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Pubblicato da in Articoli di Guido Landolina ·
Tags: Pensieri a voce alta (in pillole)
Pensieri a voce alta (in pillole)
di Guido Landolina
Vedi anche in Sezione Opere del sito
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'I 4 NOVISSIMI' - Cap. 17
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11.12.2017
127. Anima animale e anima spirituale. La vita non comincia con l'esistenza e non termina con la morte del corpo…
Care amiche ed amici,
sia dai miei 'Pensieri a voce alta' che da quelli 'a voce… bassa', che vi invio ogni qualvolta mi venga in mente un tema da approfondire, avrete capito quanto sia importante la sorte della nostra anima o meglio del nostro 'spirito' che tuttavia, come il corpo, va anch'esso nutrito perché non cada in inedia e quindi in morte … spirituale.
Peraltro bisogna intendersi bene sul significato dei termini.
Normalmente la parola 'anima' è considerata sinonimo di 'spirito', ma vi è invece una netta distinzione da fare.
San Paolo in una delle sue epistole aveva affermato che l'uomo è composto da spirito, anima e corpo e - anche se noi confondiamo spesso l'anima con lo spirito - egli, che non parlava mai a caso, aveva fatto una distinzione assolutamente giusta e fondamentale.
L'anima 'animale', cioè il principio vitale 'intelligente' che anima la 'materia' del corpo, la acquisiamo con il concepimento da parte dei nostri genitori.
Mi esprimo con metafore, per capirci meglio.
L'anima 'animale' ha una sua intelligenza di tipo… 'animale', una intelligenza che consente al corpo di sopravvivere e riprodursi, come del resto succede a tutti gli animali privi di anima spirituale ma che vivono, si nutrono e si riproducono per poi morire e diventare cenere una volta terminato il loro ciclo vitale.
L'anima 'spirituale' propriamente detta è invece immortale ed è infusa direttamente da Dio nell'uomo appena concepito, perché egli - divenendo adulto - si ricordi più o meno consciamente di essere stato creato da un 'Qualcuno' che ha anche inciso, dentro il suo 'Dna' spirituale, la cosiddetta Legge naturale, vale a dire quelle norme di buon comportamento che - indipendentemente dalle religioni più o meno ispirate - sono avvertite da qualsiasi essere umano, anche se costui nel suo libero arbitrio poi le vìola.
L'anima spirituale e l'anima 'animale' - mi esprimo in maniera un poco approssimativa per farmi comprendere meglio - sono come intrecciate fra di loro, convivono.
La prima è però soggetta a 'morire' quando è intaccata dal virus del Peccato, vale a dire la violazione della sopracitata Legge naturale, mentre la seconda - anche col peccato - può continuare a 'vivere', cioè a mantenere in vita il corpo anche se la prima è spiritualmente 'morta' o come se fosse… in coma.
Tuttavia, come la mitologica 'araba fenice' degli Egizi, l'anima spirituale può resuscitare misticamente dalla propria morte grazie al pentimento e riprendere il suo cammino verso la sua Fonte creativa, alla quale inconsciamente desidera ricongiungersi, come un figlio che cerca istintivamente i propri genitori ignoti ma ai quali sa di dovere la Vita od un neonato che si attacca inconsciamente alla mammella della sua mamma.
Cercherò di farmi capire meglio, possibilmente, ampliando il concetto.
L'Anima spirituale è una splendida creazione di Dio, uno splendido regalo fatto da Dio all'uomo per elevarlo dal rango di 'bruto' a quello di essere spirituale.
L'Anima, da sempre intuita dall'uomo, è stata da sempre studiata anche per cercare di scoprire in quale parte del corpo umano (ghiandola pineale, talamo o ipotalamo che siano) essa 'risieda', ma basta in realtà guardare dentro se stessi per scoprirla.
Essa è una cosa semplice e complessa, e non può essere pienamente colta dalla ragione umana che trova difficoltà a valutare il soprannaturale avendo come parametro il naturale.
Ma, sempre per capirci, essa corrisponde alla 'Psiche' intesa nella accezione più ampia del termine. Si potrebbe dire che l'Anima spirituale viene data all'uomo in 'potenza': è come un 'germe' infinitesimale che si deve sviluppare nel 'terreno' propizio. Questo terreno è l'uomo.
L'Anima - come un seme minuscolo che nel terreno diventa albero - si svilupperà ed acquisirà coscienza di pari passo con lo sviluppo mentale e fisico dell'uomo.
É l'anima spirituale che ha il dono del libero arbitrio. É l'anima spirituale che più di quella 'animale' è'superintelligente' e, man mano che il bimbo cresce seguendo l'armonico sviluppo che Dio ha previsto per l'uomo, anche l'anima spirituale 'cresce': acquista la coscienza critica, attraverso il dono dell'intelletto impara a discernere il bene dal male, attraverso il libero arbitrio impara a scegliere il bene o il male.
Essa valuta, sceglie, decide e - sulla base di quanto essa fa - conquista la felicità eterna o la condanna eterna.
Quindi l'anima spirituale può essere intesa come il nostro 'io' razionale con le sue pulsioni e le sue contraddizioni.
L'anima, dunque, rappresenta la vera realtà dell'uomo, il quale è sostanzialmente uno spirito in carne umana.
Solo accettando questa dimensione come vera l'uomo può accettare la legge di Dio ed uniformarsi ad essa.
Ecco perché dobbiamo 'lavorare' su noi stessi per renderla più bella e degna di ricongiungersi un giorno con Dio.
Abbiamo dunque compreso bene quanto sia essenziale conservare la 'Vita' al proprio spirito.[1]
Ricordo un episodio della vita di Gesù visto in visione e narrato nell'Opera 'L'Evangelo come mi è stato rivelato' (Vol. II, Cap.118) della grande mistica Maria Valtorta, episodio in cui Egli - fra l'altro - ebbe a parlare alle folle dell'anima.
La visione descritta dalla mistica era inquadrata nel primo anno della predicazione evangelica di Gesù.
Egli - proprio per la sua predicazione - era perseguitato dai sacerdoti del Tempio di Gerusalemme e dai sinedristi che lo spiavano e, ascoltando i suoi discorsi, aspettavano sempre l'occasione buona sperando di prenderlo in fallo per incriminarlo formalmente e mandarlo a morte, come in effetti avrebbero deciso, senza più indugi, due anni dopo a causa del miracolo strepitoso della resurrezione di Lazzaro, miracolo troppo potente che - come dice Giovanni nel suo Vangelo (Gv 11, 47-53) - avrebbe trascinato dietro di lui tutto il popolo che l'avrebbe riconosciuto entusiasticamente come il vero Messia, Figlio di Dio, cosa che l'Elite dirigente temeva oltre ogni dire per paura di perdere il potere religioso e politico.
Ma quello non era ancora il momento permesso da Dio perché Gesù intendeva continuare la sua predicazione finché non fosse arrivata l'ora giusta della Sua Passione e Redenzione e gli stessi apostoli non avessero raggiunto la giusta maturazione spirituale per difendere e diffondere la Chiesa.
Da amici viene consigliato a Gesù di allontanarsi almeno per qualche tempo da Gerusalemme affinché le acque si calmassero salvo ritornarvi in seguito.
Gesù decise di accettare il suggerimento ed approfittare del suo temporaneo allontanamento per predicare nel frattempo anche in altri luoghi.
Gesù non temeva per sé, ma per i discepoli che lo seguivano e che in quel frangente di grande tensione avrebbero potuto essere perseguitati.
L'amico Lazzaro gli mette allora a disposizione una casa colonica molto rustica, quasi un ovile, in una località isolata chiamata 'Acqua speciosa', una piana sperduta nelle campagne, e tutto il Gruppo apostolico vi si installa alla bene e meglio.
Tre cameroni, pavimento in terra battuta, una cucina, un camino, dei lettucci, ganci alle pareti per appendere attrezzi agricoli, una greppia per il foraggio evidentemente  per animali che vi dovevano essere stati ospitati.
All'esterno un portico fatto di un tetto coperto di fascine e lavagne sorretto da tronchi d'albero scortecciati, un abbeveratoio per animali, un pozzo ed alberi spogli perché si è in pieno inverno.
In casa - sempre nella visione della mistica - è tutto un alacre fervore di attività.
Pietro, suo fratello Andrea e Giovanni di Zebedeo scopano con buona lena l'aia e i cameroni, riaggiustano i letti, prendono acqua dal pozzo, aiutati da Giacomo di Zebedeo.
Giuda Taddeo e Giacomo (i due cugini di Gesù chiamati all'uso ebraico anche 'fratelli' ma figli di Alfeo, fratello di San Giuseppe e sposo di Maria di Cleofa nominata nei Vangeli fra le discepole) riparano serrature ed imposte, mentre Tommaso traffica in cucina quasi fosse un improvvisato cuoco provetto per preparare da mangiare e persino dosare la fiamma per la cottura di verdure acquistate nel paese vicino.
Menu: oltre alle verdure, focacce alla fiamma dopo avere impastato della farina che Pietro si incaricherà di far cuocere egli stesso dicendo di essere esperto. Purtroppo manca il pane.
Gesù non c'è e gli altri apostoli sono in giro. Non mancano i commenti come quello di Giuda che, un poco acido come al solito, recrimina all'idea di dover soggiornare lì ancora per molto tempo, forse dei mesi.
Ad un certo punto - mandate da una casa vicina, quella del fattore che coltivava le terre di Lazzaro - arrivano uova ed una cesta di pagnotte fraganti. Andrea - che come Pietro, Giacomo e Giovanni di Zebedeo era pescatore - si presenta con una nassa piena di pesci pescati in vicinanza e che si mette abilmente a pulire per farne pesce arrostito.
Insomma pare che nonostante le ristrettezze economiche del gruppo apostolico le cibarie non manchino, manco ci avesse pensato la … Provvidenza.
Poco dopo giunge Gesù che ha fatto nel frattempo un giro nel paese vicino e oltre che evangelizzare pare abbia già guarito qualcuno, per cui la 'voce' dei miracoli comincia a spargersi.
Infatti arriva di lì a poco un primo gruppetto di persone che vorrebbero vedere Gesù e alle quali Egli, uscendo da casa, decide di parlare (in una sorta di discorso di apertura di quella che dal giorno dopo e per molti giorni ancora sarebbe stata - fra un miracolo di guarigione e l'altro  - una splendida catechesi su ciascuno dei Dieci Comandamenti) dicendo loro (grassetti e sottolineature sono miei):
^^^^
(…)
6«Pace a voi che cercate la Parola», incomincia Gesù. E va in fondo al loggiato avendo alle spalle il muro della casa. Parla lentamente alla ventina di persone sedute per terra o addossate alle colonne, nel tepore di un solicello novembrino.
«L'uomo cade in un errore nel considerare la vita e la morte e nell'applicare questi due nomi.
Chiama "vita" il tempo in cui, partorito dalla madre, inizia il respiro, il nutrimento, il moto, il pensiero, l'azione; e chiama "morte" il momento in cui cessa di respirare, mangiare, muoversi, pensare, operare, e diviene una spoglia fredda e insensibile, pronta a rientrare in un seno, quello di un sepolcro.
Ma non è così. Io voglio farvi capire la "vita", indicarvi le opere atte alla vita.
Vita non è esistenza. Esistenza non è vita.
Esiste anche questa vigna che si lega a queste colonne. Ma non ha la vita di cui Io parlo.
Esiste anche quella pecora che bela legata a quell'albero lontano. Ma non ha la vita di cui Io parlo.
La vita di cui Io parlo non comincia con l'esistenza e non ha termine col finire della carne.
La vita di cui Io parlo ha inizio non in un seno materno.
Ha inizio quando dal Pensiero di Dio viene creata un'anima per abitare una carne, ha termine quando il Peccato la uccide!
Prima l'uomo non è che un seme che cresce, seme di carne, invece che di glutine o di midollo come lo è quello delle biade o quello delle frutta. Prima non è che un animale che si forma, un embrione di animale non dissimile da quello che ora gonfia nel seno di quella pecora. Ma dal momento che in questo concepimento d'uomo si infonde questa parte incorporea, e che pure è la più potente nella sua incorporeità che sublima, ecco che allora l'embrione animale non solo esiste come cuore pulsante, ma "vive" secondo il Pensiero creatore, e diviene l'uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, il figlio di Dio, il cittadino futuro dei Cieli. Ma questo avviene se la vita dura.
L'uomo può esistere avendo immagine d'uomo, ma già non essendo più uomo. Essendo cioè un sepolcro in cui putrefà la vita.
Ecco perciò che Io dico: la vita non comincia con l'esistenza e non ha termine col finire della carne.
La vita ha inizio prima della nascita. La vita, poi, non ha più termine perché l'anima non muore, ossia non si annulla.
Muore al suo destino, che è quello celeste, ma sopravvive nel suo castigo se così ha meritato. A questo destino beato muore col morire alla Grazia. Questa vita, colpita da una cancrena che è la morte al suo destino, dura nei secoli nella dannazione e nel tormento. Questa vita, conservata invece tale, raggiunge la perfezione del vivere facendosi eterna, perfetta, beata come il suo Creatore.
7Abbiamo dei doveri verso la vita? Sì. Essa è un dono di Dio. Ogni dono di Dio va usato e conservato con cura, perché è cosa santa quanto il Donatore. Malmenereste voi il dono di un re? No. Passa agli eredi, e agli eredi degli eredi, come gloria della famiglia. E allora perché malmenare il dono di Dio?
Ma come lo si usa e conserva questo dono divino?
In che modo tenere in vita il paradisiaco fiore dell'anima per conservarlo ai Cieli? Come ottenere di "vivere" al di sopra ed oltre l'esistenza?
Israele ha chiare leggi in proposito e non ha che osservarle. Israele ha profeti e giusti che danno esempio e parola per praticare le leggi. Israele ha anche ora i suoi santi. Non può, non dovrebbe errare quindi Israele. Invece Io vedo macchie nei cuori e spiriti morti pullulare da ogni dove. Onde vi dico: fate penitenza; aprite l'animo alla Parola; mettete in pratica la Legge immutabile; rinsanguate l'esausta "vita" che langue in voi; se già l'avete morta, venite alla Vita vera, a Dio. Piangete sulle vostre colpe. Gridate: "Pietà!". Ma risorgete.
Non siate dei morti viventi per non essere domani degli eterni penanti. Io non vi parlerò d'altro che del modo di giungere o di conservare la vita.
Un altro vi ha detto: "Fate penitenza. Mondatevi dal fuoco impuro delle lussurie, dal fango delle colpe".
Io vi dico: poveri amici, studiamo insieme la Legge. Riudiamo in essa la voce paterna del Dio vero. E poi insieme preghiamo l'Eterno dicendo: "La tua misericordia scenda sui nostri cuori".
Ora è cupo inverno. Ma fra poco verrà primavera. Uno spirito morto è più triste di un bosco spogliato dal gelo. Ma se umiltà, volontà, penitenza e fede penetreranno in voi, come bosco a primavera la vita tornerà in voi, e voi fiorirete a Dio per portare poi domani, nel domani dei secoli e dei secoli, perenne frutto di vita vera. Venite alla Vita!
Cessate di esistere solamente e cominciate a "vivere". La morte allora non sarà "fine", ma principio sarà. Il principio di un giorno senza tramonto, di una gioia senza stanchezza e misura.
La morte sarà il trionfo di ciò che visse prima della carne, e trionfo della carne che sarà chiamata, alla risurrezione eterna, a compartecipare a questa Vita, che Io prometto nel nome del Dio vero a tutti coloro che avranno "voluto" la "vita" per la loro anima calpestando il senso e le passioni per godere della libertà dei figli di Dio.
Andate. Ogni giorno a quest'ora Io vi parlerò dell'eterna verità. Il Signore sia con voi».
^^^^
Dunque, in definitiva, cosa ci aiuterebbe - oggi - a salvare la Vita?
Certamente la Preghiera, il pentimento, la penitenza ma soprattutto… l'Eucarestia:
L'anima, questa sconosciuta, soggetta ad ammalarsi ed anche a morire ma che può risorgere grazie a questa straordinaria Medicina!
Come noi non 'vediamo' ad occhio nudo il 'miracolo' della fotosintesi clorofilliana o della struttura intima di un atomo nel quale - intorno ad un nucleo composto da particelle, invisibili all'occhio, di protoni e neutroni - ruotano altrettanto invisibili degli elettroni come pianeti intorno ad un sole, così noi non riusciamo a 'vedere' e nemmeno a capire come, in quella particella di farina consacrata, sia mai possibile che vi sia Gesù che ha assunto quelle specie.
Rassegniamoci a non comprenderlo, in questa vita terrena, dove peraltro non riusciamo a capire nemmeno un'altra miriade di cose che riguardano il Creato e la stessa natura umana.
La consuetudine all'Eucarestia - presa con lo spirito giusto - diventa peraltro una sorta di 'salvacondotto'per evitare la morte spirituale della nostra anima.
Il cibo eucaristico, assorbito abitualmente, è infatti come una sorta di 'immunizzazione', di 'vaccinazione', che ci preserva dalle malattie spirituali e ci salva nella grande maggioranza dei casi.[2]
Il Pane eucaristico è dunque come una Medicina che circola nel nostro 'sangue' spirituale e ci mantiene 'sani' ed uniti a Gesù anche dopo la 'piccola morte', cioè quella del corpo.
Il Gesù che parlava alla grande mistica Maria Valtorta - che spesso io cito quale fonte inesauribile di insegnamenti - aveva una volta spiegato che ogni singola anima che vive eucaristicamente in Lui è come una 'viva cellula' del Suo Corpo mistico.
Per contro, la 'grande morte', cioè la morte dell'anima, separa l'anima dal Corpo mistico e la espelle nella dannazione come se fosse appunto una cellula caduta in cancrena.
Lavoriamo dunque ogni giorno su noi stessi per guadagnarci la Vita.


[1] Guido Landolina: 'I NOVISSIMI'  - Cap. 17 - http://www.ilcatecumeno.net/presopere.htm
[2] Maria Valtorta: 'I QUADERNI DEL 1943' - 7.10.43 - C.E.V.





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