torture, piuttosto che offenderTi col più piccolo peccato».
 
 
Dopo aver sentito Suor Lucia di Fatima, nonché Santa Faustina Kowalska, vediamo però cosa dice dell'Inferno e delle sue orribili sofferenze il Gesù che - negli anni '40 del secolo scorso - appariva in visione e parlava alla mistica Maria Valtorta, anima vittima che si era votata alla sofferenza per essere sua piccola 'coadiutrice' nella redenzione degli uomini che continuano a peccare (i grassetti sono miei): [6]
 
 
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15.1.44
 
Dice Gesù:
 
«Una volta ti ho fatto vedere il Mostro d’abisso.[7] Oggi ti parlerò del suo regno. Non ti posso sempre tenere in paradiso. Ricordati che tu hai la missione di richiamare delle verità ai fratelli che troppo le hanno dimenticate. E da queste dimenticanze, che sono in realtà sprezzi per delle verità eterne, provengono tanti mali agli uomini.
 
Scrivi dunque questa pagina dolorosa. Dopo sarai confortata. È la notte del venerdì. Scrivi guardando al tuo Gesù che è morto sulla croce fra tormenti tali che sono paragonabili a quelli dell’inferno, e che l’ha voluta, tale morte, per salvare gli uomini dalla Morte.
 
Gli uomini di questo tempo non credono più all’esistenza dell’inferno.
 
Si sono congegnati un al di là a loro gusto e tale da essere meno terrorizzante alla loro coscienza meritevole di molto castigo.
 
Discepoli più o meno fedeli dello Spirito del Male, sanno che la loro coscienza arretrerebbe da certi misfatti, se realmente credesse all’inferno così come la Fede insegna che sia; sanno che la loro coscienza, a misfatto compiuto, avrebbe dei ritorni in se stessa e nel rimorso troverebbe il pentimento, nella paura troverebbe il pentimento e col pentimento la via per tornare a Me.
 
La loro malizia, istruita da Satana, al quale sono servi o schiavi (a seconda della loro aderenza ai voleri e alle suggestioni del Maligno) non vuole questi arretramenti e questi ritorni. Annulla perciò la fede nell’inferno quale realmente è e ne fabbrica un altro, se pure se lo fabbrica, il quale non è altro che una sosta per prendere lo slancio ad altre, future elevazioni.
 
Spinge questa sua opinione sino a credere sacrilegamente che il più grande di tutti i peccatori dell’umanità, il figlio diletto di Satana, colui che era ladro come è detto nel Vangelo[8] , che era concupiscente e ansioso di gloria umana come dico Io, l’iscariota, che per fame della triplice concupiscenza si è fatto mercante del Figlio di Dio e per trenta monete e col segno di un bacio - un valore monetario irrisorio e un valore affettivo infinito - mi ha messo nelle mani dei carnefici[9], possa redimersi e giungere a Me passando per fasi successive.
 
No. Se egli fu il sacrilego per eccellenza, Io non lo sono. Se egli fu l’ingiusto per eccellenza, Io non lo sono. Se egli fu colui che sparse con sprezzo il mio Sangue, Io non lo sono. E perdonare a Giuda sarebbe sacrilegio alla mia Divinità da lui tradita, sarebbe ingiustizia verso tutti gli altri uomini, sempre meno colpevoli di lui e che pure sono puniti per i loro peccati, sarebbe sprezzo al mio Sangue, sarebbe infine venire meno alle mie leggi.
 
Ho detto, Io Dio Uno e Trino, che ciò che è destinato all’inferno dura in esso per l’eternità, perché da quella morte non si esce a nuova resurrezione.
 
Ho detto che quel fuoco è eterno e che in esso saranno accolti tutti gli operatori di scandali e di iniquità. Né crediate che ciò sia sino al momento della fine del mondo. No, ché anzi, dopo la tremenda rassegna, più spietata si farà quella dimora di pianto e tormento, poiché ciò che ancora è concesso ai suoi ospiti di avere per loro infernale sollazzo - il poter nuocere ai viventi e il veder nuovi dannati precipitare nell’abisso - più non sarà, e la porta del regno nefando di Satana sarà ribattuta, inchiavardata dai miei angeli, per sempre, per sempre, per sempre, un sempre il cui numero di anni non ha numero e rispetto al quale, se anni divenissero i granelli di rena di tutti gli oceani della terra, sarebbero meno di un giorno di questa mia eternità immisurabile, fatta di luce e di gloria nell’alto per i benedetti, fatta di tenebre e orrore per i maledetti nel profondo.
 
Ti ho detto che il Purgatorio è fuoco di amore. L’Inferno è fuoco di rigore.
 
Il Purgatorio è luogo in cui, pensando a Dio, la cui Essenza vi è brillata nell’attimo del particolare giudizio e vi ha riempito di desiderio di possederla, voi espiate le mancanze di amore per il Signore Dio vostro. Attraverso l’amore conquistate l’Amore, e per gradi di carità sempre più accesa lavate la vostra veste sino a renderla candida e lucente per entrare nel regno della Luce i cui fulgori ti ho mostrato giorni sono.
 
L’inferno è luogo in cui il pensiero di Dio, il ricordo del Dio intravveduto nel particolare giudizio non è, come per i purganti, santo desiderio, nostalgia accorata ma piena di speranza, speranza piena di tranquilla attesa, di sicura pace che raggiungerà la perfezione quando diverrà conquista di Dio, ma che già dà allo spirito purgante un’ilare attività purgativa perché ogni pena, ogni attimo di pena, li avvicina a Dio, loro amore; ma è rimorso, è rovello, è dannazione, è odio. Odio verso Satana, odio verso gli uomini, odio verso se stessi.
 
Dopo averlo adorato, Satana, nella vita, al posto mio, ora che lo posseggono e ne vedono il vero aspetto, non più celato sotto il maliardo sorriso della carne, sotto il lucente brillio dell’oro, sotto il potente segno della supremazia, lo odiano perché causa del loro tormento.
 
Dopo avere, dimenticando la loro dignità di figli di Dio, adorato gli uomini sino a farsi degli assassini, dei ladri, dei barattieri, dei mercanti di immondezze per loro, adesso che ritrovano i loro padroni per i quali hanno ucciso, rubato, truffato, venduto il proprio onore e l’onore di tante creature infelici, deboli, indifese, facendone strumento al vizio che le bestie non conoscono - alla lussuria, attributo dell’uomo avvelenato da Satana - adesso li odiano perché causa del loro tormento.
 
Dopo avere adorato se stessi dando alla carne, al sangue, ai sette appetiti della loro carne e del loro sangue tutte le soddisfazioni, calpestando la Legge di Dio e la legge della moralità, ora si odiano perché si vedono causa del loro tormento.
 
La parola “Odio” tappezza quel regno smisurato; rugge in quelle fiamme; urla nei chachinni dei demoni; singhiozza e latra nei lamenti dei dannati; suona, suona, suona come una eterna campana a martello; squilla come una eterna buccina di morte; empie di sé i recessi di quella carcere; è, di suo, tormento, perché rinnovella ad ogni suo suono il ricordo dell’Amore per sempre perduto, il rimorso di averlo voluto perdere, il rovello di non poterlo mai più rivedere.
 
L’anima morta, fra quelle fiamme, come quei corpi gettati nei roghi o in un forno crematorio, si contorce e stride come animata di nuovo da un movimento vitale e si risveglia per comprendere il suo errore, e muore e rinasce ad ogni momento con sofferenze atroci, perché il rimorso la uccide in una bestemmia e l’uccisione la riporta al rivivere per un nuovo tormento.
 
Tutto il delitto di aver tradito Dio nel tempo sta di fronte all’anima nell’eternità; tutto l’errore di aver ricusato Dio nel tempo sta per suo tormento presente ad essa per l’eternità.
 
Nel fuoco le fiamme simulano le larve di ciò che adorarono in vita, le passioni si dipingono in roventi pennellate coi più appetitosi aspetti, e stridono, stridono il loro memento[10]: “Hai voluto il fuoco delle passioni. Ora abbiti il fuoco acceso da Dio il cui santo Fuoco hai deriso”.
 
Fuoco risponde a fuoco. In Paradiso è fuoco di amore perfetto. In Purgatorio è fuoco di amore purificatore. In Inferno è fuoco di amore offeso.
 
Poiché gli eletti amarono alla perfezione, l’Amore a loro si dona nella sua Perfezione.
 
Poiché i purganti amarono tiepidamente, l’Amore si fa fiamma per portarli alla Perfezione.
 
Poiché i maledetti arsero di tutti i fuochi, men che del Fuoco di Dio, il Fuoco dell’ira di Dio li arde in eterno. E nel fuoco è gelo.
 
Oh! che sia l’Inferno non potete immaginare. Prendete tutto quanto è tormento dell’uomo sulla terra: fuoco, fiamma, gelo, acque che sommergono, fame, sonno, sete, ferite, malattie, piaghe, morte, e fatene una unica somma e moltiplicatela milioni di volte. Non avrete che una larva di quella tremenda verità.
 
Nell’ardore insostenibile sarà commisto il gelo siderale. I dannati arsero di tutti i fuochi umani avendo unicamente gelo spirituale per il Signore Iddio loro. E gelo li attende per congelarli dopo che il fuoco li avrà salati come pesci messi ad arrostire su una fiamma. Tormento nel tormento questo passare dall’ardore che scioglie al gelo che condensa.
 
Oh! non è un linguaggio metaforico, poiché Dio può fare che le anime, pesanti delle colpe commesse, abbiano sensibilità uguali a quelle di una carne, anche prima che quella carne rivestano.
 
Voi non sapete e non credete. Ma in verità vi dico che vi converrebbe di più subire tutti i tormenti dei miei martiri anziché un’ora di quelle torture infernali.
 
L’oscurità sarà il terzo tormento. Oscurità materiale e oscurità spirituale. Esser per sempre nelle tenebre dopo aver visto la luce del paradiso ed esser nell’abbraccio della Tenebra dopo aver visto la Luce che è Dio!
 
Dibattersi in quell’orrore tenebroso in cui si illumina solo, al riverbero dello spirito arso, il nome del peccato per cui sono in esso orrore confitti! Non trovare appiglio, in quel rimestio di spiriti che si odiano e nuocciono a vicenda, altro che nella disperazione che li rende folli e sempre più maledetti. Nutrirsi di essa, appoggiarsi ad essa, uccidersi con essa. La morte nutrirà la morte, è detto.[11] La disperazione è morte e nutrirà questi morti per l’eternità.
 
Io ve lo dico, Io che pur l’ho creato quel luogo: quando sono sceso in esso[12] per trarre dal Limbo coloro che attendevano la mia venuta, ho avuto orrore, Io, Dio, di quell’orrore; e, se cosa fatta da Dio non fosse immutabile perché perfetta, avrei voluto renderlo meno atroce, perché sono l’Amore e di quell’orrore ho avuto dolore.
 
E voi ci volete andare.
 
Meditate, o figli, questa mia parola. Ai malati viene data amara medicina, agli affetti da cancri viene cauterizzato e reciso il male. Questa è per voi, malati e cancerosi, medicina e cauterio di chirurgo. Non rifiutatela. Usatela per guarirvi. La vita non dura per questi pochi giorni della terra. La vita incomincia quando vi pare finisca, e non ha più termine.
 
Fate che per voi scorra là dove la luce e la gioia di Dio fanno bella l’eternità e non dove Satana è l’eterno Suppliziatore.»
 
 
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Cosa dire, di più, ancora?
 
Lascio tuttavia a voi, lettori, lo stabilire se l'Inferno 'Non è una camera di tortura ma la consapevolezza di essere lontani da Dio…' o qualcosa invece di molto, molto peggio.
 
 

 
   
 
 
 
 
 
 
 
[3] Maria Valtorta: 'I Quaderni del 1945/1950' - Dettato del 20 gennaio 1946 - Centro Editoriale Valtortiano
 
 
 
[4] Maria Valtorta: 'Lezioni sull'Epistola di Paolo ai Romani'  Dettato 7/11.6.48, pagg. 171/173 - C.E.V.
 
 
 
[5]20.10.36 (II° Quaderno)
 
 
 
[6] Maria Valtorta: ' I Quaderni del 1944' - 15.1.1944 - Centro Editoriale Valtortiano
 
 
 
[7] Il 20 (ma fin dalla sera del 18) luglio 1943, ne «I Quaderni del 1943»
 
 
 
[8] Giovanni 12, 4-6.
 
 
 
[9] Matteo 26, 14-16 e 47-50; Marco 14, 10-11 e 43-46; Luca 22, 3-6 e 47-48; Giovanni 18, 1-3.
 
 
 
[10] memento è parola latina, ripresa dalla liturgia, a sta per ricordo
 
 
 
[11] Non preso alla lettera, tale concetto si trova spesso nella Bibbia, soprattutto in Apocalisse.
 
 
 
[12] 'quando sono sceso in esso…': Gesù dirà in un altro punto dell'Opera di Maria Valtorta: «Darai queste parole a P. Berti, ormai sai che è lui che te ne chiese: Quando alla mia Maria ho dettato il dettato del 15-l-44 e ho detto: “quando sono sceso in esso per trarre dal limbo coloro che attendevano la mia venuta ho avuto orrore di quell’orrore e, se cosa fatta da Dio non fosse immutabile perché perfetta, avrei voluto renderlo meno atroce perché sono l’Amore e di quell’orrore ho avuto dolore”, ho voluto parlare dei diversi luoghi d’oltre tomba, dove erano i trapassati, presi in generale, e detti “inferno” per opposizione al Paradiso dove è Dio. Quando, nel sovrabbondare del mio gaudio dopo la consumazione del Sacrificio, Io ho potuto aprire il Limbo ai giusti e trarre dal Purgatorio moltissimi spiriti, ho fremuto di orrore contemplando nel mio pensiero che solo per il luogo di dannazione non c’era redenzione né mutazione di orrore. Ma non entrai in esso. Non era giusto e utile farlo. Vi stupisce che abbia tratto anche dal Purgatorio molte anime? Pensate: se una S. Messa può liberare un penante, e sempre serve ad abbreviare e addolcire la purgazione, cosa non sarà stato il reale Sacrificio dell’Agnello divino per i purganti? Io, Sacerdote e Vittima, ho ad essi applicato i miei meriti e il mio Sangue, ed Esso ha fatto bianche le stole non ancor totalmente fatte candide dal bianco fuoco della carità purgativa. Mandagli questo e la mia benedizione».
 
 
 



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