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Pubblicato da in Lezioni spirituali di P. Enzo Redolfi ·
Tags: Omelie
VERITAS
Un aiuto per credere e vivere in Dio
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Omelia
22 DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - A
Nel Vangelo di oggi l'apostolo Pietro non fa certo una bella figura. Dopo essere stato eletto a capo della Chiesa, Gesù lo rimprovera in questo modo, mettendolo allo stesso livello del diavolo e quindi considerandolo suo nemico: Via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!
In realtà questo rimprovero non era rivolto solo a Pietro, il quale essendo il capo aveva la responsabilità di essere il modello, ma anche agli altri apostoli, perché anche gli altri undici non potevano accettare che Gesù dovesse soffrire molto, essere catturato, percosso, condannato a morte e crocifisso. In questo modo, rimproverando apertamente Pietro, Gesù si rivolge anche ai rimanenti undici per dare a tutti una lezione sulla verità della sua missione di Redentore. Non avevano infatti ancora capito che questa profezia di Isaia si rivolgeva proprio al Messia: Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli fu trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori (Libro di Isaia 53,4-12).
Come era scritto nelle profezie, Gesù doveva compiere fino in fondo la volontà del Padre, per dare compimento alla Redenzione. Ma il diavolo, anche attraverso gli apostoli, tentava di dissuadere il Messia dal compiere tale Volontà, con argomenti apparentemente onesti e di ingannevole prudenza. Infatti, pensavano: Come avrebbe potuto Gesù istruire, guarire, perdonare, amare, regnare, se dopo soli tre anni fosse stato preso e crocifisso a morte? Come accettare un destino così atroce per il loro Maestro, per il Messia e il Re dei re? È perciò comprensibile che Pietro e gli altri discepoli si rifiutassero di pensare ad una imminente morte di Gesù in croce, anche perché Egli aveva loro promesso che avrebbe regnato per sempre e ristabilito la giustizia. Pietro e gli altri discepoli non avevano ancora compreso l'importanza salvifica del dolore e dell'immolazione cruenta, dopo appena tre anni dall'inizio del ministero del loro Maestro.
Anche per noi è facile cadere nella trappola di Satana. Con ragionamenti umani il diavolo vuol distoglierci dal servire Dio e dall'amarlo sopra ogni cosa. Ci prospetta le gioie della vita, l'inutilità del sacrificio, la pazzia della croce, la fatica dell'osservanza, la lontananza della morte, l'enigma dell'aldilà, il dubbio della vita eterna, la sfiducia nella ricompensa divina. Ci fa credere che la vera vita è quaggiù e che non val la pena preoccuparsi per ciò che non si conosce e credere in ciò che è solo promesso: "Dio? Non c'è, e se c'è è talmente buono che perdona tutto. Non pretende più di quanto è conveniente, perché sa che siete carne. La vita va goduta. E se poi non c'è nulla? a che servono i vostri sforzi di essere buoni? Perché sacrificarvi, se poi tutto finisce nel vuoto? Meglio godere ora, perché del dopo non si sa niente: non è mai tornato indietro nessuno a dirvi cosa c'è oltre la vita. In fondo, che male c'è a vivere come fanno tutti? Perché tormentarvi con il pensiero del giudizio? Siate furbi e godetevi la vita, perché è una sola". Così ci suggerisce Satana per tentarci all'abiura, cioè all'apostasia e al ripudio della fede.
Gesù invece ha parole ben diverse da quelle di Lucifero. Egli dice: Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagna il mondo intero, e poi perde la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima? Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
A chi credere? Alla Menzogna o alla Verità? A Dio o all'Antidio? All'Amore o all'Odio? Dobbiamo credere al Nemico o all'Amico? Al Distruttore o al Salvatore? Anche se dopo la vita non ci fosse nulla, sarebbe un nulla godere la vita se la vita fosse nulla. Ma siccome la vita è segno della Vita che ce l'ha data, dobbiamo dare alla vita ciò che significa, cioè la fede in Colui che ci ama e che ci vuole con Sé per l'eternità. Dio c'è perché noi ci siamo. Impossibile è la creazione senza il Creatore. Perciò non ascoltate Satana che vi odia, ma il Signore che vi ama, e dite come disse Gesù, anche Lui tentato come noi: Via! Lontano da me Satana!
Lezione
IL MALE FA MALE
Ogni persona dovrebbe agire sempre bene, per non doversi avvilire e dire: "Ho peccato". Ma anche questa umiliazione, del riconoscersi peccatori e indegni di lode, serve. Infatti, il dover fare lo sforzo di dire la propria colpa, trattiene dalla stessa; e se si è compiuta, la vergogna di doversi accusare è già penitenza che redime. Se poi uno soffre, non tanto per orgoglio di sé e per paura del castigo, ma perché sa che mancando dà dolore a Dio, allora la colpa si annulla poiché l'amore santifica. Giuda non volle né amare, né redimersi, né santificarsi. Non volle dire: "Ho peccato", perché era superbo e chi è superbo non si abbassa a riconoscere il proprio errore.
La figura di Giuda non è bene compresa ed è male presentata, specie ai giorni nostri. Molti, infatti, anche teologi, pensano che alla fine, prima di impiccarsi, il traditore si sia pentito e abbia chiesto perdono, o che impiccandosi abbia dimostrato di aver rimorso del suo peccato e perciò non si sia dannato. Altri addirittura elogiano la sua persona, considerandola provvidenziale per la Redenzione. Infine, i più pensano che l'apostolo abbia sì peccato, ma che è scusabile perché fu sottoposto ad un improvviso e feroce assalto del maligno.
Queste argomentazioni non sono valide, perché chi pecca lo fa liberamente e perché ogni peccato abbassa sempre più verso il fondo. Ogni caduta, infatti, ha le sue premesse nel tempo. Più la colpa è grave, e più ha una preparazione. Gli antefatti spiegano il fatto. Non si precipita e non si sale d'improvviso, né nel bene, né nel male. Vi sono concause lunghe e insidiose alle discese, come vi sono concause pazienti e sante alle ascese. In altre parole: più si pecca e più si è portati a peccare, mentre più si ama e più si è portati ad amare. Oppure: più si sale e più si vede, mentre più si scende e meno si comprende.
Il dramma di Giuda Iscariota ci è di grande ammonimento, per non scivolare anche noi verso l'inferno. Non si arriva al delirio satanico in cui si cacciò l'apostolo, se prima non ci si è corrotti per anni, senza mai pentirsi e disporsi alla conversione, ma anzi trovando desiderio e piacere nel peccare. All'opposto, se c'è ancora del buono in noi, anche se si compie una grave mancanza perché siamo attirati ad essa da un'improvvisa causa che ci sconvolge la ragione, quando si ritorna in sé si soffre, ci si pente, si espia e ci si redime.
Bisogna evitare il male, non solo perché il male è male, ma anche perché il male fa male.



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