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Pubblicato da in Lezioni spirituali di P. Enzo Redolfi ·
Tags: Omelie
VERITAS

Un aiuto per credere e vivere in Dio
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19 DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - A
L'odierna domenica ci presenta l'episodio di Gesù che cammina sulle acque, dopo che Egli trascorse la notte in orazione. Questo fatto ci ricorda che Gesù è Dio e che ha ogni potere sulla natura, messa a nostro servizio. Al Signore, che è Dio, nulla è impossibile. Egli ha potere su tutte le forze naturali e spirituali, come pure sulla morte. Non c'è nulla, infatti, che non sia possibile a Dio, essendo Dio l'autore di tutto. Il mare della vita, spesso in tempesta, non può far paura a coloro che credono in Gesù, dominatore sul peccato e sulla morte, oltre che sulla vita e sul creato. Perciò, quando siamo in angoscia per vari motivi di natura materiale o spirituale, facciamo nostre le parole di Pietro disperato: Signore, salvami! È il grido della fede in Colui che può salvare e può tutto, perché è Dio, il Potente e il Salvatore.
Signore, salvami! Quando le prove della vita si fanno alte e tormentose; quando le tentazioni scuotono la barca della nostra fede, simile a un mare in tempesta, invochiamo il Salvatore come l'apostolo Pietro, riconoscendo in Lui il Signore. A volte, infatti, pretendiamo di fare da soli, perché ci sentiamo forti, soddisfatti, felici, immortali, sicuri, bastanti a noi stessi per attraversare il mare della vita. Ma arriva il momento che alla calma subentra il temporale, quando la tempesta della prova è così spietata che ci sentiamo perduti. La potenza del destino ci schiaccia, la paura della morte ci assale, la sferza del dolore ci tormenta, e tutto sembra finito. E allora chi invocare se non il Signore che attende il nostro grido di aiuto? In chi sperare se non in Colui che viene incontro a noi sulle acque e dice al mare: "Fermati" e al vento: "Taci"? A chi aggrapparsi se non alla mano di Colui che dice: Uomo di poca fede, perché hai dubitato?
Perché dubitiamo? Non è Gesù il Figlio di Dio? Non è Dio il Padre di Gesù? Non è Gesù il Maestro, il Risorto, il Vivente, l'Immortale? Perché dubitare dopo quanto Dio ha fatto per noi? Chi ha creato questo mondo che abiti con i suoi oceani, i monti, le pianure, i minerali, le foreste, i vegetali, i pesci, gli animali? Forse il caso ha creato tutto questo, perché l'uomo abitasse la terra, perla dell'universo? Cerca pure nel cosmo un pianeta simile al mondo: non lo troverai mai, perché il mondo è unico, come unico è l'uomo che lo abita, creato ad immagine e somiglianza di Dio, chiamato a possedere il paradiso celeste dopo essere passato nel paradiso terrestre. Percorri pure in lungo e in largo, se puoi , l'infinito universo: non troverai mai un capolavoro come la terra e un vivente come l'uomo. Ciò spiega il valore dell'umanità e di Colui che l'ha voluta a sua somiglianza. Tutto per te! L'universo solo per te, per farti capire quanto sei grande, quanto vali, quanto sei amato! Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati (Vangelo di Matteo 10,30).
Non è la creazione la risposta al senso della vita e alla vita oltre il senso, cioè oltre la materia e il tempo? Ma tu, uomo, che pretendi di fare tutto da te, che cosa sei senza Dio? Sei un nulla. Sei come sabbia spazzata dal vento: Polvere tu sei e in polvere tornerai (Libro della Genesi 3,19). Riscopri dunque la fede in Colui che è il Tutto e in Colui che salva. Riscopri la fede nell'unico e vero Dio, fuori del quale non c'è salvezza. Riscopri la fede nel Padre tuo, rivelato dal Figlio nostro.
La morte arriva per tutti, anche per i potenti e i ricchi della terra, e solo il Signore ti può salvare. Lui solo ha il potere di dominare sulle potenza della natura, poiché la natura viene dalla sua Potenza. Perché dubitare? Chi dubita affonda. Chi non allunga la sua mano dicendo: Signore, salvami! perirà. Chi non crede e non vuol credere, credendo di non averne bisogno e rifiutando l'aiuto divino, non avrà scampo. Solo il Signore, in quei momenti, può salvarti e stendere la sua mano per trarti dall'acqua che ti affoga.
È soprattutto la morte la nostra grande nemica. Nessuno, se non il Vivente, può liberarci da essa. Nessuno può dire di essere così forte, potente e ricco, da non aver paura della fine e da poterla evitare. Possiamo non pensarci, ma è una realtà. Gesù ci può salvare anche dalla morte, perché è Dio, il Risorto, il Redentore. Solo Gesù è superiore alle forze del destino e del male. Perciò Egli, ripetendo le parole dette agli apostoli, rincuora anche noi discepoli, dicendo: Coraggio, sono io, non abbiate paura.
L'episodio del Figlio di Dio, che va incontro agli amici sul lago in tempesta, ha davvero un chiaro riferimento per la nostra vita reale. Non è un episodio simbolico, e Gesù non è un "fantasma", ma è davvero Lui, Colui che È (Libro dell'Esodo 3,14). "Il lago" rappresenta la vita che dobbiamo attraversare. "L'altra sponda" rappresenta l'al di là. "La barca" è la fede. "Le onde minacciose" sono le prove, le tentazioni, le difficoltà, le croci, gli smarrimenti, le malattie, le povertà, i lutti. Spesso la nostra fede vacilla, sballottata dalla forza delle onde e del vento contrario. Spesso la tempesta si fa talmente forte, che ci sembra di non potercela fare a raggiungere la terra ferma. Spesso, addirittura, molti non si curano di navigare verso il porto della patria eterna, pensando che il mare sia così vasto, bello e placido da non finire mai e che la terra ferma sia solo un miraggio o una promessa fasulla da non dover raggiungere. No, essa esiste, anche se non si vede. Essa è ai confini dell'orizzonte e ci aspetta per darci i suoi frutti di vita eterna. La vita mondana, infatti, è solo un passaggio verso la vita celeste, come il mare è un ponte per raggiungere il continente.
Gesù non è un fantasma. No, non è un fantasma o un'invenzione della Chiesa. Non è un'illusione, un'utopia o una favola. È una realtà, dal momento che la realtà prende vita dall'Essere. Dobbiamo fidarci del Signore, fidarci di Colui che È, temerlo cioè amarlo, e dirgli con riconoscenza filiale: Tu sei veramente il Figlio di Dio! facendo nostre le parole del Salmo 84: La sua salvezza è vicina a chi lo teme.
Dio non si impone, ma rispetta la nostra libertà e attende che lo invochiamo e gli afferriamo la mano. Non si manifesta a noi con metodi portentosi e forti del pensiero umano, come il vento impetuoso, come il terremoto o il fuoco, indicati nella Prima Lettura. Si manifesta a noi nel vento leggero, cioè in quella grazia che a volte nemmeno riconosciamo, tanto è umile, gratuito e discreto l'amore di Dio. Dio c'è, anche se è ritirato sul "monte". C'è e veglia su di noi. Appena vede che siamo in difficoltà, perché abbiamo paura di morire, ci viene incontro sulle onde in tempesta e attende l'umile grido della fede: Signore, salvami!
NON CONTAMINARCI
È detto nel Sacro Libro: Non c'è veleno peggiore del veleno di un serpente, non c'è ira peggiore dell'ira di un nemico (Libro del Siracide 25,14). Chi ha scritto queste parole è Dio, per bocca del suo profeta. E il profeta, parlando in nome di Dio, dice che il serpente, cioè il diavolo, avvelena tutto con la sua azione perversa, manifestando allo stesso tempo che egli è il nostro grande nemico e ci odia in modo spietato. Infatti Lucifero, divenuto Satana, si vendica su Dio per aver perso per sempre il paradiso, e spinge l'uomo a seguirlo nel suo baratro infernale.
Nello stesso Sacro Libro, l'Altissimo parla al popolo e dice: Non rendete le vostre persone repellenti con alcuno di questi animali che strisciano; non vi rendete immondi per causa loro, così da rimanere contaminati. Poiché io sono il Signore, il Dio vostro. Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo (Libro del Levitico 11,43-44).
Il senso di queste divine parole non riguarda tanto i rettili di natura animale, ma quelli di natura spirituale, cioè le immoralità, i vizi, le tentazioni, le malignità, gli scandali, gli abomini e tutti i peccati che insidiano la nostra anima, corrompendola col veleno di Satana per farla morire in eterno. Tali "rettili" provengono in parte dal principe del mondo che seduce, in parte dal mondo già sedotto, in parte dalla carne seducente.
Gesù ha detto: Dal cuore provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie (Vangelo di Matteo 15,19). Perciò stiamo attenti a non corrompere il nostro cuore, cioè la nostra anima, perché come è detto: "Al cuore non si comanda". Quando il cuore è corrotto, cioè quando lo spirito è venduto a Satana, tutto marcisce nel nostro corpo, poiché l'anima è la regina della casa che abita ed ha autorità su ogni cosa, ad essa inferiore.
Allontaniamo il male da noi stessi, come raccomanda il Maestro: Scuotete la polvere dai vostri piedi (Vangelo di Matteo 10,14). Non si attacchi a noi l'immoralità, come pestifera malattia, perché non ci conduca alla morte spirituale. Ricordiamo sempre, dalle celesti parole riferite a Mosè, che il Signore ci ha liberati dalla schiavitù di Satana e che ci vuole santi, per darci la terra promessa del paradiso. Dice infatti: Io sono il Signore, che vi ho fatti uscire dal paese d'Egitto, per essere il vostro Dio; siate dunque santi, perché io sono santo (Libro del Levitico 11,45).
Il popolo d'Israele aveva un grande obbligo verso Jahvè, cioè verso Dio, che lo aveva salvato dalla schiavitù dell'Egitto. Anche noi dobbiamo essere grati a Gesù, nostro Liberatore, perché ci ha salvati dall'oppressione dei nostri peccati. Come infatti Mosè salvò il popolo ebreo dalla schiavitù del faraone, così Gesù guarisce le genti dai veleni del Serpente antico. Disse a Nicodemo: Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna (Vangelo di Giovanni 3,14-15; Libro dei Numeri 21,4-9).
È Cristo il Salvatore del genere umano che ci guida e ci protegge. Quelli che lo seguono raggiungono davvero la Terra promessa dell'eterna beatitudine eterna. Gli stessi miracoli, compiuti un tempo per il popolo d'Israele, si ripresentano ancora per il nuovo popolo di Dio che segue il suo Liberatore. Il veleno di Satana non può corrompere chi confida nel Signore. Egli, insieme alla Madre, schiaccia con forza la potenza del Serpente e neutralizza il suo veleno micidiale (Libro della Genesi 3,15; Libro dell'Apocalisse 12,9; 20,2).
Grazie alla redenzione, l'Altissimo non è più Colui che appariva fra tempeste e fulmini, colpendo chi sbagliava, come è testimoniato nell'antico Testamento. L'Altissimo è ora la Bontà infinita, la Misericordia, la Pietà che viene a salvarci e che passa ancora in mezzo a noi per chiamare, istruire, sanare, benedire, promettere. Egli ci spinge alla vera santità con queste parole: Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste (Vangelo di Matteo 5,48), indicandoci la perfezione come traguardo finale, per non mettere limiti alla nostra buona volontà e poterci dare il massimo della ricompensa.
Tendere alla perfezione è la migliore attività che possiamo compiere. Un'attività comune a tutti, poiché non richiede particolari mezzi per raggiungerla, ma solo fede e buona volontà. Tutti possiamo aspirare alla perfezione, anche se nessuno potrà raggiungerla. Tuttavia noi non saremo giudicati sul traguardo raggiunto, ma sullo sforzo per raggiungerlo. Essere santi non vuol dire essere perfetti, ma tendere alla perfezione. È la buona e libera volontà che ha valore, ma è necessario non contaminarci con i rettili della terra, scuotendo la polvere dai nostri piedi (Vangelo di Matteo 10,14) e seguendo Gesù, nuovo Mosè, che ci dà le nuove tavole della Legge per contrastare gli antichi codici del Seduttore.



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