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> 104. La negazione del Dio Creatore e l'Evoluzionismo

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Tags: Pensieri a voce alta
 

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Commenti di Guido Landolina alle
LEZIONI SULL'EPISTOLA DI PAOLO AI ROMANI
scritte dalla mistica  Maria Valtorta sotto dettatura dello Spirito Santo
(pubblicazione il sabato o la domenica)
(10 di 23)

CENTENARIO FATIMA 13 MAGGIO 1917-13 MAGGIO 2017

104. La negazione del Dio Creatore e l'Evoluzionismo.
Faccio seguito al mio precedente

103. La 'seconda venuta'. «Quando verrò?... Verrò…! Non avrò nuova carne poiché ne ho già una perfetta… Evangelizzerò, non come evangelizzai, ma con forza nuova…»
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 
San Paolo nei versetti 18 e 19 del Cap.1 della sua Epistola aveva invitato a difendere l'Idea religiosa e a non offendere Dio né a deridere la religione, se non si vuole che 'l'ira di Dio si manifesti'.
Ora[1] - nei successivi versetti 20, 21 e 22 - l'Apostolo delle genti, cioè dei 'gentili', i pagani, afferma che non si può negare l'esistenza di Dio perché Egli - ancorché di per Se stesso invisibile in quanto purissimo spirito - è chiaramente visibile attraverso la perfezione del Creato.
La manifestazione di Dio - dice San Paolo - è infatti di tale evidenza da rendere del tutto inescusabile la sua negazione.
Lo Spirito Santo in questa sua nuova lezione inizia dunque a commentare questi concetti, spiegando che vi sono due categorie di negatori: quelli che negano Dio perché 'non lo vedono' e coloro che vorrebbero demolirne l'idea ricorrendo a ragionamenti artificiosi che - inconcludenti come sono - finiscono per rendere Dio ancor più credibile agli uomini retti.
È infatti impossibile - conferma lo Spirito Santo - negare Dio ove si osservi la perfezione di tutta la natura e quella stessa dell'uomo nel quale l'elemento 'animale' e lo spirito sono fusi in maniera talmente sublime da rendere manifesto - a chi non sia in mala fede - che l'uomo è la quintessenza della Creazione: uno spirito in carne umana.
I negatori di Dio, pur di negare all'uomo la paternità della creazione divina, preferiscono avvilirne l'origine facendolo discendere da una scimmia: costoro sono gli atei 'evoluzionisti'.
Nonostante il fatto che Dio sia palesemente visibile in tutte le cose create, essi continuano a negarlo o schernirlo, o ripudiarlo, e lo fanno per odio.
La ragione per cui Dio non li punisce per questo loro spirito di menzogna e di orgoglio - dice sempre lo Spirito Santo che parla alla mistica - dipende dal fatto che Dio, nella sua perfezione e bontà, è al di sopra dell'astio e della vendetta.
Egli è infatti Amore e perdona non 70 volte sette ma… 700 volte sette, perché vuole dare anche a questi negatori-denigratori il tempo di pentirsi e di salvare la propria anima finché in loro c'è vita.
Dopo, però, l'ultima parola sarà di Dio che pronuncerà il suo inappellabile giudizio.
Parole dunque chiarissime, limpide, quelle dello Spirito Santo, ma anche tremende.
Parole che non si prestano ad equivoci e che costituiscono condanna senza appello contro tutti quegli evoluzionisti che - essendo tali non in buona fede ma per odio a Dio - non si pentano prima che la morte li colga, talvolta all'improvviso quando meno se l'aspettano.
Nelle mie opere di commento agli scritti valtortiani - dove il tema degli evoluzionisti-razionalisti viene affrontato a più riprese - ho meditato l'argomento considerandolo da angolazioni diverse.
Di 'nuovo’ - potrei però ora aggiungere che, da un punto di vista strettamente scientifico, Dio - in quanto puro spirito e quindi invisibile - sfugge a qualsiasi sperimentazione di laboratorio: non è analizzabile dagli scienziati come un 'virus' sopra il vetrino di un microscopio.
Ricordo infatti proprio a questo riguardo di aver partecipato vari anni fa ad una Conferenza in Francia con un dibattito fra studiosi credenti ed atei dove una illustre scienziata (ovviamente… atea) aveva affermato con una certa spavalderia e supponenza che lei avrebbe creduto in Dio solo quando lo avesse davvero visto sotto l'occhio del suo microscopio…
Lo stesso dicasi per le prove ‘scientifiche’ circa il fatto che la Creazione sia stata effettivamente voluta dal Dio biblico - per di più 'personale’ - nel quale credono le tre religioni monoteiste.
Il grande matematico francese Blaise Pascal[2], meditando da credente sul tema della esistenza di Dio, aveva affermato che - essendo 'scientificamente' indimostrabili sia la dottrina creazionista che quella anticreazionista - sembra quasi che Dio abbia scientemente voluto dare ad ognuno il cinquanta per cento di possibilità di voler credere come di non voler credere.
Non mi ricordo se Pascal se ne fosse mai chiesto il perché, ma almeno una ragione - a mio avviso - c'è: lasciandoci liberi di voler credere come di non voler credere, Dio rispetta la nostra libertà e dignità ma nel contempo ci 'saggia' come fa l'orafo con l'oro, per vagliare la nostra disponibilità interiore e la volontà di obbedire al primo dei Suoi Comandi: onorare il nome di Dio e amarlo.
Dio vuole infatti che tutti gli uomini si salvino, ma li lascia liberi di amarlo - e in tal caso di dimostrarlo comportandosi secondo i suoi precetti: i Comandamenti - o di non amarlo perché sarà - quello dell'Amore, non solo verso Dio ma anche verso il nostro 'prossimo' - il 'metro' che Dio utilizzerà per misurare i nostri meriti e demeriti al fine di valutare se siamo degni o meno della Vita eterna in Paradiso.
Il fatto è che alla base di queste due opposte concezioni: credere o non credere al Dio Creatore, stanno due opposte visioni del mondo che toccano la nostra più intima sensibilità: la visione spirituale e quella materialista, dove l'una esclude l'altra.[3]
A seconda che si scelga la prima o la seconda ne derivano implicazioni spirituali, psicologiche, morali, sociali e politiche.
È un conflitto carico di emotività perché tocca l'essenza del proprio essere e credere.
Questo spiega anche il perché - di fronte alle contestazioni di altri scienziati alla teoria del Darwinismo, sempre più numerose specialmente a seguito delle importanti scoperte della Genetica negli ultimi trent'anni - gli epigoni moderni di Darwin (dopo essere stati costretti più di una volta ad ammettere a denti stretti il fallimento della teoria immaginata nell'Ottocento da Charles Darwin, che peraltro, sia detto a sua scusante, all'epoca ignorava i complicati meccanismi della genetica né disponeva dei mezzi strumentali di ricerca di cui la Scienza dispone oggi) - abbiano cercato di reinventarsi il Darwinismo (con il cosiddetto neo-Darwinismo), dando origine ad alcune versioni diverse dello stesso, riaggiustando e riadattando in qualche modo la teoria ma, anche in questo caso, sulla base di pure illazioni senza il briciolo della minima prova scientifica.
Così facendo essi hanno posto ancor più allo scoperto la componente ideologica, anzi dogmatica, delle loro argomentazioni - reagendo con una forte carica aggressiva per cui anche alcuni fra i 'migliori' scienziati Nobel (atei) non esitano ad irridere Dio nei loro scritti.
Questa carica aggressiva non ha nulla a che vedere con serene argomentazioni di costruttivo dialogo e confronto scientifico quale dovrebbe essere quello fra scienziati anche di opposte vedute ma che cercano la verità.
Anzi - grazie alla Stampa, ormai universalmente impregnata di una visione culturale materialista della realtà, e grazie anche all'occupazione delle maggiori cattedre scientifiche ed universitarie da parte degli evoluzionisti atei - essi rifiutano di riconoscere una legittimazione scientifica a quegli scienziati che - pur senza essere credenti - riescono a 'dimostrare', se non l'esistenza del Dio personale della Bibbia, almeno l'evidenza di un finalismo nella Realtà cosmica e nella Natura che lascia di per sé supporre l'esistenza a monte di una Causa Intelligente che ne ha fissato le leggi con rigore assolutamente matematico e... scientifico.
Al che - dopo la loro delegittimazione e l'accaparramento a proprio favore dei fondi per la ricerca scientifica - questi scienziati evoluzionisti negano agli altri scienziati, critici verso la loro teoria (scienziati sostenitori non tanto del Dio creatore della Bibbia quanto invece dell'evidenza scientifica di un Disegno Intelligente nella Natura e nel Cosmo), la possibilità di essere ascoltati nei loro Simposi e Congressi, additandoli anzi alla pubblica opinione - che fin dai primi studi scolastici dell'infanzia viene 'formata' dalla 'Cultura dominante' all'idea evoluzionista come se questa fosse l'unica realtà scientificamente provata - come addirittura dei nemici della Scienza.
Esistono importanti trattati di scienziati eccellenti[4] che hanno riscosso notevole interesse a livello internazionale e che dimostrano l'esistenza di una Causa Intelligente con relativo finalismo.
Questa non è però la sede per approfondire l'argomento dal punto di vista scientifico, rimanendo a mio avviso qui sufficiente un semplice ragionamento filosofico, o meglio ancora, un semplice ragionamento di 'buon senso'.
A meno che non se ne faccia una questione di pregiudizio dogmatico nei confronti dell'Idea di Dio, di cui aveva parlato in precedenza lo Spirito Santo valtortiano dicendo che l'Idea deve essere difesa nel nostro stesso interesse, non si riesce a comprendere come gli evoluzionisti - e fra di essi si annoverano appunto dei premi Nobel - possano sostenere la loro idea che l'Universo sia nato dal nulla ma… da sé, la vita sia pure nata da sé… ma dalla materia morta e che l'uomo possa essere il derivato di una evoluzione da una scimmia, senza che mai in duecento anni di febbrili ricerche paleontologiche sia stato trovato un solo resto fossile (il famoso 'anello mancante', vale a dire la 'pistola fumante') non solo dell'evoluzione dell'uomo ma di qualsiasi altro animale, che possa testimoniare che sia un tempo esistito un 'anello di transizione evolutiva' e di congiunzione fra una specie ed un'altra.
La teoria evoluzionista - per dimostrare la sua 'possibilità', di fronte all'evidenza delle obbiezioni di chi dice che nessuno ha mai potuto verificarla negli ultimi millenni della storia dell'Umanità - ricorre allora al 'dio Tempo' che spiegherebbe e farebbe tutto.
Essa sostiene infatti - ovviamente senza alcuna prova scientifica se non una mera affermazione fideistica peraltro strana in bocca a chi si propone di combattere le affermazioni di fede 'oscurantiste' di chi crede nel Dio della Bibbia - che l'evoluzione non si può constatare oggi ma si sarebbe certamente verificata nel corso di milioni e milioni di anni precedenti, fatto che spiegherebbe - oggi - la mancanza di prove a causa del tempo trascorso che ne avrebbe fatto sparire le tracce.
Come argomento scientifico non c'è che dire...
Il problema di fondo dell'Evoluzionismo è insomma quello al quale ho appena accennato sopra e che viene detto 'il problema dell'anello mancante', cioè quello della completa assenza di resti fossili che attestino l'evoluzione di stadi di sviluppo intermedi (non solo dell'uomo ma anche di altre decine  di migliaia di forme di vita animale e vegetale) in altre forme più evolute.
Se la teoria evoluzionista fosse 'vera' - e qui non ribadirò mai a sufficienza questo concetto - avrebbero dovuto essere stati ormai trovati decine di migliaia di reperti fossili attestanti l'esistenza passata di forme intermedie di transizione.
L'unica evoluzione scientificamente provata e riconosciuta da tutti è invece la 'microevoluzione', la trasformazione cioè - rispetto alla specie capostipite originaria - di caratteri secondari che differenziano uno specifico animale da un altro della stessa specie.
Vi sono ad esempio tanti tipi di fringuelli, o di corvi, o di pappagalli che variano in dimensione, colore, forma del becco e delle ali, tipo di grido, ecc., ma sono sempre fringuelli, corvi, pappagalli che non si trasformano in un ibrido che abbia contemporaneamente le caratteristiche di una transizione dalla forma originaria a quella successiva.
L'uomo può essere - ad esempio - di pelle bianca, gialla, rossa o nera, alto o basso, con gli occhi a mandorla o meno, il naso camuso o col profilo greco, le labbra prominenti o sottili e così via, ma cambia solo in questi caratteri secondari, continuando a rimanere sempre un essere della specie 'uomo'.
E così tante altre specie animali, come quelle dei cani, dei gatti, degli equini, etc.
Al contrario la macroevoluzione, cioè la trasformazione di una specie con i suoi caratteri primari in un'altra con differenti caratteri primari, non è stata mai accertata.
È stato questo l'errore di Darwin: l'aver confuso i cambiamenti di carattere secondario di animali o vegetali - dovuti a differenti condizioni ambientali o alimentari o climatiche, se non di competizione - come un segno della possibile evoluzione di una specie in un'altra completamente diversa.
Il resto lo ha fatto l'ideologia atea, quella appunto contraria 'per odio' all'Idea religiosa, di cui si è già parlato nei 'Pensieri' precedenti.
Charles Lyell[5], influente personaggio appassionato di geologia e 'protettore' di Charles Darwin nonché promotore della sua Opera, si è impadronito della teoria evoluzionista darwinista presentandola come una effettiva realtà provata scientificamente, cosa su cui lo stesso Darwin - nei suoi epistolari privati - aveva espresso dei dubbi.
Egli - Lyell - la associò alle sue ipotesi geologiche stratigrafiche attualiste, elaborando una sua personale teoria sulla formazione delle sedimentazioni geologiche terrestri, una teoria seguita ideologicamente purtroppo ancora oggi che stravolge l'età geologica della Terra spostandola indietro di milioni, anzi miliardi di anni, nonché l'epoca della presunta apparizione dell'uomo sulla faccia della Terra.[6]
La Genetica - con le sue scoperte sulla cellula, sul DNA e sul Genoma, ecc. - ha tuttavia definitivamente distrutto il mito evoluzionista, dimostrando ad esempio la diversità fra genoma umano e scimmiesco e smontando nel contempo anche la teoria del cosiddetto 'Progresso', che asseriva che l'evoluzione è un cammino dove dall'organismo più semplice, a cominciare appunto dalla minuscola cellula, si procede verso il più complesso.
La 'semplice' cellula, sia essa vegetale che animale, ha infatti rivelato ai moderni microscopi elettronici una complessità stupefacente.
Essa appare addirittura come una fabbrica cibernetica, cioè una 'fabbrica' che - dalla creazione del prodotto base, alla sua lavorazione, alla eliminazione degli scarti, alla rigenerazione degli elementi cellulari 'morti' ed all'approvvigionamento della 'energia' necessaria alla sua esistenza e riproduzione - fa tutto da sé.
La Genetica - a proposito della teoria che dal più semplice e meno perfetto si evolve verso il più perfetto e complesso - ha, al contrario, ultimamente accertato che il Genoma degli organi animali più complessi è degenerato con il passare dei secoli, e la linea di tendenza è quella di continuare a degenerare nel futuro fino a farne scomparire la possibilità di sopravvivenza, per cui l'evoluzione non è ascendente ma discendente.
Questo fatto accertato - oltre a far crollare il mito filosofico dell'evoluzionismo per cui l'uomo si evolverebbe in una direzione sempre più perfetta per diventare una sorta di 'superuomo' di 'progressista memoria' - fa pensare che, percorrendo il percorso a ritroso, questi organi e quindi l'uomo dovessero essere in precedenza meno 'degenerati' e quindi tanto più perfetti quanto più si fossero avvicinati al capostipite originario.
Questa considerazione però risulta particolarmente imbarazzante per chi non vuole credere al Dio biblico che crea Adamo ed Eva umanamente perfetti, salvo poi vederli degenerare a seguito del Peccato originale, degenerazione che gli studi di genetica stanno appunto oggi constatando.
In sostanza parrebbe dunque così confermato anche per la vita animale il principio della cosiddetta legge fisica dell'entropia[7], per cui l'Universo sarebbe destinato a passare gradualmente da una fase di ordine ad una di disordine sempre più accentuato fino al suo dissolvimento finale nel Caos: insomma la fine del mondo di apocalittica memoria.
In questo quadro diventano perfino patetici i tentativi di coloro - purtroppo anche religiosi modernisti cattolici che non credono al Peccato originale da loro considerato un 'mito' - i quali - non ancora al corrente del fallimento dell'evoluzionismo accuratamente tenuto nascosto dagli scienziati evoluzionisti e dalla stampa amica e ciò per ragioni filosofiche, ideologiche, sociali e politiche - tenterebbero l'ibrido impossibile, e cioè un compromesso fra Creazione ed Evoluzione sostenendo che sì... l'evoluzione dalla cellula o quella dell'uomo dalla scimmia c'è stata ma... 'guidata' da Dio: e non si rendono nemmeno conto di cadere nel ridicolo!
E fra questi vi sono appunto anche teologi di Chiesa (preoccupati dal fatto che la cosiddetta scienza evoluzionista contraria alla Creazione biblica dell'uomo tal quale è ora li esponga al pubblico ludibrio come nel caso di Galileo) pronti a buttare a mare Bibbia, Vangeli, insegnamenti di Gesù e Tradizione bimillenaria, sperando in tal modo, cioè con questo compromesso, di salvare capra e cavoli, anche se perdono poi la Fede.
L'evoluzionista - lo ripeto ancora una volta - riesce a formulare l'ipotesi e soprattutto a credere senza prove ad un universo che con il Big-bang si crea da sè e per di più dal nulla e ad una vita che - per caso -  nasce anch'essa da sè.
Dopo il 'dio-Tempo', è dunque il 'dio-Caso' la seconda divinità dell'Olimpo darwinista.
Sono concetti che appaiono delle vere e proprie contraddizioni perché non si riesce a capire - per semplice buon senso e senza essere 'scienziati - come dal Caos iniziale possa, da sè, essere nato l'Ordine, come dal Nulla l'Universo si possa essere formato da sè e come dal Nulla possa derivare il Tutto.
Come mai allora l'evoluzionista ateo nega nel modo più assoluto la legittimità dell'ipotesi per cui un Dio - da sé e dal nulla - abbia potuto creare la Perfezione che vediamo attorno a noi nella natura e quella di tante meravigliose notti stellate?
In realtà una spiegazione plausibile, anche se spirituale, esisterebbe: quando Dio sonda i loro cuori atei e vede la loro superbia e quel loro non volersi inchinare di fronte al loro Dio creatore, negandolo addirittura, essi commettono lo stesso atto di superbia di Lucifero - inescusabile, come diceva San Paolo nella sua epistola già citata all'inizio in nota e come confermava dopo lo Spirito Santo valtortiano - ed allora Dio, come si legge anche nei Vangeli, 'acceca' costoro e li rende 'sordi', perché essi 'non vedano e non sentano', non meritando cioè illuminazione essendo indegni di conoscere la Verità e meritando così la dannazione.
Si legge infatti nel Vangelo di Matteo (Mt 13, 10-15), dopo il racconto da parte di Gesù alla folla della parabola del Seminatore (i grassetti soni i miei):
'Allora gli si avvicinarono i discepoli e gli domandarono: «Perché parli ad essi in parabole?». Egli rispose: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del Regno dei Cieli ma a loro non è stato concesso. Infatti a chi ha (N.d.A.: cioè a chi ha dato…) sarà dato e sarà nell'abbondanza, ma a chi non ha (N.d.A.: cioè a chi non ha dato…) sarà tolto anche quello che ha. Per questo io parlo ad essi in parabole, perché vedendo non vedano, e udendo non intendano, né comprendano. Si compie in loro la profezia di Isaia, che dice: 'Udirete senza dubbio con i vostri orecchi, ma non intenderete; mirerete certamente con i vostri occhi, ma non vedrete. Perché indurito è il cuore di questo popolo: sono diventati duri d'orecchi e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi, né intendere con il cuore e convertirsi, ed Io li guarisca'.
Gesù - nella visione di Maria Valtorta in questo episodio - stava ammaestrando su una spiaggia del Lago di Genezareth (o Tiberiade) di fronte ad una gran folla.
La parabola era un mezzo efficace per fare intendere ad un popolo non erudito dei concetti difficili con degli esempi facili a comprendersi intuitivamente: cioè le parabole.
Sapeva però bene che la folla - tranne una minoranza - veniva non per rinnovarsi nello spirito ma in molti casi solo per ascoltare ed ammirare esteticamente i suoi discorsi dai quali traspariva la sua sapienza da grande 'rabbi', in altri casi per pura curiosità sperando di assistere a qualche miracolo, in altri ancora per l'interesse materiale ad essere guariti o anche - i più bisognosi - per essere solo sfamati grazie alle offerte per i poveri che Gesù faceva raccogliere dagli apostoli dopo ogni sua predicazione.
Se la Carità di Gesù sovveniva gli infermi dai quali - in contraccambio della guarigione - Egli si attendeva la conversione, alla massa parlava dunque in semplici parabole, il cui significato più profondo veniva però spiegato a parte agli apostoli che - sacrificando tutta la loro vita per seguire Gesù, dandogli cioè tutto - lo meritavano sia per la necessità di una loro miglior formazione spirituale sia perché - come aveva sopra spiegato Gesù - a chi, come essi, ha dato tutto a Dio, Dio per ricompensa dà loro ancora di più, togliendo peraltro illuminazione a chi non vuole vedere e non vuole udire.
Quella degli scienziati evoluzionisti atei, negatori di Dio e della Sua Creazione anche di fronte all'Evidenza, non è dunque una questione di mancanza di 'intelligenza', ma di indurimento del cuore e di accecamento spirituale per cui Dio - leggendo nel loro cuore la loro mancanza di sottomissione e quindi la loro superbia - non li ritiene meritevoli di 'illuminazione', abbandonandoli a se stessi ed alla loro 'autocondanna'.
È dunque - per analogia - lo stesso accecamento della Umanità odierna apostata che - indurita nel cuore e odiando l'idea di Dio, l'idea religiosa - non si rende conto di stare marciando verso un baratro che non riesce a 'vedere' ma nel quale rischia davvero di precipitare.
 
Sommario
dei 'Pensieri a voce alta' (dal n. 095 al 117) che - con frequenza il sabato o la domenica - vengono di volta in volta inseriti nella Sezione 'Pensieri a voce alta' del mio Sito (QUI), da dove  potranno essere liberamente scaricati, come pure su Gloria.tv. (QUI)
095. Pensiero introduttivo.
096. L'Aurora della Stella del mare. Il Tempo di Maria. (Parte prima)
097. San Paolo. Alcuni episodi salienti della sua vita avventurosa.
098. Paolo: ebreo, israelita, ardente nelle pratiche mosaiche e
farisaiche, fanatico, intransigente sino all'ingiustizia…
099. Pentecoste. La discesa dello Spirito Santo nel Cenacolo su Maria S.S. e sugli Apostoli.
100. La doppia natura di Gesù, vero Dio e vero Uomo.
101. Il Giusto vive di fede.
102. L'Aurora della Stella del mare. Il Tempo di Maria. (Parte seconda)
103. La 'seconda venuta'. «Quando verrò?... Verrò…! Non avrò nuova carne poiché ne ho già una perfetta… Evangelizzerò, non come evangelizzai, ma con forza nuova…»
104. La negazione del Dio Creatore e l'Evoluzionismo.
105. I negatori dell'Eucarestia ed i satanisti… 'credenti'.
106. Le 'anime-vittima' per la salvezza del mondo.
107. Non giudicare!
108. Le tribolazioni e l'angoscia del grande peccatore in vita e le
pene dell'inferno.
109. Le quattro dimore dell'Aldilà. Paradiso, Inferno, Purgatorio e Limbo.
110. Dio vuole la circoncisione dei cuori e di fronte ai ministri boriosi
che ostentano sapienza prende dei 'laici' che - pur essendo umili ed ignoranti - diventano 'sapienti' per ispirazione diretta di Dio che li istruisce.
111. Tutti gli uomini peccano perché non hanno il 'Timor di Dio'.
112. Prima ancora che Dio creasse, Egli aveva già in mente il Peccato della futura Umanità e il rimedio per salvarla, appunto il 'Verbo-Dio-Uomo crocifisso': la vittima sacrificale.
113. E' per la sua fede in Dio e non per la circoncisione fisica che
Abramo ricevette la promessa di una discendenza numerosa fra circoncisi ed incirconcisi.
114. Maria S.S., l'Arca dilettissima di puro oro che ancor ci contiene così come
è da Noi contenuta….
115. La scala ascensionale della Creazione, la cui perfezione è Gesù
Cristo, l'Uomo-Dio, che unisce in Sé la natura divina e quella umana.
116. Il mio Essere si estende su tutto l'Universo. La mia Luce bagna di Sé gli astri, i pianeti, i mari, le valli, l'erbe, gli animali. La mia Intelligenza corre per tutta la Terra, istruisce i lontani, dà a tutti un riflesso dell'Alto, educa alla ricerca di Dio. La mia Carità penetra come il respiro e conquista i cuori.
117. Porrò il mio Arcobaleno fra le nubi… e mi ricorderò del mio Patto…


[1] M.V.: 'Lezioni sull'Epistola di Paolo ai Romani' - 7.01.48 - Centro Ed. Valtortiano
Rm 1, 20-21-22:
18 Or l’ira di Dio si manifesta dal cielo contro ogni empietà ed ingiustizia degli uomini che soffocano la verità di Dio nell’ingiustizia, 19 perché ciò che può conoscersi di Dio è in essi manifesto, avendolo Dio loro manifestato. 20 Infatti le sue invisibili perfezioni, la sua eterna possanza, la sua divinità, dopo la creazione del mondo, sono rese visibili all’intelligenza per mezzo delle creature. 21 Quindi essi sono senza scusa, perché avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma han vaneggiato nei loro pensamenti e il loro stolto cuore s’è ravvolto nelle tenebre. 22 Vantandosi di essere saggi son divenuti pazzi,
[2] Blaise Pascal (Clermont-Ferrand, 19 giugno 1623 - Parigi, 19 agosto 1662) - matematico, fisico, filosofo, teologo. Morì due mesi dopo il suo 39º compleanno, nel 1662, dopo una lunga malattia che lo affliggeva dalla fanciullezza.
[3] Vedi al riguardo di Mihael Georgiev: 'Charles Darwin, oltre le colonne d'Ercole' - Cap. 20 - Gribaudi 2009.
[4] Fra i più pregevoli, per quanto attiene ad una delle più recenti critiche scientifiche alle tesi evoluzioniste vedi il trattato, ora tradotto in italiano, di Reinhard Junker e Siegfried Scherercon la collaborazione di altri scienziati: "EVOLUZIONE, Un trattato critico (Certezza dei fatti e diversità delle interpretazioni)", Gribaudi, 2007.
Inoltre il recentissimo 'Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi', a cura di Roberto de Mattei, edito da Cantagalli. 2009. Trattasi degli atti di un convegno scientifico svoltosi a Roma il 23 febbraio 2009 per iniziativa della Vice-Presidenza del nostro Consiglio Nazionale delle Ricerche, con la partecipazione di studiosi internazionali. Gli autori dei vari saggi contenuti negli Atti del Convegno - contrariamente a quanto avviene nei numerosi incontri celebrativi del bicentenario della nascita di Darwin - non tessono il panegirico dell'evoluzionismo, ma ne mostrano le debolezze da vari punti di osservazione: le scienze filosofiche, biologiche, fisiche, chimiche.
'L'evoluzionismo vi appare - si legge nella Presentazione dell'Opera - più come una 'cosmogonia' che pretende di descrivere la storia del mondo partendo da postulati scientifici inverificabili. Questa dottrina è imposta spesso come un 'dogma' e merita di essere sottoposta al vaglio della critica scientifica, attraverso il libero confronto delle opinioni degli studiosi'.
Ovvio che tale Trattato scientifico abbia scatenato sulla Stampa irate contrapposizioni da parte degli evoluzionisti che - se accusano come antiscientifica la posizione di chi non crede alla evoluzione per ragioni di 'fede' - non riescono assolutamente ad accettare che la loro teoria venga criticata come 'antiscientifica' proprio da altri scienziati che - da un punto di vista scientifico - mostrano di 'conoscere' tutti i vari aspetti del problema evidenziando l'infondatezza scientifica della teoria evoluzionista.
[5] Charles Lyell (Kinnordy, 1797 - Londra, 1875) è stato un geologo scozzese. Pubblicò fra l'altro i 'Principi di geologia' (Principles of Geology), dove applicò la teoriadell'uniformitarismo concepita da James Hutton, movimento che si frapponeva al catastrofismo dei naturalisti come George Cuvier e al Diluvianismo.
[6] Sulle teorie sedimentologiche attualiste e uniformistiche di C. Lyell e James Hutton, vedere dell'autore G. Landolina il Vol. II, Capp. 8, 9, 10, de 'La Genesi biblica fra Scienza e Fede - I sei giorni della Creazione dal Big-bang al Peccato originale' - Ed. Segno 2006, dove si approfondisce l'argomento della messa in discussione dei tre principi fondamentali della moderna teoria stratigrafica che sta alla base delle datazioni in merito alla antichità della Terra e quindi dell'evoluzionismo, della paleo-antropologia e della paleologia.
L'Opera dell'autore, in tre volumi, è liberamente scaricabile dal suo sito internet: http://www.ilcatecumeno.net/
[7] Il concetto di entropia venne introdotto agli inizi del XIX secolo, nell'ambito della termodinamica, per descrivere una caratteristica (la cui estrema generalità venne osservata per la prima volta da Sadi Carnot nel 1824) di tutti i sistemi allora conosciuti nei quali si osservava che le trasformazioni avvenivano invariabilmente in una direzione sola, ovvero quella verso il maggior disordine.



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