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> “Il povero Giuda traditore e pentito non è stato accolto dai pastori”

Biblioteca Neval 3
Pubblicato da in Articoli di Giovanna Busolini ·
Tags: GiudaInfernocondanna
by Giovanna Busolini

16 dicembre 2016

Il 13 di dicembre scorso, Papa Bergoglio ha parlato al Santa Marta sul popolo "vittima dei sedotti dal clericalismo" e fra le vittime ci ha incluso anche Giuda. Un articolo di Salvatore Cernuzio commenta su ZENIT:

((Sottolineature e grassetti sono sempre i miei. Il corsivo invece fa parte dei testi originali di Maria Valtorta.))

 
 
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[…] "Come scartato è stato anche Giuda, dice il Papa proseguendo la sua opera di riabilitazione verso la figura dell’apostolo che tradì il Signore. Giuda “è stato un traditore, ha peccato di brutto, eh! Ha peccato forte” sottolinea Bergoglio, però poi si è pentito e, come dice il Vangelo, “è andato da loro a ridare le monete”. Ma loro cosa hanno fatto? Non hanno detto: “Ma, tu sei stato il nostro socio. Stai tranquillo… Noi abbiamo il potere di perdonarti tutto!”. No, hanno piuttosto risposto: “Arrangiati come tu puoi! È un problema tuo!”. “E lo hanno lasciato solo: scartato!”.
 
“Il povero Giuda traditore e pentito non è stato accolto dai pastori”, evidenzia Francesco. “Questi avevano dimenticato cosa fosse un pastore. Erano gli intellettuali della religione, quelli che avevano il potere, che portavano avanti la catechesi del popolo con una morale fatta dalla loro intelligenza e non dalla rivelazione di Dio”.
 
Loro, prosegue il Pontefice citando Gesù nell’odierno Vangelo di Matteo, “avevano l’autorità giuridica, morale, religiosa. Decidevano tutto”. Ad esempio, Anna e Caifa “hanno giudicato Gesù”, “hanno deciso di uccidere Lazzaro” e con Giuda hanno “negoziato” in modo da vendere il Messia. Avevan creato uno stato di “prepotenza e tirannia verso il popolo”, osserva il Papa, e hanno rifatto la legge “tante volte, tante volte fino ad arrivare perfino a 500 comandamenti”. “Tutto era regolato, tutto!”, era “una legge scientificamente costruita, perché questa gente era saggia, conosceva bene. Facevano tutte queste sfumature, no?”.
 
Ma “era una legge senza memoria”, che aveva dimenticato i Dieci Comandamenti di Mosè e il Primo Comandamento che Dio ha dato al nostro padre Abramo: “Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile”. “Loro non camminavano – afferma Papa Bergoglio – sono stati fermi sempre nelle proprie convinzioni”. E “non erano irreprensibili”, ma si ergevano a tali davanti al popolo umile e scartato, che soffriva ingiustizie e condanne ma che conosceva il vero pentimento anche senza aver compiuto la legge. [...].
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Eppure, con tutto il rispetto dovuto al Papa e alle sue personali opinioni, noi leggiamo nella Parola di Dio e precisamente nel Vangelo di  Matteo: 26,23 Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. 24 Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». 25 Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».

 
 
E ancora nel Vangelo di Giovanni (l'Apostolo dell'Amore che scrisse il Suo Vangelo quasi centenario e quindi dopo aver sicuramente parlato della fine di Giuda con Gesù Risorto):
 
Giovanni 6, 67Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». 68Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna 69e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». 70Gesù riprese: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». 71Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici.

 
Ora possiamo pensare che Gesù avrebbe detto simili parole di un Suo Apostolo che si fosse poi pentito e salvato e non fosse all'Inferno? E pensate che se si fosse pentito: “Il povero Giuda traditore e pentito non è stato accolto dai pastori.”,  sarebbero stati necessari i dottori del Tempio per ottenere il perdono di Gesù?? Sarebbe bastato che andasse sotto la croce ai piedi di Gesù e gli avesse chiesto di perdonarlo. Non ha forse perdonato in quello stesso giorno il buon ladrone? Quello sì veramente pentito!
 
 
Ma vediamo ora che cosa dice, a proposito di Giuda. Pietro, il primo Papa - eletto da Gesù e poi riconfermato nel suo ruolo dallo stesso Gesù Risorto, nonostante il suo rinnegamento, e leggiamolo negli Atti degli Apostoli (anche quelli testi canonici e quindi Parola di Dio):

Atti 1,15In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle persone radunate era di circa centoventi – e disse: 16«Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. 17Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. 18Giuda dunque comprò un campo con il prezzo del suo delitto e poi, precipitando, si squarciò e si sparsero tutte le sue viscere. 19La cosa è divenuta nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e così quel campo, nella loro lingua, è stato chiamato Akeldamà, cioè “Campo del sangue”. 20Sta scritto infatti nel libro dei Salmi:
 
La sua dimora diventi deserta
 
e nessuno vi abiti,
 
e il suo incarico lo prenda un altro.
 
21Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, 22cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione».
 
23Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. 24Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto 25per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». 26Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

 
 
Ora non posso pensare che il posto "che gli spettava" fosse il Paradiso, perché quella è o sarà la dimora dei salvati, fosse anche che dovessero restare nel Purgatorio fino alla fine dei secoli! E poi perché avrebbero dovuto sostituirlo con un altro Apostolo? Non è che ogni Apostolo che moriva venisse sostituito per riformare il numero dei 12. Lo stesso S. Paolo che è ricordato e festeggiato come Apostolo assieme a S. Pietro, non è mai rientrato nel numero dei 12... Invece nel gruppo degli Apostoli  che era diventato di 11 dopo il suicidio di Giuda - il ladro e traditore, come lo chiama Giovanni - ci si sente in dovere di aggiungerne uno, magari come richiesto da Gesù stesso prima della sua Ascensione al Cielo, "tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, 22cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione."

 
 
Infatti la scelta di Dio cade su Mattia, uno dei Pastori primi adoratori del Verbo di Dio fatto Uomo, proprio perché rispondeva a tutti questi requisiti ed anche perché era stato uno dei Discepoli di Giovanni il Battista.
 
 
Se poi oltre che cattolici siamo anche valtortiani e crediamo cioè che gli scritti di Maria Valtorta siano ispirati da Dio, allora dobbiamo anche ricordarci le famose parole che Gesù disse quando le fece scrivere un dettato sull'Inferno e in particolare sulla figura di Giuda:

 
 
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Da: Maria Valtorta,  I Quaderni del 1944, 15 gennaio, ed. CEV.

 
 
Dice Gesù:

 
"Una volta ti ho fatto vedere il Mostro d’abisso.[1] Oggi ti parlerò del suo regno. Non ti posso sempre tenere in paradiso. Ricordati che tu hai la missione di richiamare delle verità ai fratelli che troppo le hanno dimenticate. E da queste dimenticanze, che sono in realtà sprezzi per delle verità eterne, provengono tanti mali agli uomini.
 
Scrivi dunque questa pagina dolorosa. Dopo sarai confortata. È la notte del venerdì. Scrivi guardando al tuo Gesù che è morto sulla croce fra tormenti tali che sono paragonabili a quelli dell’inferno, e che l’ha voluta, tale morte, per salvare gli uomini dalla Morte.

 
Gli uomini di questo tempo non credono più all’esistenza dell’inferno. Si sono congegnati un al di là a loro gusto e tale da essere meno terrorizzante alla loro coscienza meritevole di molto castigo. Discepoli più o meno fedeli dello Spirito del Male, sanno che la loro coscienza arretrerebbe da certi misfatti, se realmente credesse all’inferno così come la Fede insegna che sia; sanno che la loro coscienza, a misfatto compiuto, avrebbe dei ritorni in se stessa e nel rimorso troverebbe il pentimento, nella paura troverebbe il pentimento e col pentimento la via per tornare a Me.

 
La loro malizia, istruita da Satana, al quale sono servi o schiavi (a seconda della loro aderenza ai voleri e alle suggestioni del Maligno) non vuole questi arretramenti e questi ritorni. Annulla perciò la fede nell’inferno quale realmente è e ne fabbrica un altro, se pure se lo fabbrica, il quale non è altro che una sosta per prendere lo slancio ad altre, future elevazioni.
 
 
Spinge questa sua opinione sino a credere sacrilegamente che il più grande di tutti i peccatori dell’umanità, il figlio diletto di Satana, colui che era ladro come è detto nel Vangelo[2] , che era concupiscente e ansioso di gloria umana come dico Io, l’iscariota, che per fame della triplice concupiscenza si è fatto mercante del Figlio di Dio e per trenta monete e col segno di un bacio - un valore monetario irrisorio e un valore affettivo infinito - mi ha messo nelle mani dei carnefici[3], possa redimersi e giungere a Me passando per fasi successive.

 
 
No. Se egli fu il sacrilego per eccellenza, Io non lo sono. Se egli fu l’ingiusto per eccellenza, Io non lo sono. Se egli fu colui che sparse con sprezzo il mio Sangue, Io non lo sono. E perdonare a Giuda sarebbe sacrilegio alla mia Divinità da lui tradita, sarebbe ingiustizia verso tutti gli altri uomini, sempre meno colpevoli di lui e che pure sono puniti per i loro peccati, sarebbe sprezzo al mio Sangue, sarebbe infine venire meno alle mie leggi.

 
 
Ho detto, Io Dio Uno e Trino, che ciò che è destinato all’inferno dura in esso per l’eternità, perché da quella morte non si esce a nuova resurrezione. Ho detto che quel fuoco è eterno e che in esso saranno accolti tutti gli operatori di scandali e di iniquità. Né crediate che ciò sia sino al momento della fine del mondo. No, ché anzi, dopo la tremenda rassegna, più spietata si farà quella dimora di pianto e tormento, poiché ciò che ancora è concesso ai suoi ospiti di avere per loro infernale sollazzo - il poter nuocere ai viventi e il veder nuovi dannati precipitare nell’abisso - più non sarà, e la porta del regno nefando di Satana sarà ribattuta, inchiavardata dai miei angeli, per sempre, per sempre, per sempre, un sempre il cui numero di anni non ha numero e rispetto al quale, se anni divenissero i granelli di rena di tutti gli oceani della terra, sarebbero meno di un giorno di questa mia eternità immisurabile, fatta di luce e di gloria nell’alto per i benedetti, fatta di tenebre e orrore per i maledetti nel profondo.

 
 
Ti ho detto che il Purgatorio è fuoco di amore. L’Inferno è fuoco di rigore.
 
Il Purgatorio è luogo in cui, pensando a Dio, la cui Essenza vi è brillata nell’attimo del particolare giudizio e vi ha riempito di desiderio di possederla, voi espiate le mancanze di amore per il Signore Dio vostro. Attraverso l’amore conquistate l’Amore, e per gradi di carità sempre più accesa lavate la vostra veste sino a renderla candida e lucente per entrare nel regno della Luce i cui fulgori ti ho mostrato giorni sono.
 
 
L’inferno è luogo in cui il pensiero di Dio, il ricordo del Dio intravveduto nel particolare giudizio non è, come per i purganti, santo desiderio, nostalgia accorata ma piena di speranza, speranza piena di tranquilla attesa, di sicura pace che raggiungerà la perfezione quando diverrà conquista di Dio, ma che già dà allo spirito purgante un’ilare attività purgativa perché ogni pena, ogni attimo di pena, li avvicina a Dio, loro amore; ma è rimorso, è rovello, è dannazione, è odio. Odio verso Satana, odio verso gli uomini, odio verso se stessi.
 
Dopo averlo adorato, Satana, nella vita, al posto mio, ora che lo posseggono e ne vedono il vero aspetto, non più celato sotto il maliardo sorriso della carne, sotto il lucente brillio dell’oro, sotto il potente segno della supremazia, lo odiano perché causa del loro tormento.

 
 
Dopo avere, dimenticando la loro dignità di figli di Dio, adorato gli uomini sino a farsi degli assassini, dei ladri, dei barattieri, dei mercanti di immondezze per loro, adesso che ritrovano i loro padroni per i quali hanno ucciso, rubato, truffato, venduto il proprio onore e l’onore di tante creature infelici, deboli, indifese, facendone strumento al vizio che le bestie non conoscono - alla lussuria, attributo dell’uomo avvelenato da Satana - adesso li odiano perché causa del loro tormento.

 
Dopo avere adorato se stessi dando alla carne, al sangue, ai sette appetiti della loro carne e del loro sangue tutte le soddisfazioni, calpestando la Legge di Dio e la legge della moralità, ora si odiano perché si vedono causa del loro tormento.
 
 
La parola “Odio” tappezza quel regno smisurato; rugge in quelle fiamme; urla nei chachinni dei demoni; singhiozza e latra nei lamenti dei dannati; suona, suona, suona come una eterna campana a martello; squilla come una eterna buccina di morte; empie di sé i recessi di quella carcere; è, di suo, tormento, perché rinnovella ad ogni suo suono il ricordo dell’Amore per sempre perduto, il rimorso di averlo voluto perdere, il rovello di non poterlo mai più rivedere.

 
L’anima morta, fra quelle fiamme, come quei corpi gettati nei roghi o in un forno crematorio, si contorce e stride come animata di nuovo da un movimento vitale e si risveglia per comprendere il suo errore, e muore e rinasce ad ogni momento con sofferenze atroci, perché il rimorso la uccide in una bestemmia e l’uccisione la riporta al rivivere per un nuovo tormento. Tutto il delitto di aver tradito Dio nel tempo sta di fronte all’anima nell’eternità; tutto l’errore di aver ricusato Dio nel tempo sta per suo tormento presente ad essa per l’eternità.
 
 
Nel fuoco le fiamme simulano le larve di ciò che adorarono in vita, le passioni si dipingono in roventi pennellate coi più appetitosi aspetti, e stridono, stridono il loro memento[4]: “Hai voluto il fuoco delle passioni. Ora abbiti il fuoco acceso da Dio il cui santo Fuoco hai deriso”.

 
Fuoco risponde a fuoco. In Paradiso è fuoco di amore perfetto. In Purgatorio è fuoco di amore purificatore. In Inferno è fuoco di amore offeso. Poiché gli eletti amarono alla perfezione, l’Amore a loro si dona nella sua Perfezione. Poiché i purganti amarono tiepidamente, l’Amore si fa fiamma per portarli alla Perfezione. Poiché i maledetti arsero di tutti i fuochi, men che del Fuoco di Dio, il Fuoco dell’ira di Dio li arde in eterno. E nel fuoco è gelo.

 
 
Oh! che sia l’Inferno non potete immaginare. Prendete tutto quanto è tormento dell’uomo sulla terra: fuoco, fiamma, gelo, acque che sommergono, fame, sonno, sete, ferite, malattie, piaghe, morte, e fatene una unica somma e moltiplicatela milioni di volte. Non avrete che una larva di quella tremenda verità.

 
 
Nell’ardore insostenibile sarà commisto il gelo siderale. I dannati arsero di tutti i fuochi umani avendo unicamente gelo spirituale per il Signore Iddio loro. E gelo li attende per congelarli dopo che il fuoco li avrà salati come pesci messi ad arrostire su una fiamma. Tormento nel tormento questo passare dall’ardore che scioglie al gelo che condensa.
 
Oh! non è un linguaggio metaforico, poiché Dio può fare che le anime, pesanti delle colpe commesse, abbiano sensibilità uguali a quelle di una carne, anche prima che quella carne rivestano. Voi non sapete e non credete. Ma in verità vi dico che vi converrebbe di più subire tutti i tormenti dei miei martiri anziché un’ora di quelle torture infernali.

 
L’oscurità sarà il terzo tormento. Oscurità materiale e oscurità spirituale. Esser per sempre nelle tenebre dopo aver visto la luce del paradiso ed esser nell’abbraccio della Tenebra dopo aver visto la Luce che è Dio! Dibattersi in quell’orrore tenebroso in cui si illumina solo, al riverbero dello spirito arso, il nome del peccato per cui sono in esso orrore confitti! Non trovare appiglio, in quel rimestio di spiriti che si odiano e nuocciono a vicenda, altro che nella disperazione che li rende folli e sempre più maledetti. Nutrirsi di essa, appoggiarsi ad essa, uccidersi con essa. La morte nutrirà la morte, è detto.[5] La disperazione è morte e nutrirà questi morti per l’eternità. [...]"

 
 
 
 
 
 
[1] Il 20 (ma fin dalla sera del 18) luglio 1943, ne «I Quaderni del 1943»
 
[2] Giovanni 12, 4-6.
 
[3] Matteo 26, 14-16 e 47-50; Marco 14, 10-11 e 43-46; Luca 22, 3-6 e 47-48; Giovanni 18, 1-3.
 
[4] memento è parola latina, ripresa dalla liturgia, a sta per ricordo
 
[5] Non preso alla lettera, tale concetto si trova spesso nella Bibbia, soprattutto in Apocalisse.

 
 
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Ecco, mi pare che non vi sia posto con queste parole di Gesù neppure ad una remota possibilità che GIUDA SI SIA SALVATO o che vada compatito e compreso...
 
 
Dice ancora Gesù, in varie parti dell’Opera valtortiana:

 
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“Venite, non respingete la mia mano che cerca di attirarvi a Me. Credete che Io non vi possa perdonare? Oh! Avrei perdonato anche a Giuda se in luogo di fuggire fosse venuto sotto la Croce dove morivo e m’avesse detto: “Perdono!”. Sarebbe stato il mio primo redento perché era il più grande colpevole, e su di lui avrei fatto piovere il Sangue del mio Cuore, trafitto non tanto dalla lancia quanto dal suo e dai vostri tradimenti.”
 
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“Su Giuda di Keriot ho già parlato. Egli è nello spirito che ha nome Demonio e non ne uscirà mai.
 
Il regno del Male non finirà. Cesserà di inghiottire nuovi mostri perché sarà completo. Ma non finirà.”
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Da: Maria Valtorta, Quadernetti, 49.8, ed. CEV.

 
25-2-49

 
Dice Gesù:

 
"Ti ho detto molte e molte volte che ogni dono di Dio è mezzo per provare lo spirito dell'uomo. Di ogni uomo. E qualunque dono. Ma più di ogni altro è mezzo il dono spirituale straordinario.
 
Perché il Signore è misericorde ed è giusto. E in ogni dono di Dio due sono i moventi che creano quel dono: il palpito della misericordia verso le anime che, sentendosi maggiormente amate da Dio, possono per quel dono amare di più, e quindi santificarsi sempre più perché l'amore è santità; il fuoco della giustizia che pone nel crogiolo l'anima beneficata e ne saggia la purezza dello spirituale metallo. Se l'anima ha elementi impuri ed è amalgama di metalli più o meno bassi, il fuoco della prova svela la vera natura del suo spirito.
 
 
Quando un'anima vedendosi beneficata diviene superba al punto da credersi o necessaria a Dio, o che Dio sia in obbligo da beneficarla in ogni cosa perché l'ha beneficata in una ed essa ha accettato il benefizio con boriosa degnazione, o peggio quando giunge a credere che essa può dettare a Dio le vie da seguire essendo essa più sapiente, giusta, illuminata di Dio, oppure quando un'anima, gonfia del suo lievito che le viene o per le materiali vittorie nella vita e nel mondo, o per la carica che ricopre, fa resistenza al mio volere, si oppone alla giustizia e la calpesta, uccide nel suo cuore la carità verso Dio e prossimo, e nonostante ogni mia ispirazione, e nonostante ogni tentativo da parte di giusti di farla recedere, con ostinazione rimane nel suo pensiero ingiusto, allora Io l'abbandono.
 

 
E sai cosa vuoi dire l'abbandono mio? Vuol dire precipitare nei peccati che non sono perdonati. Dio è lento nel giungere a questa orribile misura. Ma vi giunge.

 
Dopo avere con tutti i mezzi dolci o amari cercato di toccare il cuore ostinato nell'offendermi, dopo aver inutilmente parlato e fatto parlare a quello spirito cocciuto, Dio si ritrae. Non forza. Lascia liberi di agire. E anche però non perdona sinché l'anima, come liberamente peccò contro l'Amore e si mise sulla via della perdizione, uscì dall'ordine ed entrò nel disordine - perché è ordine l'ubbidienza dell'uomo a Dio, la fedeltà all'amore e alla giustizia, e disordine la disubbidienza, l'idolatrico amore al proprio giudizio - così liberamente non si pente del suo peccato e torna nell'amore e nella giustizia verso Dio e prossimo.

 
Questo è il metodo di Dio. Né mai cambiò da quando pose a prova il primo Uomo. E mai muterà sinché l'ultimo uomo sarà sulla Terra con i suoi obblighi di suddito e figlio verso il suo Signore e Padre. Così fu fatto con Adamo da Dio-Giustizia. Così fu fatto con Giuda di Keriot da Dio-Misericordia. Perché così va fatto. [...]."
 
 



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