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Biblioteca Neval 3
Pubblicato da in Omelie di P. Enzo Redolfi ·
Tags: omelie
veritas
Un aiuto per credere e  vivere in Dio

Lezioni spirituali di P. Enzo Redolfi - cell. 349 40  20 292
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17  domenica del tempo ordinario - A

Iniziamo la riflessione di oggi  con la bella preghiera di Salomone, contenuta nella Prima Lettura: Concedi al tuo servo, Signore, un cuore  docile, perché sappia distinguere il bene dal male. Il grande Salomone non  chiede a Dio denaro, potere, salute, fama, soddisfazioni, successo, regni.  Chiede la saggezza di poter distinguere il bene dal male, per seguire la via  della giustizia e governare bene il suo paese. Chiede a Dio la luce per vedere  sempre la via del bene e la volontà di seguirla. È la preghiera che anche noi,  oggi, eleviamo al Signore nostro Dio, affinché ci doni la grazia della sua  Parola, l'umiltà di ascoltarla, la saggezza di comprenderla e la forza per  attuarla.
Anche noi, come il re Salomone,  non dobbiamo lasciarci sedurre dalle attrattive di questo mondo e dalle  soddisfazioni terrene, ma dobbiamo sempre ricordarci che lo scopo principale  della vita è quello di salvare la nostra anima, di santificarla, perché essa  vale molto più del corpo, come il corpo in riferimento al vestito (Vangelo di  Matteo 6,25). La nostra vocazione, infatti, è quella di raggiungere il bene,  amando Dio, poiché siamo predestinati alla gloria eterna, come l'ha raggiunta  Gesù, nostro Modello e nostro Salvatore. Dice l'apostolo Paolo: Tutto concorre al bene di coloro che amano  Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da  sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine  del Figlio suo. Dal grande re Salomone impariamo che è importante chiedere  al Signore l'intelligenza per comprendere il nostro destino e per non sprecare  la nostra vita, che è una soltanto e poi c'è l'eternità.
Noi siamo predestinati alla  gloria, ma non tutti la raggiungono, perché molti non la vogliono raggiungere.  Siamo infatti chiamati alla santità, ma non per tutti la santità è una chiamata.  Per molti non è una chiamata, bensì un peso, una seccatura. Preferiscono perciò  le soddisfazioni terrene alle promesse celesti. Preferiscono il materiale allo  spirituale, il tempo all'eternità, il finito all'infinito, la gioia di un  momento alla ricompensa piena.
Ma che cosa vuol dire essere  predestinati alla gloria? Forse che abbiamo già segnato il nostro destino o che  siamo costretti a fare ciò che Dio vuole? No. Essere predestinati non toglie la  libertà, ma la amplifica. Se infatti noi fossimo solo predestinati alla terra,  ci mancherebbe la predestinazione al cielo e quindi la nostra possibilità di  scelta sarebbe limitata. Se non fossimo predestinati alla gloria, ci mancherebbe  la possibilità di raggiungerla e la volontà di seguirla. Saremmo meno liberi,  poiché costretti a scegliere solo ciò che abbiamo. Se invece davanti a noi  abbiamo molte strade aperte da poter percorrere, la nostra libertà diventa più  grande. Così fa Dio con noi. Ci predestina al cielo, ma non ci costringe a  lasciare la terra. Ci chiama, come chiamò Abramo, come chiamò i patriarchi, come  chiamò i santi. Ci comanda, ci spinge, ma non si impone. Ci ama, ma ci lascia  liberi di seguire il nostro volere, correndo il rischio di perderci, perché così  ha stabilito nella sua sapienza, per renderci davvero a sua immagine e  somiglianza.
Molti dicono: "Se Dio conosce il  nostro destino, perché ci ha creati? Perché crea una persona, sapendo in  anticipo che essa si dannerà?". È vero, Dio conosce il nostro destino, perché  Egli è onnisciente e vede il futuro ancor prima che accada. Ma il destino lo  facciamo noi. Siamo noi che ci destiniamo alla gloria, dopo che la gloria ci ha  predestinati a conoscerla. In altre parole, il futuro dipende da noi, anche se  Dio conosce il futuro. Il suo sapere non influisce sulla nostra libertà, ma è la  nostra libertà che influisce il suo sapere. Dio sa in anticipo se ci salveremo o  no, in base a ciò che noi vogliamo. Se noi saremo buoni, Egli sa che saremo  buoni. Se noi saremo cattivi, Egli sa che saremo cattivi. Siamo liberi di fare  ciò che vogliamo e scegliamo liberamente ciò che vogliamo essere, destinandoci  la vita futura in base alla "destinazione" di quella presente.
Nessuno ci obbliga a fare il  bene. Ma che merito avremmo a fare il bene se fossimo costretti a non fare il  male? Dove sarebbe la libertà? e dove il merito? Dio ci lascia liberi, pur  indicandoci la salvezza, affinché la salvezza provenga dalla nostra libertà.  Solo in questo modo è possibile la gloria e perciò la gioia piena. Anche in ciò  si manifesta pienamente l'amore di Dio per noi. Tutto il Vangelo è una lezione  per raggiungere la gloria, e Gesù ce lo assicura dicendo: In questo è glorificato il Padre mio: che  portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. Come il Padre ha amato me,  così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei  comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del  Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in  voi e la vostra gioia sia piena (Vangelo di Giovanni 15,8-11).
Dio ci concede gli aiuti  necessari per salvarci, ma da parte nostra è necessaria la buona volontà di  accoglierli. Ecco perciò il comune insegnamento delle tre parabole di oggi,  quella del tesoro nel campo, della perla preziosa e della rete: la grazia si  manifesta a noi, ma noi dobbiamo coglierla, nasconderla, proteggerla e  investirla perché non ci venga rubata. Saremo giudicati pesci buoni o pesci  cattivi, in base alla bontà o alla cattiveria della nostra vita. Se siamo buoni,  allora saremo introdotti al banchetto celeste, se invece siamo cattivi saremo  gettati via e non entreremo nel regno dei cieli. Dipende tutto da noi, anche se  noi dipendiamo tutti da Dio. Egli ci aiuta, ma non oltre la giustizia, per non  fare della giustizia uno strumento di rovina. Infatti, se noi ricevessimo più di  quanto meritiamo, meriteremmo molto meno di quanto riceviamo e il dono non  servirebbe alla gloria ma alla condanna. Perciò investiamo in bene ciò che  riceviamo dal Signore e non sprechiamo le sue grazie, poiché non abbiamo altra  possibilità per essere salvi se non la nostra libera volontà di essere  salvati.
Dio ci indica il suo tesoro, Dio ci offre la sua perla, Dio ci raccoglie nella sua rete. Abbiamo avuto il "tesoro" della  verità, abbiamo trovato la "perla" della fede, siamo entrati nella "rete" della  Chiesa. Come afferma l'apostolo Paolo siamo dunque conosciuti da Dio, perché Egli ha  pensato a noi fin dall'eternità, ci ha creati e ci ha redenti. Siamo predestinati da Dio, perché Egli ci ha  offerto tutti gli aiuti e i mezzi per entrare nel suo regno e partecipare alla  sua gioia. Siamo chiamati, perché  Dio ci ha indicato la via da percorrere per entrare nella vita. Siamo giustificati, perché il Salvatore ci ha  riscattati dal peccato. Siamo glorificati, perché Dio ci ha promesso  un premio infinito e incorruttibile, elevandoci alla dignità di figli. Come  "buoni scribi" divenuti discepoli del regno, facciamo nostre le cose nuove e le  cose antiche contenute nella Scrittura, affinché tutto concorra al bene di  coloro che amano Dio e che sono stati chiamati secondo il suo disegno di amore.  Perciò preghiamo con le umili parole del grande Salomone: Concedi al tuo servo, Signore, un cuore  docile, perché sappia distinguere il bene dal male.
 
DI NATURA DIVINA
Nel Libro dei Salmi troviamo questa bella  testimonianza di lode sull'uomo: Signore, se guardo il tuo cielo, opera  delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l'uomo perché  te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi? Eppure l'hai fatto poco  meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere  sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi (Salmo 8,4-7).
L'uomo è un essere vivente come molte  altre creature terrestri. Egli è un nulla rispetto alle grandezze e alle potenze  dell'universo, eppure è di poco inferiore al suo Creatore ed è onorato sopra  tutte le cose, perché fatto a immagine e somiglianza di Dio (Libro della Genesi  1,26-27). L'uomo è libero, intelligente, bello, attivo, immortale. Perciò,  giustamente, è detto della stirpe umana, sia dalla Parola rivelata, sia da Colui  che ha rivelato la Parola: Voi siete  dèi, siete tutti figli dell'Altissimo (Salmo 82,6; Vangelo di Giovanni  10,34).
Sì. L'uomo è di natura divina e perciò è  immortale, destinato alla gloria del cielo. Se la sua vita riguardasse solo  l'ambito materiale, destinato a scomparire con il tempo e con la morte, non  sarebbe un'esistenza molto diversa da quella delle altre creature animali che  vivono sulla faccia della terra. La persona umana, invece, è chiamata a vivere  in modo diverso dalle bestie e dalle piante, perché è destinata alla vita  eterna. Ecco alcuni passi biblici che ribadiscono la verità della natura  immortale dell'uomo: Sì, Dio ha creato l'uomo per l'immortalità; lo fece a  immagine della propria natura (Libro della Sapienza 2,23);  Non abbiate timore: voi  valete più di molti passeri! (Vangelo di  Matteo 10,31); Quanto è più  prezioso un uomo di una pecora (Vangelo di  Matteo 12,12); Non sia turbato il  vostro cuore: abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me ... Ritornerò e vi  prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io (Vangelo di  Giovanni 14,1.3); Il dono di Dio  è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore (Lettera di  Paolo ai Romani 6,23); Quando  verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo nei  cieli un'abitazione da Dio, una dimora eterna non  costruita da mani di uomo (Seconda  Lettera di Paolo ai Corinzi 5,1); La nostra patria è nei cieli (Lettera  di Paolo ai Filippesi 3,20); Dio  asciugherà ogni lacrima dai vostri occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né  lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate (Libro dell'Apocalisse 21,4). Anche il  Concilio Vaticano II insegna: "La  Chiesa, istruita dalla Rivelazione divina, afferma che l'uomo fu creato da Dio  per un fine di beatitudine, oltre i confini della miseria terrestre" (Concilio  Vaticano II, La Chiesa nel mondo contemporaneo-GS  18.2).
Ogni persona, da quando è creata, è  immortale, eterna come il suo Creatore. Inferiore agli angeli, in quanto  materia, ma superiore ad essi in quanto a gloria, perché gli angeli non possono  rendersi degni del premio che noi possiamo meritare, dopo essere passati  attraverso la prova ed aver vinto la tentazione. Gli angeli non hanno un corpo,  non hanno una vita terrena e già vedono Dio. Noi no. Noi non vediamo ancora il  Signore e proprio per questo saremo beati se saremo fedeli fino alla fine,  credendo anche se non vediamo. Perciò dice il Signore: Beati quelli che pur non avendo visto  crederanno! (Vangelo di Giovanni  20,29). Solo a noi è concessa la gloria per aver superato la prova. Solo a noi,  con l'aiuto e l'esempio di Gesù, Figlio di Dio, è concesso di sedere presso il  trono dell'Altissimo: Il  vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi sono  assiso presso il Padre mio sul suo trono (Libro dell'Apocalisse 3,21).
A causa del  peccato, dovremo tutti passare attraverso la morte del corpo, nonostante l'anima  sia immortale. Ma grazie a Gesù Cristo, che ha sconfitto il peccato, anche la  morte sarà sconfitta e nessuno potrà più fare del male a coloro che sono nel  bene. Afferma l'Apostolo: Giustificati dalla sua grazia siamo  diventati eredi, secondo la speranza, della vita eterna (Lettera di  Paolo a Tito 3,7). E il Concilio Vaticano II insegna: "La morte  corporale, dalla quale l'uomo sarebbe stato esente se non avesse peccato, sarà  vinta quando dall'onnipotente e misericordioso Salvatore l'uomo sarà restituito  alla salvezza, perduta per colpa sua. Dio infatti chiama l'uomo a aderire a Lui  con tutta la sua natura, in una comunione perpetua con l'incorruttibile vita  divina" (Concilio Vaticano II, La Chiesa nel mondo contemporaneo-GS  18.2).
L'eternità non sarà uguale per tutti,  perché il nostro essere futuro dipende dal nostro vivere presente. La vita sulla  terra è infatti una prova per guadagnare il paradiso, è un talento che il  Signore mette nelle nostre mani perché lo facciamo fruttare in bene. Per questo  è detto: Il Signore da principio creò l'uomo e lo lasciò in balia  del suo proprio volere (Libro del Siracide 15,14). Dio volle  lasciar libero di scegliere il bene o il male, il peccato o la virtù, la vita o  la morte, colui che aveva creato a sua immagine e somiglianza, così da rendere  completa la sua libertà, responsabile la sua scelta, meritoria la sua volontà. È  detto infatti: Se vuoi osserverai i comandamenti; l'essere fedele dipenderà  dal tuo buon volere. Egli ti ha posto davanti il fuoco e l'acqua; là dove vuoi  stenderai la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte; a ognuno  sarà dato ciò che a lui piacerà (Libro del Siracide  15,15-17).
La salvezza è offerta a tutti,  anche se tutti non si salveranno perché non vorranno essere salvati: Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per  giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui (Vangelo di  Giovanni 3,17); Dio infatti ha  tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in  lui non muoia, ma abbia la vita eterna (Vangelo di  Giovanni 3,16). Perciò senza  l'aiuto di Gesù non possiamo far nulla. Per ottenere miracolo, specialmente il  miracolo della nostra salvezza spirituale, che è vita, gioia, amore, dobbiamo  essere uniti al Signore come il tralcio è unito alla vite: Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio  non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non  rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa  molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me  viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano  nel fuoco e lo bruciano (Vangelo di Giovanni  15,4-6).
Pur essendo il dominatore della terra,  secondo questo divino comando contenuto nel primo libro della Bibbia: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la  terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su  ogni essere vivente, che striscia sulla terra (Libro della Genesi 1,28), l'essere  umano non è solo chiamato a primeggiare sulle numerose creature animali e  vegetali a lui inferiori, bensì soprattutto a sottomettere a sé le potenze del  male, collaborando con il Signore alla propria santificazione. In questo modo  egli, destinato ad essere figlio, assomiglia sempre più al Padre e da Lui  eredita la santità, la potenza, la gloria, l'immortalità, la vita, il  regno.



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