Dott.ssa Elisabetta Frezza - Blog - Biblioteca Neval 3

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> Esclusiva: intervista a 360º della Dott.ssa Elisabetta Frezza

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Pubblicato da in Articoli di Radio Spada ·
Tags: pro-life italianoDott.ssa Elisabetta Frezza
Nuovo articolo su Radio Spada
di jeannedarc
Fonte: Riscossa Cristiana
La presente intervista, rilasciata in esclusiva per Radio Spada, offre la possibilità di inquadrare la situazione attuale sotto i vari punti di vista che la compongono. Ma il vero punto forte è che lo facciamo tramite Elisabetta Frezza, la quale, oltre ad essere per me un'amica, è anzitutto uno dei personaggi più autorevoli all'interno del versante "pro-life" italiano, o - come certamente avremo modo di spiegare qui con la Dottoressa - ciò che di esso rimane.
Non occorrono grandi presentazioni, e quindi passiamo direttamente all'intervista. [Cristiano Lugli per RS]
CL: Dottoressa Frezza, lei si occupa da vari anni di gender, probabilmente provando anche sulla sua pelle l'evolversi di questa terrificante situazione che mira a eliminare ogni senso di pudore nei bambini, a rubarne l'anima e tutto ciò che di innocente vi è in loro. Come trova oggi il panorama?
EF: L'allarme che era scattato tempo fa è quasi completamente rientrato ed è calato di nuovo un inquietante silenzio. Questo non è un buon segno: è il segno che si propaga l'assuefazione, o la rassegnazione, o tutte e due le cose insieme.
Eppure la situazione sta precipitando a una velocità incredibile.
La stessa gente che, appena qualche mese addietro, si scandalizzava quando sentiva certi racconti surreali di fatti o situazioni che nel frattempo sono divenuti all'ordine del giorno, si è ora per lo più sintonizzata, di fatto, sulla lunghezza d'onda che le è stata imposta dalla regia come rumore di fondo, ha abituato l'orecchio a una serie di toni e di ritornelli di cui continua a ignorare o trascurare la micidiale carica esplosiva. La violenza contro le donne, l'omofobia, la discriminazione, gli stereotipi sessuali e sociali, e via dicendo, sono i nuovi totem che - ci è fatto intendere - richiederebbero misure di contrasto eccezionali, fino a una speciale “educazione” (rieducazione) delle giovani generazioni a partire dalla più tenera età.
E chi osa più sfatare questi totem, eretti al preciso scopo di incartare dentro un involucro intoccabile e inattaccabile una immane operazione di pervertimento, di devastazione morale e di svirilizzazione delle nuove generazioni? Chi osa più levare la propria voce per denunciare il grande imbroglio che si sta consumando sopra la testa di tutti noi, ai danni dei piccoli in particolare?
Ecco perché bisogna cercare di spiegare, senza stancarsi (e la tentazione è grande), in cosa consiste questo imbroglio, come e da chi è stato ordito, apparecchiato e poi realizzato, fino alla sua tappa finale: l'invasione di campo della educazione. Non serve a nulla scioccare l'uditorio con le storielle demenziali o le immagini pornografiche che vengono date in pasto ai bambini, senza far capire da dove viene questa valanga. Bisogna avere la pazienza di smontare pezzo per pezzo quel marchingegno devastante che è stato costruito a tavolino nelle centrali di potere sovranazionali, ha usurpato l'autorità di organismi pseudo-umanitari e ha sfruttato apparati burocratici tentacolari per penetrare nelle istituzioni, nei gangli vitali della società, e fare irruzione in ogni aspetto della nostra vita quotidiana attraverso una propaganda mediatica martellante e pervasiva.
Solo così è possibile capire con quale nemico proteiforme abbiamo a che fare e quali sono le armi che utilizza per stravolgere l'esistenza di tutti noi, togliendoci al contempo ogni capacità di reazione.

CL: Pensa che i tempi si siano velocizzati rispetto a quando lei conduceva già le prime battaglie contro questa diabolica teoria?

EF: Il cambio di passo è dato dalla consacrazione legislativa. Tutto era già scritto e predisposto, il terreno era dissodato a dovere anche nelle nostre scuole. La Fedeli stessa - la corifea della nuova παιδεία, ora guardacaso ministro dell'istruzione - andava dicendo con disinvoltura, in uno slancio di sinistra sincerità, che da un decennio a questa parte, in modo progressivamente più audace, i bambini erano oggetto di “sperimentazioni” educative in campo sessuale. Lo diceva compiaciuta nei comizi pubblici (anche organizzati dalle diocesi..), così come nel testo della relazione introduttiva al suo disegno di legge, quello che ha preparato la strada alla buona scuola di Renzi e della Giannini. Ebbene, quanto era già entrato in anteprima nei programmi scolastici e nei materiali didattici, ora è previsto e reso obbligatorio dalla legge dello Stato (prima in forma parziale nel decreto-scuola Carrozza, poi in via completa e definitiva nella legge 107). La qual cosa, ovviamente, segna una svolta decisiva, che rende davvero ardua la resistenza, perché richiede tutta la determinazione e la preparazione necessarie per sostenere una vera e propria disobbedienza civile: si tratta di invocare quei principi fondamentali, pregiuridici e prepolitici, radicati nella legge naturale, capaci di superare le stesse norme che, per servire un potere dispotico, li hanno calpestati. Il primato educativo della famiglia è sicuramente tra questi e, peraltro, è tuttora sancito da una previsione di rango costituzionale (l'articolo 30). Siamo nel campo dell'obiezione di coscienza, che significa far valere la prevalenza del motivo morale sulla prescrizione intrinsecamente ingiusta. E si può comprendere, al riguardo, tutta l'insidia sottesa a certi insegnamenti oggi tanto in voga - quali la c.d. educazione alla legalità o alla cittadinanza - i quali presuppongono e instillano una considerazione della legge come fonte di giustizia e di moralità, quando invece, nella realtà, essa sempre più spesso deraglia dai binari della verità oggettiva divenendo così una micidiale arma al servizio del potere costituito, palese od occulto. Ogniqualvolta il legislatore trascura le evidenze primarie della verità oggettiva e comune, e tradisce quei principi etici - che una volta si chiamavano non-negoziabili - su cui si fonda la vita individuale e collettiva (legge naturale), i suoi provvedimenti, pur conservando una parvenza di legalità, sono espressione di un sostanziale totalitarismo e sfociano fatalmente nella prevaricazione, legale ma illegittima, del più forte sul più debole.
In sostanza, quindi, la morsa sta serrandosi sempre più velocemente, ma il vero salto di qualità è dato dall'imposizione ufficiale, per legge, di tutto quel complesso di pseudo-valori reinventati - scimmiottatura truffaldina dei valori veri su cui è fondata, cresciuta e fiorita la nostra civiltà occidentale cristiana - per plasmare le giovani generazioni al credere e al vivere contro-natura, votandosi così all'autodistruzione.
Sfornando eserciti di analfabeti scolarizzati, nutriti di paccottiglia pacifista, stiamo alimentando un mostro: una società acefala, derubata del sistema di valori reali che per secoli l'hanno sorretta, fluttuante nel pantano degli pseudo-valori inventati e imposti dal manipolo di imbonitori che ha guadagnato il potere.

CL: Ha accennato alla neo-ministra Fedeli, che l'asse Gentil-Renzi è riuscita a piazzare all'Istruzione appunto, e che nonostante le bufale e gli scandali per aver mentito sulla finta laurea ancora non si dimette. Sembra un'operazione ben strutturata, prosieguo della legge sodomita sulle c.d. unioni "civili" e sulla Buona Scuola. Cosa ne pensa?

EF: L'atteggiamento della signora Fedeli e del governo tutto, di chi ne ha incaricato il capo-di-paglia e di chi lo appoggia, esprime molto chiaramente la assoluta incuranza sia per i governati (che si erano appena espressi con un eloquente no referendario) sia per il rispetto del comune senso del pudore. Una sfacciataggine senza pari manifestata senza veli, tanto le spalle sono ben coperte da chi davvero comanda da dietro le quinte. Mattarella, gliene va dato atto, non fa mistero del mandante (vedi discorso alla riunione plenaria della Commissione Trilaterale).
In particolare, la vicenda desolante della Fedeli, pizzicata in flagranza di doppio mendacio (nel senso che non solo manca la laurea millantata, ma persino il diploma superiore) dal bravo Mario Adinolfi, dimostra quanto tronfi siano questi parvenu della politica che purtroppo maneggiano il destino di un popolo e il suo futuro. La ministra solidamente non istruita sta saldamente in sella all'Istruzione, che è “cosa sua” perché con tanto zelo ci si è dedicata anche da senatrice (come amava definirsi: legislatrice) tanto da poter essere considerata - come la Cirinnà per le nozze sodomite - la vera madre della nuova scuola, quella “buona” per definizione, e di tutte le oscenità incluse nel pacchetto. È stata premiato, quello zelo, a sfregio delle famiglie e dell'elettorato italico detrattore di una riforma che puntava ad abdicare, anche in via costituzionale, a un'altra grossa fetta di sovranità nazionale.
Purtroppo, anche qui, la sfacciataggine paga, e intanto la propaganda di sostegno fa il suo corso. Così nessuno pare più ricordarsi e ricordare chi sia la ministra che presidia le scuole e le università italiane, una che vuole abbattere “stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza”. Una che si vanta del fatto che “è da più di dieci anni che si fanno esperimenti” di educazione sessuale (e dintorni) sui bambini.

CL: Qualcuno sembra non rendersi conto in pieno del problema a cui siamo dinnanzi, e c'è chi continua a tentare di dialogare con il nemico. Come trova questo tentativo?

EF: Oggettivamente suicida. E, considerato dalla parte degli autori del dialogo - a seconda del ruolo rivestito, e delle responsabilità connesse - spesso e volentieri anche criminale.
È così lampante che il nemico è incommensurabilmente più potente di noi, che non si può certo pensare di fronteggiarlo restando avvolti in quel fumo di mezzi principi, di mezze verità, di formule passe-partout, fumo che è stato sollevato proprio in omaggio a una ben precisa strategia egemonica. È chiaro che dialogando - il che implica condividere i codici di comunicazione con la controparte - non si può non essere risucchiati dentro il vortice della nuova Babele, costruita per affermare la supremazia dei pochi sui molti ipnotizzati dal suono delle parole.
Innanzitutto, pretendere di reagire a quello che è un sopruso conclamato e senza precedenti ponendosi sul piano del confronto dialettico significa affievolirne il disvalore e addirittura legittimarne la sostanza. Ancor prima, significa accettare la premessa, falsa, che tutto è negoziabile, cioè è relativo, opinabile, frutto di punti di vista soggettivi. A prescindere dall'oggetto del contendere e dai valori in gioco, che in questo caso coincidono con i capisaldi del vivere comune e le architravi morali di una intera civiltà. Il tarlo del pluralismo ha diffusamente corroso il raziocinio e ha convinto quasi tutti - “cattolici” in testa - che, su qualunque materia, si tratta semplicemente di giustapporre e confrontare le rispettive posizioni, come se non ci fossero un bene e un male oggettivi, un bene da perseguire senza esitazioni e un male da combattere ad ogni costo.
In secondo luogo, a costo di essere ossessivi, non si deve mai smettere di segnalare la trappola del linguaggio: è stato coniato tutt'un repertorio verbale rituale, fatto di formule precotte e preconfezionate - una serie di “parole d'ordine” - che sono state immesse nel circuito mediatico per essere omeopaticamente assimilate nel lessico famigliare: l'omofobia, la violenza sulle donne e il femminicidio, la violenza di genere, la lotta alle discriminazioni, la parità tra i sessi; l’abbattimento degli stereotipi, dei ruoli famigliari e sociali, delle tradizioni; le pari opportunità, il rispetto, l’uguaglianza, l’inclusione, i diritti, l'affettività, eccetera, sono parole-chiave del lessico di ordinanza, predisposto a fini rivoluzionari.
Abbracciare anche solo in parte questo universo linguistico significa avallare i presupposti di valore di tutto il sistema ideologico in funzione del quale esso è stato forgiato e imposto per improrogabile ordine superiore. Dunque, quella che può apparire una semplice captatio benevolentiae per “aprire un dialogo” con la controparte, assumendone le categorie per non apparire troppo retrogradi e fuori dal mondo, diventa, di fatto, l'anticamera della resa. Perché implica, per forza di cose, l'adesione a un orizzonte artefatto, alternativo e antitetico a quello tracciato dalla natura.
Non bisogna mai dimenticare che tante parole all'apparenza innocue costituiscono in realtà un manifesto e un programma. Usarle vuol dire semplicemente riconoscerlo come plausibile. Vuol dire consegnarsi al nemico che ci si illude di combattere. Vuol dire arrendersi, mani in alto, alla sua prepotenza cieca.

CL: Una bandiera pro-life sembra risolvere tutto: questo accade a tanta gente di buona fede, ignara del fatto che il mondo pro-life italiano si vota ogni giorno di più al cosiddetto “male minore”. Cosa direbbe a queste persone?

EF: Qui si entra in un tema spinoso e anche impopolare. È chiaro che tanta gente desiderosa di spendersi per la causa della vita e della famiglia aderisce ad associazioni o a manifestazioni che fanno di questa causa la propria bandiera. In moltissimi casi, però, un gesto mosso dalle migliori e più sane intenzioni rischia di portare acqua al mulino di iniziative più che inutili, dannose. Prevengo l'obiezione: è meglio che niente, il fatto che qualcuno si muova e ci metta la faccia è comunque lodevole. Beh, non è proprio così. Perché poi ci si accorge che quella bandiera, quei numeri a cui si è dato con generosità il proprio apporto, vengono usati per intraprendere il dialogo di cui sopra, cioè per adulterare l'obiettivo, confondere le acque e, alla fine, fare il gioco dell'avversario. Il quale avversario - ricordiamoci sempre - ha un bisogno vitale dell'opposizione per legittimarsi pienamente sulla scena “democratica” e, dunque, esulta ad averne una addomesticata, di cartapesta, priva della minima intenzione di contrastare il sistema, ma anzi preoccupata di rimanere nel suo alveo per guadagnarsi un credito presso l'interlocutore.

Qui sta il punto: in Italia manca - è stata disinnescata da decenni di sedativo democristiano - una fiera resistenza pro vita e pro famiglia. Che non vuol dire necessariamente scendere in piazza (ben venga anche quello) ma vuol dire, sicuramente, avere il coraggio di formulare e di diffondere un controcanto chiaro, tetragono, cristallino, su ciascun singolo fronte che ogni santo giorno ci si apre davanti, e si affaccia dai giornali, dalla TV, dal web, quale frutto progressivamente più vertiginoso (perché potenziato da una carica tecnologica ormai fuori controllo) della premessa di sempre: la protervia dell'uomo che si fa arbitro del bene e del male, misura del proprio comportamento morale, padrone della vita e della morte, ab-soluto da ogni autorità superiore.
Bisognerebbe trovare le forze - le risorse culturali e umane - per ribattere colpo su colpo, ogni volta che viene propinata una menzogna sottoforma di nuovo traguardo di progresso, e che viene salutata con squilli di tromba dai suoi artefici e con qualche ridicola obiezione di retroguardia dai presunti oppositori, senza che nessuno ormai senta più il dovere di risalire alla radice del problema, e di spiegare perché l'aborto, il gender, la fabbricazione dell'uomo in laboratorio, l'omosessualismo, l'eutanasia, e tutti i loro esiti dissennati, rappresentano un unico monolitico blocco di male, cementato nelle menti e nei cuori indottrinati a pensare e a sentire contro il piano della creazione divina e perciò contro l'uomo e la sua natura. È urgente tornare a separare con decisione il bene dal male anziché contribuire ad alimentare quella confusione vischiosa tra vero e falso, tra realtà e finzione, che ora è diventata la direttrice fondamentale della stessa chiesa e che ci consegna consenzienti al nostro suicidio. L'assuefazione al male è la crosta che dobbiamo cercare di scalfire con lo scandalo della verità; verità che non ci inventiamo noi, ma che ci è stata consegnata e che abbiamo il dovere di trasmettere a quanti ne hanno smarrito la cognizione.
CL: Eppure anche molti ambienti "conservatori" spesso appoggiano discese in piazza dal sapore "antropologico", tipicamente democristiano, quello del "noi non siamo contro nessuno, ma....", sbaglio?
EF: Il fenomeno si inquadra in ciò che dicevamo sopra: il tentativo, la voglia, di fare qualcosa di buono e di utile, forse sorvolando un po' sulle analisi di moventi e conseguenze; il che - ripeto - non è pedanteria fine a se stessa. È sostanza.
Ricordiamoci che, alla fine, il cosiddetto “male minore”, cioè la stella polare di decenni di politica del compromesso, è male e basta, non ha nulla a che fare col bene. È l'anticamera del “male maggiore”, che può entrare indisturbato per una via obliqua e dunque preferenziale perché sgombrata di remore morali. E infatti le conseguenze concrete lo dimostrano: l'ecatombe fisica e morale che abbiamo di fronte agli occhi è il regalo del democristianismo italico, ovvero quel morbo contagioso che ha intaccato chiesa, politica, società e impregnato le categorie del pensiero collettivo.
Ecco che appoggiare certi ambienti spuri, o certi personaggi dediti alla dialettica di potere, eredi conclamati della peggiore eredità democristiana, vuol dire perpetuare un modello fallimentare. Di fatto, necrofilo.
Poi, è vero che per la stampa di regime tutti quelli che si permettono di citare il termine vita o famiglia (ormai corredato dall'epiteto fisso di “tradizionale”, come se fosse davvero una mera species di un genere multicolore), vengono bollati automaticamente, a bella posta, come conservatori. Ma il c.d. family day e tutto ciò che ne deriva credo che ormai abbia gettato ogni possibile maschera e si sia rivelato appieno nella sua vera fisionomia di componente organica e funzionale al sistema. Basta prendere un discorso a caso tra quelli del suo portavoce e basta vedere di quali presunte autorità si accompagna: quei relitti politici che si riciclano da lustri nei panni di tutori dei “valori cattolici” e che, da lustri, votano tutti i provvedimenti forieri di autentiche devastazioni. Risulta davvero incomprensibile come si possa ancora esibire - un nome tra tutti - una Roccella come paladina e testimone dell'opposizione alla deriva etica nelle istituzioni, quando è sempre stata e continua a essere, sfacciatamente, responsabile diretta delle peggiori nefandezze realizzate in sede parlamentare (tra le ultime, la stessa “buona scuola”).
CL: E la Marcia per la Vita? Sappiamo che si è dimessa dal comitato organizzatore.
EF: Un lettore di Riscossa Cristiana e marciatore per la vita mi ha rivolto una domanda molto diretta e circostanziata, avendo notato (come altri, in realtà) un contrasto piuttosto arduo da conciliare tra le posizioni espresse dalla rivista, e da me in particolare, sul pontificato di Bergoglio, e il tributo resogli dalla marcia, anche all'ultima edizione, quando la sua ostilità alla causa della vita era ormai inequivocabile. Non è sfuggito a quel lettore un aspetto che ha messo alla prova anche me e mi ha risolta a dare le dimissioni dal comitato organizzatore. Semplicemente, non mi riconoscevo più in una realtà in cui pure avevo riposto tanta fiducia e molta speranza. Andare alla marcia è in effetti per tanti versi una boccata di ossigeno, perché c'è la possibilità di incontrare fisicamente persone brave, generose, determinate, sincere. Ma proprio per questo mi sono sentita in profondo imbarazzo quando, per la seconda volta - la prima era stata tanto desolante quanto perniciosa per lo spirito della manifestazione - si è voluto concludere il corteo in San Pietro, all'Angelus. In un contesto di confusione somma e di disorientamento diffuso, una scelta simile ha dal mio punto di vista una portata micidiale: significa avallare e accreditare la vulgata per cui la chiesa Cattolica è il “luogo” della difesa dei principi della legge divina e naturale, in primis la tutela della vita. Quando invece è diventata esattamente l'opposto: la chiesa - parlo ovviamente sempre della chiesa ufficiale, cioè attualmente della controfigura della chiesa di Cristo - è l'acceleratore massimo della dissoluzione e il suo epicentro.
Credo che su questo ormai ci sia davvero poco da discutere. La religione che ci è stata tramandata dai nostri padri è stata ufficialmente sostituita sotto il nostro naso. Aliud pro alio. Un processo lungo, avviato ben prima di Bergoglio, ma che ora egli sta portando a pieno compimento senza più freni inibitori. Quella che viene diffusa dal ripetitore di Santa Marta e della loggia vaticana è un'altra religione, è la religione creata dall'ONU e dagli organismi sovranazionali promotori della necrocultura.
Non credo si possa fare come nulla fosse e continuare a associare la tutela della vita all'immagine di un suo detrattore conclamato. Così si fa un torto incrociato, e si finisce per essere smentiti, a parole e per facta concludentia, dallo stesso sostenitore involontario, trascinato a forza in un orizzonte che non gli appartiene. E infatti Bergoglio non ha mancato occasione per esprimere il proprio fastidio e il proprio disprezzo profondo verso tutti coloro che non si liberano dagli schemi della legge naturale per abbracciare il blob informe della (falsa) misericordia, nucleo velenoso del nuovo totalitarismo ecclesiale.
CL: Se la Chiesa era ormai silente dinanzi a malcostume e indecenze, ora sembra addirittura comprovarle e proporle. Non molto tempo fa lei aveva parlato degli opuscoli osceni (e con immagini che evocano il satanismo) proposti alla GMG di Cracovia, ma anche in quel caso il problema fu da molti minimizzato. Ci piacerebbe capire qual è dunque la vera portata del problema, e se ha rappresentato l'inizio di qualcosa.
EF: L'appoggio incondizionato della chiesa all'azione di governo, e all'andazzo generale, lo si è visto subito. La nota della diocesi di Padova, uscita all'indomani della riforma scolastica per sedare l'allarme-gender montato tra la gente, non era certo - come poteva sembrare sulle prime - l'imprudenza isolata di un isolato sacerdote di provincia. Era la presentazione, in modalità defilata, di un preciso programma ecclesiale, affidata ad un prefetto di nuova nomina del potere centrale. La chiesa si è posta ufficialmente al servizio dello Stato, ha fatto una scelta di campo dettata dalle ragioni economiche e ideologiche che hanno sostituito quelle fondate sulla fede e sulla ragione. Ha tradito la sua missione, apertamente. Infatti, a quella nota si sono susseguiti, come tanti cerchi concentrici, interventi sempre più mirati e decisivi per colpire il cuore della morale cristiana intaccandola alla radice attraverso la manipolazione educativa. L'Amoris Laetitia (che, a parte l'impianto diffusamente sovversivo, per forma e per contenuto, al numero 286 sposa senza veli la prospettiva genderista e tutti i suoi τόποι), i raccapriccianti opuscoli sull'educazione sessuale confezionati dal Pontificio Consiglio Pro Familia e distribuiti alla Giornata mondiale della Gioventù, la recente riforma dello statuto della Pontificia Accademia per la Vita, preceduta da un terremoto di nomine ai vertici degli organismi ecclesiali funzionale all'affermazione incontrastata del vento eterodosso: tutte tappe di un unico disegno, chiarissimo, di adesione piena e spensierata al cupio dissolvi del secolo.
Gli effetti non si sono fatti attendere. Nelle scuole paritarie “cattoliche” - le virgolette sono d'obbligo, e non da oggi soltanto - è tutt'un tripudio di aggiornamenti in linea con le nuove direttive della “chiesa in uscita” finalmente liberata dai suoi tabù, interprete privilegiata della modernità proveniente dall'Europa dei suoi despoti illuminati. In balia di zelanti ispettori allocati negli uffici diocesani, le scuole di ispirazione cattolica e le poche suore rimaste a presidiarle capitolano senza nemmeno percepire ciò di cui si rendono esecutrici. Attraverso testi scolastici, programmi, corsi, criteri di valutazione, formule di rito, stravolgono completamente quello spirito con cui sono nate, al quale si sono votate, e che ancora risuona negli statuti dei loro illustri fondatori, riferimenti ormai sbiaditi di una tradizione pedagogica anch'essa tradita.
Se fino a poco tempo fa le scuole paritarie si distinguevano l'una dall'altra per la maggiore o minore fedeltà a certi criteri di fondo discendenti dalla loro autentica anima cattolica, l'impressione è che ora l'omologazione sia pressoché compiuta o imminente, e nemmeno con troppa sofferenza. La scuola delle emozioni, dei sentimenti e delle scelte autodeterminate trionfa dappertutto, e ci prepara un futuro imbelle e psicotico di analfabetismo della cultura e della morale.
CL: Bergoglio è senz'altro un pioniere di ossimori, ma come interpreta tutti gli incredibili dietrofront contraddittori susseguitesi specialmente in tema di gender?
EF: A ben guardare non c'è mai stato alcun “dietrofront”. C'è stata anzi una accelerazione sconvolgente nell'abbracciare ogni aspetto di questa ideologia devastante, sia attraverso i documenti ufficiali, sia con le esternazioni più o meno rituali e rese a diverse altitudini, sia con i fatti concreti. Un climax che non lascia adito a dubbi su quale sia la direzione intrapresa. Le apparenti estemporanee correzioni di rotta fanno chiaramente parte del piano esecutivo e servono a gettare un po' di fumo negli occhi agli irriducibili seguaci di un'istituzione ormai polverizzata.
L'incredibile è che il trucco riesce nel suo intento, e molti fedeli continuano a sperare che la reminiscenza vagamente ortodossa estrapolata da un contesto comunque sempre ambiguo e contraddittorio costituisca la prova che, nonostante Dio non sia più cattolico, il papa ancora un pochino sì. Più grave di questo anelito spontaneo ad aggrapparsi a ogni speranza di sopravvivenza, è la parte presa da coloro che, a conforto di posizioni rette (pro vita o pro famiglia), si ostinano a citare singole frasi seminate da Bergoglio o dai suoi emissari proprio per creare dissonanza cognitiva nell'ascoltatore. È evidente che così facendo si legittima una fonte avvelenata, con grave responsabilità nei confronti del pubblico.
CL: Prima di ringraziarla per questo suo gentile ed autorevole intervento ci piacerebbe sapere un ulteriore parere. Sappiamo lei essere una persona di forte e profonda fede, madre di cinque figli e quindi chiamata in causa in prima persona davanti al generale scenario dissolutivo: la Croce è sempre più nascosta, anche là dove i rappresentanti di certe associazioni pro life si dicono cattolici... Non pensa che solo quando sarà restituita la giusta Regalità a Cristo, in ogni battaglia quotidiana che si conduce, si potranno ottenere i risultati?
EF: Guardi, a ognuno di noi spetta fare la sua piccola parte. Per quanto mi riguarda, la circostanza di possedere, per il tramite dei miei figli, un osservatorio privilegiato sul mondo della scuola e l'aver accumulato nel tempo un po' di dimestichezza con gli argomenti di cui stiamo parlando, per averci dedicato del tempo e dello studio, mi induce a trasmettere ciò che ho capito a chi sia disponibile ad ascoltarlo.
Questo apparato poderoso che si muove in modo capillare e con scientifica pervicacia per rapinare ai piccoli l'evidenza delle cose, il senso della realtà e il patrimonio sacro della loro innocenza e per deprimere anche nei più grandi il ragionamento, la disciplina, la virtù, deve essere in qualche modo inceppato. La disparità delle forze in campo può indurre allo scoraggiamento, ma non esime chi ha a cuore la sorte dei propri figli dal porre in atto ogni genere di difesa contro i poteri criminali che puntano ad impossessarsi fisicamente e moralmente delle nuove generazioni e a monopolizzare il sistema educativo. Ognuno, in coscienza, per quello che può. La posta in gioco è davvero definitiva. E la Provvidenza, se teniamo fisso lo sguardo in alto, ci darà certamente una mano.
CL: Grazie vivamente, dottoressa Frezza, per questo prezioso contributo.



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